Il grande racconto di Germania 2006

 


 
Il grande racconto a tre voci dei Mondiali di Germania scritto nello stile fresco ed avvincente dei diari on-line

 

Blog Mondiale

 

di Gabriele Vitella

con Elisabetta Bianchi e Giorgio A. Nisserni


 

Quella che segue è la cronaca a tre voci di quello che è stato il Mondiale tedesco del 2006.

L’idea è nata per gioco, a seguito di un post sul blog di Lexi Amberson, una ragazza non ancora ventenne che ― per il suo indubbio talento nello scrivere ― meriterebbe un premio letterario prestigioso.

Su richiesta del sottoscritto, Lexi iniziò a postare una serie di commenti ai Mondiali, iniziando a parlare ― com’era immaginabile ― della nazionale degli Stati Uniti.

 

Qualche giorno dopo, Betta mi telefona e mi dice, per scherzo: «Perché non decidiamo anche noi di aprire un blog? Magari io e te, proprio sui Campionati. Secondo me è una bella idea!».

Detto, fatto. Visto che a Betta Bianchi proprio non si può dire di no, visto il caratterino che ha, e dal momento che la blog-mania ci aveva indubbiamente conquistati, complice il diario-on line della Amberson (che consiglio caldamente ai lettori: lexiamberson.blogspot.com), la quale ― scoperto il Blog Mondiale lo aveva raccomandato ai suoi visitatori, cosa per la quale credo non finirò di ringraziarla ― aveva continuato a scrivere altri post sull’argomento. Interrottisi poi, a seguito dell’uscita della nazionale a stelle e strisce dalla competizione.

Non l’ho più saputo, ma credo che Lexi abbia continuato a seguire il nostro Blog Mondiale anche dopo quella data.

In ogni modo, le pagine che seguono sono dedicate proprio alla Amberson, senza l’iniziativa della quale questo racconto a tre voci (subito dopo l’inizio si è unito ― spinto a forza e con simpatia da Betta ― anche il nostro amico Giorgio A. Nisserni, sagace e flemmatico commentatore) non avrebbe visto la luce.

 

A voi lettori chiediamo di perdonare i refusi che ― con ogni probabilità ― costelleranno almeno questa prima edizione del racconto dei Mondiali, che speriamo sia un buon ricordo di questa grande avventura sportiva.

Gli Azzurri, come sapete, hanno vinto il loro meritatissimo quarto titolo mondiale, nonostante le disavventure interne del nostro calcio, vessato ― all’inizio dell’estate 2006 dallo scandalo legato al nuovo calcioscommesse, denominato ― da certa stampa sensazionalistica ― Calciopoli.

È stata una bella scommessa vinta, da parte della nostra Nazionale, che nell’arco di un mese ― seppur non sempre con risultati altamente convincenti sul piano del gioco ― è stata in grado di emozionare, una volta di più, i nostri connazionali.

 

In queste appassionate pagine, troverete ciò che il cuore ci ha dettato, spinto dalla passione per quello che riteniamo ancora essere ― nonostante gli interessi economici che l’hanno quasi distrutto ― il gioco più bello del mondo, capace di catturare l’attenzione dei più.

È il riscatto dell’uomo medio, la liberazione dall’ossessione quotidiana dei ritmi frenetici che la società ci impone, il traguardo domenicale (per quanto riguarda i Mondiali, quasi giornaliero) che consente alla nostra società di riprendersi quella boccata d’ossigeno mancata durante i periodi di vita “sedentari”.

Il solo atto di tifare per una squadra, ci libera dalle tensioni (sempre se lo sfogo è sano), e questo ci aiuta a ricalibrarci per le fatiche di ogni giorno.

Fiori di studiosi ― per di più sociologi ― hanno investigato il fenomeno.

Ai loro trattati rimandiamo i lettori più volenterosi.

Per coloro che hanno semplicemente voglia di rivivere quei giorni concitati ed emozionanti, ci sono i nostri diari.

Un moderno cànone a tre voci, una sorta di omaggio all’arte che fu del grande Niccolò Carosio, che speriamo sia in grado di coinvolgervi positivamente.

 

Gabriele Vitella

 


 

PRIMA FASE A GRUPPI

 

31 maggio 2006

 

SVIZZERA - ITALIA 1-1

 

Prima amichevole delle due previste a ridosso della grande sfida mondiale.

Mettiamo da parte gli scandali interni della nostra Federazione (e chi se ne frega, adesso si tiene alto lo stellone) e pensiamo al calcio giocato.

Ne potremmo dire tante, io e Betta sulla questione, ma quello che c’interessa - ora - è la tenuta della nostra Nazionale.

E per la prima volta dopo l’Europeo del 2000, mi sento tranquillo.

A prescindere dalla “striscia” di 17 risultati positivi ottenuta da Marcello Lippi (bravo, bravo ed ancora bravo), quel che più colpisce è la compattezza del gruppo, cosa che ha fatto notare anche il leggendario Sandrino Mazzola durante il commento alla gara giocata questa sera a Ginevra.

Un’Italia tonica, cazzuta, saldissima.

È finita pari? Non ha importanza. Per noi è comunque di buon auspicio.

Anche perché la concorrenza, quest’anno, non dovrebbe essere tanta. Quattro anni fa, la competizione mondiale sfiorò il ridicolo per una serie di motivi che nemmeno ci va di ricordare. La qualità complessiva del gioco era poco più che scarsa.

Noi ci andammo senza troppa convinzione, e la cosa fu più che evidente.

Era la Nazionale dei “campioncini” un po’ troppo supponenti, dove il gruppo era solo un lontano ricordo dei tempi che furono.

E fu la nuova fatal Corea del Sud (dopo quella - del Nord - del 1966) a sbatterci fuori - peraltro immeritatamente - dopo una partita che più morenica proprio non si poteva.

Ora le cose dovrebbero cambiare, stante quel che si è visto negli ultimi tempi.

Delle polemiche fuori dal campo, così come dei solenni idioiti che sono andati a Coverciano a fischiare gli Azzurri fino ad un paio di giorni fa, non ne parliamo.

Il gruppo è sotto pressione, d’accordo.

Ma è in casi come questi che facciamo il miracolo.

Gli altri (fatti loro) sono avvertiti...

 

Gabriele

 

P.S. Questo blog sarà diviso a metà con la mia fidatissima amica Betta, che avrà il compito di essere un po’ meno aulica di me e di commentare in modo “alternativo” le gesta delle squadre che parteciperanno alla competizione tedesca.

Le partite dell’Italia le commenteremo - probabilmente - in due.

E sarà una bella lotta, anche fuori dal campo...

 


 

1° giugno 2006

 

CICUTA ovvero UNA BETTA VI MASSACRERA'

 

 

Come s’era promesso nel mio blog, io e Lele ci alterneremo ne’ commenti al periodo de’ mondiali.

Non sarà difficile distinguerci.

Un po’ per il mio linguaggio scurrile (tiè!), un pochino per il fatto che si sentirà non poco l’influenza toscana della sottoscritta nel linguaggio.

 

Tant’applausi a Lippi, che nonostante il pareggio di ieri, s’è trattenuto non di poco. Veh, nemmeno una bestemmina in viareggino gli è scappata!

E dire che il giornalista Rai da bordo campo (e chi se lo ricorda, il nome?), iersera, ne’ commenti finali, ha provato a fargli la domandina («ma io faccio questo mestiere, questa domanda gliela devo fare» la mi pare che abbia detto) sullo scandalo che i titolisti de’ giornali hanno provato a battezzà Piedi Puliti (che cazzo di fantasia!), ottenendo il risultato di fàllo spazientì di bòn ora.

Ma lui nulla, nemmeno un’imprecazione a mezza bocca. Se n’è solo andato, nemmen tanto scuro in volto.

L’è stato più signore di tant’altra gente.

Indipendentemente da come andranno le cose in Germania (gli si rompono i sogni di gloria all’altri, bellini, veh!), un solo grido:

 

FORZA AZZURRI !!!

 

Ché c’han levato anche il gusto di scrivere Forza Italia, mannaggia alla politica...

 

Betta

 


 

2 giugno 2006

 

BELLI TONICI

 

L’idea è una boiata che mi è venuta ieri, mentre facevo il viaggio di ritorno in treno, visto che mi tocca andare a lavorare (molto) fuori città e ho tutto il tempo per pensarci sopra.

M’è venuto in mente il periodo del vecchio giornale, quando scrissi una mail all’allora per me sconosciuto Gabriele lamentandomi del fatto che la critica cinematografica faceva quasi cagare, offrendomi di scrivere qualche riga un po’ più cazzuta per quella bella realtà che era l’Araldo.

Ma chi se lo ricorda più l’Araldo? Quanti anni sono passati a raccogliere cicorie & cazzate nel giardino della vita? Tanti. Però siamo qui, BELLI TONICI a postare altre cazzate a tema.

Elisabetta sempre attaccata a Gabriele, io che faccio su e giù per la Val Brembana per guadagnarmi da vivere e un po’ di gente che le nostre cazzate & cicorie le legge ancora.

Perché sono gratis.

 

E visto che oltre ad essermi proposto per questo triangolo blogghistico sono stato invitato da Elisa, che s’incazza terribilmente quando la chiamo così, a scrivere commenti ai Mondiali, considerando che sono stato minacciato con l’archibugio del papà di lei, dico che lo faccio con piacere.

È un modo simpatico di fare un’appendice leggera dell’Aurora, meno culturale, più pallonara e bastarda del solito.

Però, raga, faccio commenti leggeri. Più gossip e boiate di questa natura che lagne tecniche.

 

Introduco i miei commenti con il gol segnato dal portiere della Colombia nell’amichevole contro la Polonia.

 

Era dai tempi delle scuole medie che non la vedevo una roba così. Mi ricordo di un gol da centrocampo segnato da un altro portiere in un campionato che mi pare fosse quello argentino.

Quello forse era doping. Questo, per me, è stato solo puro culo.

Però, se dovessimo incontrare squadre con portieri così, ci sarebbe da farsela addosso.

 

Giorgio

 


 

2 giugno 2006

 

ITALIA - UCRAINA 0-0

 

 

Gara numero 648 dall’esordio della Nazionale, avvenuto nel 1910 (Italia-Francia 6-2 all’Arena di Milano). Un po’ di storia, ogni tanto, ci vuole...

 

I primi quindici minuti sono stati un po’ una pena. A dire la verità, mi attendevo molto di più, almeno dal primo tempo. Giusto per chiarire un po’ le cose e far capire a tutti i nostri avversari di che pasta siamo fatti.

Invece ho ritrovato la vecchia Italia timorosa di qualche anno fa.

Sarà stata la voglia di non commettere errori prima dell’appuntamento finale, oppure la paura di qualche eventuale infortunio “importante”.

Fatto sta che nel secondo tempo abbiamo rischiato qualcosa in più.

Insomma, la partita non mi è piaciuta nemmeno un po’, eccezion fatta per la seconda metà dei primi quarantacinque minuti e per il finale d’incontro.

Una fiammata di De Rossi, un’altra (e mezza) di Toni, un’altra ancora di Totti, poi Perrotta. Qualche buona cosa di Del Piero. Tutto qui.

Inzaghi non ha fatto granché, Nesta inesistente. Camoranesi che prova a darsi da fare, ma francamente non capisco che cosa ci stia a fare tra i titolari dal primo minuto.

Insomma, l’idea di tranquillità che mi ero fatto con la Svizzera è stata letteralmente spazzata via da questa prestazione più che opaca. Sono stati gagliardi solo gli ultimi cinque minuti della ripresa. Ma è pochissimo.

Non c’è molto altro da dire. Dobbiamo solo aspettare, tra una decina di giorni, il Ghana. Che forse solo contro di noi darà il massimo.

Ma credo che per loro ci sarà poco da fare, per nostra buona fortuna.

 

Gabriele

 


 

7 giugno 2006

 

PER I POVERI DISGRAZIATI ovvero QUELLI CHE NON HANNO SOLDI PER PAGARSI LA VISIONE DI TUTTO IL MONDIALE

 

 

Veh, bellini, che non avete denari per vedervi quello che una volta, grazie a Mamma RAI l’era tutto gratis (e poi parlatene male del servizio pubblico, razza di bischeri!), s’ha una buona notizia pe’ voi: Coolstreaming (www.coolstreaming.us/speciali/mondiali2006) mette a disposizione tutto quanto l’occorrente (a quanto pare) per vedersi via Web tutte quante le partite. La cosa pare (e si mette d’obbligo il condizionale, ‘un si sa mai) sia perfettamente legale, tant’è che persino il Corsera (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/06_Giugno/05/video_mond.shtml) ne parla.

 

La si son incazzati quelli di Sky, che a quanto la mi ricordo, avevano provato, tempo fa, a fermà un sito simile (se non addirittura lo stesso) che linkava un sito cinese dove venivan trasmesse alcune delle partite di serie A.

Con scarsi risultati, perché - da quel che mi ricordo - dopo un primo sequestro del sito, si venne a sapere che il sistema era perfettamente regolare: bastava avere un software free ed un collegamento a banda larga. E l’ADSL è presente solo a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

Insomma, tanto rumore pe’ (quasi) nulla. Sky non è fallita per questo (anzi, la ci pare che sia in perfetta salute, persino meglio di quand’era Tele+) e forse i tanti poveracci che possono vedere solo 25 delle 64 partite di tutta la competizione forse riusciranno a vedersi le epiche partite di nazionali a livello dell’Arabia Saudita.

E dovrebb’essere una goduria terrificante.

 

Ma chi è il bischero totale che compra l’intero pacchetto di partite per restarsene incollato davanti alla Tv per tutto il tempo, solo per “ammortizzare” la spesa?

Veh, bellini... Io capisco la passione per il calcio, ma uscite all’aria aperta. Troppe seghe fan male alla salute!

 

Betta

 


 

8 giugno 2006

 

IL (FANTA)MONDIALE DI SEPP

 

Navigando per la Rete, ora che ho un attimo di tempo e gli Svizzeri con cui lavoro hanno finito di rompermi le balle a furia di sfottò contro i nostri Azzurri, mi sono dato da fare per incrementare il nostro Trio-Blog.

Vado sul sito ufficiale dei Mondiali, che quest’anno è una pena, persino peggio di quello di quattro anni fa e leggo l’intervista che hanno fatto al vecchio Jürgen Klinsmann.

 

(http://fifaworldcup.yahoo.com/06/it/060607/1/63ny.html)

 

Su una cosa l’anonimo intervistatore ha ragione: «Le speranze dei tifosi tedeschi di vedere la loro squadra sollevare il trofeo sul suolo patrio sono affidate a Jurgen Klinsmann. Tuttavia, non sarà un’impresa facile, come ammette il tecnico tedesco in questa intervista concessa a FIFA Magazine.»

 

Io sono uno flemmatico. Quei poveracci che hanno la pena di conoscermi, sanno che faccio le cose con la stessa fretta di Zeman. E con lo stesso modo di fare, mi sono letto tutta quanta la sequela di chiacchiere che il buon Jürgen ha sfornato, dal presunto stile di gioco offensivo fino alle sette gare “perfette” che la Germania dovrebbe disputare per arrivare alla finale.

A meno di un miracolo, la nazionale tedesca a Berlino ci potrà arrivare solo come turista in patria.

Li abbiamo visti giocare e ci siamo detti come abbiano fatto ad allestire una squadra così farraginosa.

Il sogno di Joseph Blatter è quello di assistere - per lo spettacolo, ma che cavolo non si fa per lo spettacolo? - ad una finale Germania-Brasile, per fare un po’ una replica di quella finale Italia-Brasile del mondiali USA ’94, ma stavolta l’incubo potrebbe non realizzarsi.

 

Eh, sì. Incubo. Come cacchio lo volete chiamare un mondiale dove si sa già tutto in anticipo, che a confronto, la Calciopoli italiana pare un paradiso?

No, stavolta no. Le cose saranno diverse dai pronostici.

O gli mandiamo Borrelli per par condicio sotto casa.

 

Il top delle dichiarazioni di Klinsmann sta in questo botta e risposta, nella stessa intervista:

«Hai dichiarato di voler raggiungere la finale. Non sarebbe stato più facile definire la Germania come un “outsider”?»

«No, non credo. Abbiamo vinto per tre volte sia i Mondiali che gli Europei. Pertanto è automatico che in un Mondiale disputato in casa i nostri tifosi si aspettino di vederci approdare alla finale. Dopotutto, la Germania arrivò in finale ai Mondiali del 2002. Se questo fu dovuto a un’eccellente prestazione in Corea e Giappone o solo alla fortuna è tutto da discutere. Comunque non posso limitarmi ad affermare che sarei contento anche se riuscissimo solamente a raggiungere i quarti di finale.»

 

Che c’entra? Pure noi abbiamo un palmarès invidiabilissimo e leggendario (molto più di quello della Germania, che è recentissimo e non ha fatto la storia del calcio).

 

Jürgen  si è salvato in corner subito dopo: «Pertanto è automatico che in un Mondiale disputato in casa i nostri tifosi si aspettino di vederci approdare alla finale. Dopotutto, la Germania arrivò in finale ai Mondiali del 2002. Se questo fu dovuto a un’eccellente prestazione in Corea e Giappone o solo alla fortuna è tutto da discutere. Comunque non posso limitarmi ad affermare che sarei contento anche se riuscissimo solamente a raggiungere i quarti di finale».

Ecco, bravo. Un po’ d’umiltà, palla al piede come faremo noi, e pedalare.

 

Già, dimenticavo quello che succederà a noi, sempre secondo Sepp Blatter, a cui si aggiunge Franz Beckenbauer: pagheremo sul campo lo scandalo Piedi puliti, visto che l’immagine dell’Italia è andata in frantumi.

 

(http://www.kataweb.it/sport/sportdetail.jsp?extra=true&idCategory=5687&idContent=1543908&serie=)

 

Caro Blatter, staremo a vedere. Anche perché, se dovessimo arrivarci noi, in finale, e vedercela contro la Francia, per dire, potrei zittire persino quegli Svizzeri come te che lavorano con me e che sono sulla tua stessa linea critica.

 

Saluti dall’Italia, cari Sepp e Franz. Vi manderemo in dono un tradizionale piatto di spaghetti, accompagnati da un romantico disco 78 giri con accompagnamento di chitarra e mandolino.

Tanto per riabilitare la tradizionalissima immagine dell’Italia andata in frantumi.

 

Dopo che avremo vinto il nostro quarto mondiale a Berlino.

 

Giorgio

 


 

8 giugno 2006

 

RINGRAZIAMENTI

 

Ci tengo a ringraziare pubblicamente Lexi Amberson (http://lexiamberson.blogspot.com/) per averci nuovamente segnalati nel suo Blog, consigliando caldamente la lettura delle nostre brevi note sul mondiale tedesco.

A nome anche di Betta e Giorgio, siamo noi che ringraziamo Lexi per la simpatia e la stima che ci sta tributando e vi segnalo il suo nuovo, intrigante post (come sempre, ci stai abituando benissimo!) sui Campionati di Germania 2006.

 

(http://lexiamberson.blogspot.com/2006/06/i-mondiali-di-lexi-2-i-miei-pronostici.html)

 

Appuntamento quindi a domani pomeriggio con l’inaugurazione della kermesse, il primo incontro in cartellone, Germania-Costarica e quello della sera, Polonia-Ecuador.

Nella tarda serata, i nostri commenti alla giornata...

 

Gabriele

 


 

9 giugno 2006

 

CALDERONE MONDIALE (GERMANIA-COSTARICA 4-2)

 

Iniziamo subito ad evidenziare le pecche della diretta televisiva Rai.

Mi dispiace enormemente, ma coloro che pensavano di vedere in diretta via satellite almeno l’evento iniziale di Germania 2006, si sono trovati di fronte un grande schermo nero.

Già, perché si è pensato bene di criptare (sì, avete capito bene, criptare, come se si fosse trattato di una pay-per-view) il segnale proveniente dal circuito internazionale.

Ovviamente, si è pensato ai diritti Sky. Più che giusto, ma credevamo che almeno l’evento iniziale (repetita iuvant) fosse disponibile in chiaro.

Poco male, considerando che i nostri connazionali possono vedere le partite “concesse” alla Rai dalla major televisiva italiana via etere tradizionale.

Ma (e vado a memoria), tempo fa si disse che erano almeno un paio gli eventi che non sarebbero stati mai criptati dal servizio pubblico: la kermesse di Miss Italia e le partite dei Mondiali.

Del primo spettacolo possiamo tranquillamente farne a meno. Del secondo, forse, ancora no.

 

Probabilmente perché non è Carlo Conti lo speaker ufficiale della Nazionale. O non lo sarà ancora per poco, visto che è divenuto l’asso pigliatutto della Tv di Stato.

 

Sono problemi dei nostri connazionali all’estero (altro che voto, dategli gli Azzurri gratis! Non avete capito nulla!), che devono pagare le emittenti in loco per gustarsi quello che una volta era lo spettacolo sportivo più bello del mondo.

I tempi cambiano. The show must go on: but anyway pay, please.

O tempora! O mores!

 

Due parole sullo spettacolino d’apertura, con i figuranti in costume bavarese (un po’ come se in Italia si fosse deciso di cantare canzuncelle napulitane e gridare: “Accurrite! Accà truvate spaghetti, chitarra, pizz’ e mandulino!”, la presenza di 170 ex campioni del Mondo (tra gli Azzurri, vincitori del torneo 1982: Antognoni, Bergomi, Dossena e Selvaggi, ottimo viatico per i nostri, che - ripeto - partono favoriti, nonostante le chiacchiere dei sapienti del calcio internazionale, a cui si rammenta di guardare la trave nel proprio occhio, invece di fissare intensamente la pagliuzza in quello altrui) guidati dalla leggenda del football: Pelè.

Si notava l’assenza di Dieguito Maradona, ma era più chic arrivare in ritardo. Vabbè.

 

Dopo questa doverosa tirata polemica (verificheremo, in qualche modo, se il segnale via satellite è stato trasmesso in chiaro dalle altre emittenti internazionali, almeno per quanto riguarda la cerimonia d’apertura), passiamo al commento tecnico vero e proprio.

Il risultato finale di Germania-Costarica era scontato. Trionfo (immeritato) dei tedeschi (arrugginiti) di Klinsmann per 4 a 2.

Diciamo immediatamente che i Costaricani non sono affatto irresistibili. Ma i bianchi del tecnicissimo Jürgen non hanno brillato neanche un po’.

Abbiamo visto un calcio farraginoso, privo di idee e vuoto di contenuti, dove il fascino dello spettacolo è stato sostituito dai tatticismi (Klinsmann, da giocatore, è stato un maestro in questo senso) e dalla paura di perdere.

Eh, già. Perché la Germania ne ha avuta tantissima.

 

Boroski (l’abbiamo visto?) ha sostituito l’assente Ballack, e le cose sono andate subito bene, considerando che al sesto minuto Lahm ha segnato la prima rete del Mondiale. Ma al dodicesimo è arrivata la doccia fredda. La Germania, comportandosi inspiegabilmente come l’Italia del periodo delle vacche magre, si è totalmente lasciata andare.

I Costaricani ne hanno approfittato immediatamente ed hanno infilato agevolmente Lehmann, efficace come un ciocco di legno inespressivo abbandonato tra le correnti di una serie imperiosa di rapide.

Il terrore porta il nome di Wanchope (ricordatevi questo nome), che sbeffeggia con la tecnica la difesa - altissima - della legnosa Germania.

I bianchi annaspano, ma una zampata di Klose, che trasforma in assist una specie di passaggio fatto male da parte di Schweinsteinger (che sicuramente non ci credeva nemmeno, di aver sfiorato la palla) e buca nuovamente la rete costaricana.

Eroe per caso.

 

In meno di venti minuti, tre goal. I dirigenti FIFA possono essere soddisfatti dello (pseudo grande) spettacolo sul campo.

Ed è ancora Wanchope che fa rasentare l’infarto ai tedeschi, ma non solo lui. Quei ragazzi venuti da lontano ci credono. La Germania è un gigante dai piedi d’argilla, e si vede benissimo.

Il tifo si scatena, ma non basta. La difesa pare fatta di burro ed il fino ad oggi oscuro Wanchope spara bordate continue in direzione di Lehmann.

Prima della mezz’ora di gioco, Porras respinge di petto una velleitaria mazzatina di Schweinsteiger fiondata dalla bellezza di 24 metri.

La Germania è sparita in un filo di fumo. Lo si vedrà bene ai quarti, semmai ci arriveranno incolumi.

Lahm fa gli straordinari, quando il Costarica aggancia un ridicolo corner tedesco e scatta in contropiede. I bianchi non hanno la minima consistenza tecnica di fronte ad un avversario risibile.

Al trentottesimo, il solito Wanchope prova a fare un bel cucchiaio al povero Lehmann. Non ci sono conseguenze, se non per il fatto che viene rapidamente fischiato un inesistente fuorigioco.

Moreno docet.

Le buone, vecchie abitudini sugli arbitraggi non cambiano mai. Il mondiale nippocoreano pare non abbia insegnato nulla. Buono a sapersi.

 

Il fischio che decreta la fine del primo tempo mette una pezza al disastro tecnico germanico, che francamente a me pare senza precdenti.

Fatico a ricordarmi una Germania così brutta ed inconsistente.

 

La ripresa, almeno all’inizio, è impietosa. I bianchi annaspano, i Costaricani ci credono fermamente.

Al sedicesimo, un gollonzo di Klose porta il risultato sul 3-1. Ma è assolutamente immeritato, almeno per quel che si è visto in campo.

Ventottesimo. Ancora Wanchope. E questa volta è goal. Esterno destro che castiga giustamente Lehmann.

3-2, che va strettissimo al Costarica. Merita almeno il pareggio.

 

Chissà, un brivido d’orgoglio coglie la Germania, che si ricorda di essere stata una nazionale blasonata.

Concludno disperatamente in attacco. Non si convince, ma bisogna vincere.

E arriva il 4-2. Un goal vero, finalmente. Che porta la firma di Frings.

 

Cala il sipario sul primo incontro, e forse è meglio così.

 

Gabriele

 


 

9 giugno 2006

 

POLONIA - ECUADOR 0-2

 

La partita l’ho vista tramite la ZDF tedesca, via satellite. In 16:9, qualità digitale, commento tedesco. Ma con i crucchi mi trovo bene, visto che ci lavoro pure.

Una brutta Polonia, che ha decretato l’agonia del calcio europeo, dopo l’opaca prova tedesca. Poco smalto da parte di una formazione che poteva dare parecchio di più.

Krzynowek è quello più convincente, se non altro in quanto a grinta, che pare Gattuso. Ma gli altri sono un vero pianto.

E le prime emozioni, dopo venti minuti, si vedono quando gli ecuadoregni (il portiere Mora si è dipinto sugli zigomi la bandiera del suo Paese, ma questo fa parte dello spettacolo folk) cominciano a prendere a mazzate gli avversari, in perfetto stile sudamericano.

L’arbitro giapponese Kamikawa (43 anni ieri, auguri) comincia a fischiare falli, ed alla fine della prima frazione di gioco ne ammonisce un paio per parte: Hurtado e Smolarek.

 

La fiammata arriva con un doppio colpo di testa che porta in vantaggio l’Ecuador: Valencia vola più in alto di tutti e pare una specie di angelo; Tenorio incorna a volo e manda la difesa polacca a prendersi un bel gelato, col caldo che inizia a fare nel claustrofobico Stadion Gelsenkirchen, uscito da un incubo alla Dylan Dog.

Il resto è accademia e minuetto da una parte e mazzate epiche dall’altra.

Al riposo, l’Ecuador se ne va tranquillo negli spogliatoi. La pratica pare archiviata.

 

Nell’intervallo, la ZDF fa vedere gli highlights di Germania-Costarica. Ovviamente, ne parlano come di una grande impresa. Ma dev’essere stato come rubare le caramelle a un bambino. Con la differenza che il bambino è diventato grande in fretta e ha provato a legnare il ladro.

Al ladro, però, stavolta è andata benissimo, visto che le caramelle se l’è mangiate e gli hanno pure detto bravo.

La partita non l’ho vista in diretta, ma il primo gol di Lahm non era brutto. È stato persino meglio di quello di Frings, che Gabriele ha lodato tanto. Però i gusti sono gusti.

A proposito, per telefono, Gabriele mi ha confessato di aver steso un pietoso velo sulla cerimonia inaugurale, lasciando cadere nel vuoto la presenza della Schiffer, che secondo lui è invecchiata non di poco e sulla parte “popolare” con il cantante d turno che intonava l’inno dei Mondiali in stile Cutugno.

Era troppo anche per lui, che è avvezzo a vedere di peggio.

 

Il secondo tempo comincia meglio per la Polonia. Al 51’ Krzynowek spedisce la palla nel sacco, ma il gol viene annullato per un fuorigioco inesistente. La teoria di Lexi Amberson sugli occhi a mandorla dei Giapponesi sembra trovare fondamento.

(http://lexiamberson.blogspot.com/2006/06/i-mondiali-di-lexi-2-i-miei-pronostici.html)

I calci d’angolo battuti dagli attaccanti polacchi ricordano un vecchio film, La leggenda del santo bevitore.

Ed in effetti paiono calciati da un ubriaco.

Ragazzi, è così che si perdono le partite. L’allenatore Janas s’incazza. E fa bene, ma pare rassegnato.

La Polonia abbaia ma non morde neanche un po’. Nell’area dell’Ecuador aggiungono solo caos al caos. Viene ammonito pure Mendez. E sono ancora botte da orbi, ma questa volta ci si mettono anche i Polacchi. Ne fa le spese il capitano ecuadoregno Hurtado, che viene sostituito dopo un fallaccio epico.

 

L’incontro ristagna fino all’ottantesimo, quando Delgado, lanciato da Kaviedes, sul filo del fuorigioco, beffa Boruc per il 2-0 finale.

La Polonia è virtualmente fuori dal Mondiale già al primo incontro. Questa è la vera notizia della giornata.

 

Giorgio

 


 

9 giugno 2006

 

RIEPILOGO DELLA PRIMA GIORNATA ovvero L'E' SOLO L'INIZIO

 

Una pennellata la devo dare anch’io, solo pe’ rompere tantino.

Riassumiamo la classifica del gruppo A:

 

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Germania

3

1

1

0

0

4

2

Ecuador

3

1

1

0

0

2

0

Costarica

0

1

0

0

1

2

4

Polonia

0

1

0

0

1

0

2

 

Domani la ci divertiremo con il Gruppo B (Inghilterra-Paraguay, Trinidad & Tobago-Svezia) ed il gruppo C (Argentina-Costa d’Avorio).

Per tutti gli Italiani all’estero: la ARD “Das Erste” trasmetterà tutti e tre gli incontri via satellite. E la si spera in chiaro, visto che per la Rai ‘un c’è verso.

A proposito, s’è deciso di fa’ chiarezza sul palinsesto “di terra” (nel senso che ‘un va via sat) della Tv di Stato, almeno per la prima fase (la partita del 9 giugno l’è stata quella inaugurale). Lo si pubblica qui di seguito:

 

 

10 giugno  21.00  Argentina - Costa d'Avorio

11 giugno  21.00  Angola – Portogallo

12 giugno  21.00  Italia – Ghana

13 giugno  21.00  Brasile - Croazia

14 giugno  21.00  Germania - Polonia

15 giugno  21.00  Svezia - Paraguay

16 giugno  15.00  Argentina – Serbia

17 giugno  21.00  Italia – Usa

18 giugno  18.00  Brasile – Australia

19 giugno  21.00  Spagna – Tunisia

20 giugno  21.00  Svezia – Inghilterra

21 giugno  21.00  Olanda – Argentina

22 giugno  16.00  Repubblica Ceca – Italia

23 giugno  21.00  Togo - Francia

 

 

Finito lo stillicidio de’ gironi, verranno trasmesse QUATTRO PARTITE DEGLI OTTAVI (la metà!), DUE PARTITE DEI QUARTI (e l’è sempre la metà!), LE SEMIFINALI E LE FINALI (stavolta tutte, e che diamine, la ci voleva, s’era rimasti a bocca dolce)!

 

Veh, rassegnatevi, bellini! L’è solo VIA ETERE TRADIZIONALE, Lele ve l’ha detto prima ed io ve lo ripeto!

La diretta forse ‘un la vedrete, ma il commentino tecnico ve lo si fa noi. La vi basterà?

 

Betta

 


 

10 giugno 2006

 

INGHILTERRA - PARAGUAY 1-0

 

Questa volta me la sono vista su SKY, in un bar della provincia. Semivuoto. E devo dire che le cosce migliori viste sul canale satellitare sono state quelle della D’Amico (vestitino bianco, lei sul tradizionale sgabello la cui posa fu lanciata da una Alba Parietti ormai d’annata, qualche Mondiale fa) nell’intervallo curato in studio alla fine del primo tempo.

Cosce di lusso, sì. Molto meglio di quelle viste in campo.

L’Inghilterra passa in vantaggio appena al terzo minuto del primo tempo per un puro caso, con Beckham che fa finta di sfiorare la palla con le punte dei capelli e Gamarra, alle sue spalle finisce il lavoro freddando il suo stesso portiere, Villar.

 

Il Paraguay è sotto shock, e per una ventina di minuti buoni non si vedono altro che i Leoni d’Inghilterra.

Ma qualcosa non va. E non solo sul campo. Il segnale di SKY è pessimo, ed un effetto pixel sempre più fastidioso preannuncia l’inizio della catastrofe.

Mi correggo. Il segnale di SKY non è pessimo. Fa cagare. Sarà stata l’antenna del bar di periferia, che a detta del proprietario ha sempre funzionato benissimo, ma la partita sparisce di tanto in tanto.

Ed alle rimostranze del sottoscritto, viene tirata fuori una radiolina. Come negli anni Sessanta.

Quando manca (spesso) il segnale Tv, si passa al commento radio.

Negli ultimi dieci minuti della prima frazione di gioco, il Paraguay si sveglia. Sia il telecronista che il radiocronista pare abbiano imparato a memoria due soli nomi: Paredes e Riveros.

L’Inghilterra va a corrente alternata. Eriksson è una statua di sale come al solito. Ma secondo me si sta preoccupando.

Il segnale sparisce di nuovo, per poi tornare improvvisamente, con una qualità eccellente per tutto quanto l’intervallo in studio. La pubblicità fila via liscia.

 

E riparte il secondo tempo. A quadrettoni. Lo schermo diventa nero per tre minuti buoni. Un messaggio bianco ed azzurro comparso a video e proveniente dal ricevitore digitale informa che in caso di prolungata assenza di segnale sarà necessario contattare l’assistenza di SKY.

I quattro gatti che sono con me al bar sono giustamente incazzati neri, anche perché per vedere la partita bisogna effettuare almeno una consumazione. Che in occasione delle partite, è aumentata di un 20%.

Al gestore del locale non resta altro che restituire quella percentuale distribuendo ai pochi avventori una bibita gratis. E praticamente ci rimette.

 

Nella ripresa, comunque, c’è quasi sempre e solo il Paraguay. Gli Inglesi fanno finta di giocare a calcio, ma riescono ad ipnotizzare arbitro ed avversari. Esce Owen (ma chi l’aveva visto?) ed entra Downing. Beckham, nel frattempo, si addormenta, forse sotto l’effetto delle fiondate dei Paraguayani.

Intanto il segnale Sky si stabilizza ed il barista vomita insulti a mezza bocca, visto che la bibita l’ha già offerta.

 

E dopo tre legnate della squadra in maglia azzurra, i bianchi Leoni d’Inghilterra ci provano con Lampard.

Da venticinque metri. Fanno ridere.

Ad un minuto dalla fine, lo stesso Lampard ci riprova. Sempre da 25 metri. Forse non ha capito che da lì, al limite, si può solo fare meta. Ma quello è un altro sport.

E quando il giocatore inglese se ne rende conto, fortunatamente l’arbitro messicano Rodriguez ha già fischiato tre volte.

I Paraguayani sono incazzati neri, esattamente come il barista. Ed hanno entrambi ragione.

 

Ultima nota di “colore”: Das Erste, come aveva preannunciato Elisa(betta) ieri sera, ha trasmesso l’incontro via satellite. Gratis. Registrato per sicurezza (non sapevo se avrei trovato un locale con le dirette SKY, questo pomeriggio) su dvd.

La qualità della Tv tedesca, manco a dirlo, è eccellente.

 

Televisione germanica free on air batte la “Qualità” digitale SKY 3-0 a tavolino.

Quello del bar.

 

Giorgio

 


 

10 giugno 2006

 

TRINIDAD & TOBAGO - SVEZIA 0-0

 

Il campo di Dortmund si chiama Westfalenstadion, e la cosa fa già di per sé un filino paura. Come quando da cittina mi raccontavano la fiaba dell’omo nero.

“Sta’ attentina che se ‘un dormi si chiama Westfalenstadion”. E io che mi rannicchiavo sotto le coperte e mi chiedevo chi cazzo fosse codesto Westfalenstadion.

Ecco, la cosa deve avè fatto male anche agli Svedesi, che hanno provato a fa’ una partita facile facile e si son trovat’innanzi l’òmini neri sì. Ma di Trinidad & Tobago (la mi fa simpatia a scrive il nome di codesto staterello de’ Caraibi) che fino a ieri manco lo sapeva che sarebbe stato una delle rivelazioni dei Mondiali.

I giocatori in maglia gialla che furon tanto cortesi a sbatterci fòri dagli europei due anni fa, mettendosi d’accordo pe’ pareggià co’ cugini danesi, l’avevan pensata bellina: li si fa fòri in du’ minuti e si torna in albergo a farsi un bagno in una comoda vasca idromassaggio.

Il massaggio gliel’han fatto undici calciatori concreti, che si chiaman: Hislop, A. John, Sancho, Lawrence, Gray, Edwards, Birchall, Theobald – Yorke – Samuel, S. John.

Ecco, cari amici di Svezia. Imparateli bene, codesti cognomi, come noi si faceva con ZoffGentileScirea. Perché v’hanno legnati sul piano morale.

E noi, bastardamente, s’è goduto.

 

Per una ventina di minuti bòni, gli Svedesi han provato a fare un gran bel gioco aereo. S’è vista la palla volteggiare di qua e di là come fosse stata una libellula. E mentre i canarini svedesi provavan a spiccare il volo, i rossoneri caraibici han fatto come si faceva una volta: palla a terra.

Concreti a centrocampo e rocce in difesa.

‘Un passa lo straniero. E per quarantacinque minuti ‘un l’han fatto passare.

Gli Svedesi la si son ostinati sulla fascia sinistra per mezz’ora almeno. E a forza di probabili bestemmie in lingua madre, il loro allenatore ha provato a spiegargli che il campo di gioco l’era fatto in modo d’avercene due, di lati lunghi e non uno solo.

Poi, forse, s’è capito. Ed han provato a buttarsi un po’ di più al centro.

Ma dato che forse in Svezia s’ha la testa piena di truciolato come i finti mobili dell’Ikea, i giocatori in giallo la si son buttati di nòvo a sinistra.

E gli avversari, ridendo in còr loro, si son rimessi pazientemente a fare il palla a terra.

Per la serie: guardate come si gioca a calcio. A calcio, bellini. Che ‘un è come fare a pallate di neve in mezzo alle betulle.

 

Sotto l’occhi di un granitico Beckenbauer (un altro cognome che mi fa tanto òmo nero pure lui), che ci pare d’aver visto in tribuna, s’è consumata la prima parte della figuraccia svedese. Che la ARD c’ha fatto vedere free on air.

E per il bene dei cazzuti vichinghi (codesta storia dell’Europeo ‘un la si è ancora digerita, begli intrallazzatori che furono), la sarebbe stato meglio criptarla. Una figuraccia mondiale in meno.

 

Nel secondo tempo, la si fa di tutto per evitargliela, la figuraccia.

Al primo minuto, A. John spezza le gambe a Wilhalmsson e si becca il secondo cartellino giallo, che si trasforma in rosso.

Trinidad resta in dieci òmini e sulla panchina svedese la s’abbozza persino un sorriso. Forse l’è fatta.

Manco per l’idea.

Anzi, la Svezia perde consistenza. E la pare che perda pure il senso del gioco. In parole povere, l’è un caos totale.

E i caraibici anche se fanno fatica, riescono a tenere duro fino alla fine.

L’impresa l’è fatta. Ibrahimovic il Grande e compagni si son dovuti inginocchiare alla concretezza di Trinidad.

 

Davide ha, di bel nòvo, sconfitto Golia.

O per meglio dire, ha smontato un falso mito.

 

La nota di colore la faccio anch’io: Sugli spalti, in mezzo a’ tifosi di Trinidad, s’è visto un ragazzo con una maglietta bianca, con l’inconfondibile faccione di Bud Spencer disegnato sopra.

Bud ed i Caraibi. Quand’ero cittina, l’ho visti tutti, que’ vecchi film. E quanto la mi son divertita!

Quasi quanto oggi, a vede’ smontati que’ mobili di truciolato che si fan chiamare nazionale svedese.

 

Betta

 


 

10 giugno 2006

 

ARGENTINA - COSTA D'AVORIO 2-1

 

Stasera ho visto una cosa stranissima. Chi gioca male va in goal; chi - invece - fa una bella partita, si ritrova a dover fare i conti col risultato.

Ora, se - per fare un esempio - ci fossimo presentati al Mondiale con la Nazionale di Trapattoni, probabilmente avremmo avuto ottime chances, viste le premesse di cui sopra, di trionfare senza neppure il bisogno di scendere in campo, tanto faceva pena quel gruppo di primedonne convinte di portarsi a casa la Coppa solo per il semplice fatto di essere approdati - a mozzichi e bocconi - alla fase finale.

 

Questa sera, ad Amburgo, si è visto qualcosa d’incredibile.

L’Argentina ha interpretato malissimo il primo tempo della gara contro la Costa d’Avorio, che ha macinato gioco a ritmi elevatissimi. Nei primi minuti ho visto addirittura una serie di passaggi in mezzo alle gambe dei ben più quotati Argentini.

Che si sono ritrovati in vantaggio grazie al classico goal di rapina a firma Crespo. Una zampata che coglie di sorpresa l’intera difesa ivoriana, che paga lo scotto dell’inesperienza contro i lampi avversari.

Di un lampo s’è trattato. Al primo tiro vero (eccezion fatta per la botta di Ayala che il portiere africano Tizie ferma a mezz’aria, prima che il pallone entri definitivamente in rete), i sudamericani vanno in goal.

E passano - immeritatamente - in vantaggio.

 

Gli Ivoriani non si arrendono. Anzi, mostrano un calcio di classe e le loro ripartenze farebbero invidia a qualsiasi fuoriclasse (sicuramente) meglio pagato di loro. Dall’altra parte ce ne sono tanti, ma stasera quel che conta è la buona fortuna.

Che sta dalla parte della squadra con la maglietta bianca a strisce celesti.

Non passa nemmeno un quarto d’ora che l’Argentina raddoppia. Questa volta non si tratta di semplice intuito del goal, bensì di una mossa sul filo del fuorigioco, che vede Saviola involarsi sul tocco di Riquelme ed insaccare.

E pensare che poco prima Keita si era giocato l’occasione di pareggiare il conto.

Ma il football è fatto così.

Prima del riposo, lo stesso Saviola decide di fare seppuku, andando a  ritardare la ripresa del gioco dopo il fischio di un’azione fallosa. Cartellino giallo per lui, totalmente evitabile.

 

Sotto la doccia, le squadre, probabilmente decidono di darsi il cambio in quanto a prestazioni di gioco.

Tant’è che l’Argentina, nel secondo tempo, appare trasformata. Finalmente viene fuori il blasone della squadra, che accompagna il bel gioco.

Dall’altra parte, la Costa d’Avorio inizia a giocare male (complice il probabile nervosismo: essere sotto di due goal - evitabili - peserebbe a chiunque), ma si sviluppa una sorta di curiosa alchimia.

 

A dieci minuti dalla fine, Drogba - dopo un’azione inguardabile e confusa - dei suoi, si affida all’estro e butta dentro alla rete cuore e pallone. Un piccolo capolavoro.

Le speranze si riaccendono, ma è troppo tardi per cercare - seriamente - di pareggiare.

Gli Ivoriani, però, ci credono e si riversano in attacco. L’Argentina trema (parecchio), ma resiste.

Sotto gli occhi di un festante Maradona sugli spalti, che agita festoso una maglietta biancoceleste (lui stesso ne porta una d’annata, probabilmente indossata durante il suo ultimo Mondiale: a proposito, Dieguito è nuovamente ingrassato), la partita si chiude.

La Costa d’Avorio avrebbe meritato il pareggio. Il trionfo morale resta suo. Anche se può farsene ben poco.

 

Dunque, come ha fatto Betta ieri sera, aggiorniamo le classifiche e diamo gli appuntamenti per domani.

 

GRUPPO B

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Inghilterra

3

1

1

0

0

1

0

Svezia

1

1

0

1

0

0

0

Trindad&Tobago

1

1

0

1

0

0

0

Paraguay

0

1

0

0

1

0

1

 

 

GRUPPO C

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Argentina

3

1

1

0

0

2

1

Olanda

0

0

0

0

0

0

0

SerbiaMontenegro

0

0

0

0

0

0

0

Costa d'Avorio

0

1

0

0

1

1

2

 

 

Questi gli incontri di domani :

 

Serbia Montenegro - Olanda, ore 15.00.

Messico - Iran, ore 18.00.

Angola - Portogallo, ore 21.00.

 

Gabriele

 


 

11 giugno 2006

 

SERBIA MONTENEGRO - OLANDA 0-1

 

Diretta RTL, come premesso iersera (con Rudi Völler vicino alla Porta di Brandeburgo, acclamatissimo dalla gente, a commentare prima della partita e nell’intervallo). E c’è di più: prima della partita, han trasmesso in chiaro pure il Gran Premio di Silverstone di Formula 1.

Della telecronaca tedesca, ‘un c’importava nulla. Lo spettacolo c’era via satellite in digitale, e l’era davvero di ottima qualità.

La Rai, via sat, come al solito, l’ha criptato. E questo fa capire una volta di più come e quanto contino i diritti di coloro che han pagato il canone.

I Tedeschi l’han più diritti (televisivi free) di noi. Ora l’è più che chiaro che siamo più bischeri degli, altri come popolo.

Traetele voi, tutte le possibili conclusioni.

Noi vi si mette semplicemente al corrente di quello che nessuno ha interesse a dirvi.

 

Tornando alla giornata in campo, la c’eran bòne premesse per una bella partitona. E l’inizio, con gli inni nazionali, l’è stato quasi commovente.

Du’ nazioni calcisticamente toste, con tutti i numerini loro al posto giusto.

Certo, faceva un po’ d’impressione vedè Van Basten sulla panchina Orange, visto che l’è ancora così giovane. Però il tempo passa pe’ tutti.

Per la partita no. Tutto si gioca a centrocampo, almeno all’inizio. E son du’ coglioni così, fino al fugone di Robben al diciassettesimo del primo tempo, che decide di fa’ il centometrista e si porta la palla in rete. C’è mancato poco che non uscisse dallo stadio e decidesse di farsi pure la maratona di New York per la contentezza.

Invece s’accontenta di sdraiarsi sul verdissimo prato dello stadio di Lipsia e di farsi seppellire dai suoi compagni festanti.

 

Ci s’aspetta la reazione de’ Serbi. Che non arriva.

Arriva, invece, un’altra bordata di Robben, poi una stanga di Cocu.

Milosevic, sull’altro fronte, la si fa vedere, ma Van Der Saar fa le viste di non accorgersene nemmeno.

Se non altro, il gioco ‘un ristagna più a centrocampo. Ed a fa’ lo spettacolo ci pensa pure l’arbitro Merk, che tra scivoloni in terra e pallonate addosso, diventa il bersaglio preferito de’ giocatori in campo.

C’è un sole che abbaglia, e gli arancioni stan dappertutto. I Serbi ‘un sanno più che pesci prendere. Forse la fidavano in un pari stantìo. Son costretti, loro malgrado, a correre. E pare ‘un ci siano abituati.

Gli Olandesi fanno un gioco di gambe che sembran Ronaldo nella pubblicità del telefonino Benq. S’ha da avere paura degli Orange più che del Brasile?

E intanto Robben e van Nistelrooy continuano lo show a beneficio del pubblico di casa loro, che dev’essersi dopato: non la smette più di urlare. E in fin dei conti hanno di che festeggiare.

Stankovic si becca un cartellino giallo. I Serbi ‘un ci sono più. Tant’è che il possesso di palla si alza, per gli Olandesi, al 65% intorno al 40’. La febbre sale, e il pubblico di fede arancione batte ritmicamente le mani. L’è festa totale.

Nessuno la si marca Robben (l’avran capito che è stato lui, a segnare?), i tentativi serbi sono velleitari (l’ultimo, del nòvo entrato Koroman, va alto un bel po’) ed il primo tempo si chiude con il vantaggio olandese, che la poteva essere più consistente.

 

Ripresa: entra Zigic al posto di Milosevic. La musica cambia un pochino, ma l’Olanda l’è trascinata dal tifo assordante de’ suoi. Pare di vedè una partita dell’Ajax.

L’equilibrio l’è durato solo sette minuti. La marcia trionfale olandese la continua. Nonostante l’ammonizione di Bronckhorst.

I Serbi si tirano addosso la palla: forse qualcuno la dovrà spiegargli che il bersaglio è un altro.

Ammonito pure Koroman, che dopo essere stato atterrato aveva chiesto l’ammonizione nei confronti del suo avversario.

Risultato: l’arbitro Merk s’incazza e l’è proprio Koromen che si becca il cartellino.

La partita s’innervosisce un bel po’. A Nadj spezzano le gambe. Il fischietto in campo la fa fatica a mantenè l’ordine.

Una dose di sano agonismo ed un bel po’ di mazzate. L’ultima mezz’ora l’ è quasi tutta così.

Ultime ammonizioni, per Dragutinovic, Gravancic ed Heitinga.

E si conclude col risultato di 1-0 per gli Olandesi.

I Serbi la dovran fa’ gli straordinari pe’ riuscì a stare a galla da qui in poi.

 

Betta

 


 

11 giugno 2006

 

MESSICO - IRAN 3-1

 

Anche in questo caso, diretta - nitidissima - RTL via satellite. Ovviamente, in chiaro. E senza “cadute di segnale” come quelle segnalate da Giorgio in occasione della diretta SKY di Inghilterra-Paraguay.

 

Piccola nota: “ringrazio” Betta per aver individuato - tra il pubblico olandese dell’incontro precedente - l’esatta sosia della mia “vecchia” Federica, esattamente al centro delle immagini (chi conosce il blog di Betta ha già capito...

M’è venuto un accidente quando ho cominciato a scrivere di questa partita ed ho visto le due foto.

 

Lo scambio dei gagliardetti, in quel di Norimberga, è curioso. Non si sa se sia più originale quello esagonale dei Messicani o il tappetino persiano a tinte rosso scure (addirittura incorniciato) degli Iraniani.

Lo ammetto, sono invidioso: avrei preferito il secondo, anche perché di ottima fattura. Di sicuro un bel ricordo dell’evento sportivo.

Che inizia bene per l’Iran, senza timori reverenziali per l’avversario sicuramente più quotato, almeno sulla carta. Il primo tiro in porta è di Mahdavikia, forse il migliore dei suoi.

 

Al quinto minuto di gioco, la difesa messicana va in bambola e per poco Mahdavikia non fredda il portiere centramericano Sanchez. Pochi istanti dopo, l’arbitro Rosetti non fischia un rigore sacrosanto a favore dell’Iran.

Gli Iraniani onorano il gioco del calcio. Non c’è niente da dire. E complessivamente è una gran bella partita. Probabilmente, per ora, una delle migliori.

 

Si fa vedere il Messico, ma il possesso palla, nei primi dieci minuti, è in parità. Cinquanta e cinquanta.

In meno di trenta secondi, Hashemian prova ad incornare un paio di volte la porta messicana. Manca tanto così.

Ma l’Iran ha iniziato a prendere molto seriamente di mira la rete messicana. Se continua così, per i centramericani non c’è scampo.

Confermo quanto visto finora nei primi tre giorni del Mondiale tedesco: sono le “piccole” squadre a dare un grande spettacolo.

Probabilmente il baricentro del football si sta spostando altrove, complice il fatto che ad allenare alcune squadre sono soprattutto uomini provenienti dal calcio europeo.

La qualità, signori, si paga.

 

Nella loro area i messicani sgomitano, e Mahdavikia viene ormai marcato a uomo.

Qualche fiammata messicana arriva, ma il baffuto portiere iraniano Mirzapour esce sempre in presa sicura. Ricorda maledettamente il nostro Albertosi. Non solo nell’aspetto.

Il Messico pare annichilito. Almeno quello dei primi venti minuti.

L’unica pecca degli attaccanti iraniani sta nella mancanza di precisione nei passaggi finali, ma è probabile che sia solo egoismo agonistico: evidentemente tutti vogliono l’onore di bucare la porta difesa da Sanchez. Comprensibile, vista l’entità degli avversari. Che provano a reagire, ma in realtà si stanno difendendo disperatamente.

Non è solo effetto simpatia. L’Iran gioca benissimo.

Torrado si becca il primo cartellino giallo.

 

Come scriverebbe Camilleri, me la sto scialando. La partita si gusta che è un piacere. Finalmente si vede un sano agonismo, ma estremamente corretto. Le squadre sono esemplari.

Ed al 26’ arriva la prima vera occasione messicana. Seguita, pochi istanti dopo, dal goal di rapina di Bravo, che - smarcato - si ritrova tra i piedi la palla dell’1-0. Mirzapour non può farci nulla.

L’allenatore argentino dei giocatori in maglia verde, La Volpe, resta tranquillo, col suo cipiglio durissimo. È un segno?

Ma l’Iran si fa di nuovo sotto. Il contraccolpo psicologico non c’è stato.

Il Messico prova a fare una serie di passaggi di testa subito dopo la mezz’ora: un po’ di spettacolo non guasta, specie se si è sopra di un goal. Che è un po’ poco, considerato quello che gli avversari hanno fatto finora.

 

Ed infatti, al 36’, Golmohammadi - dopo un’azione confusa in area, gonfia la rete messicana: è l’1-1.

Meritatissimo.

L’altro allenatore, Branko Ivankovic, balza in piedi dalla panchina. In effetti, è un piccolo trionfo.

I centramericani hanno preso la mazzata, e si vede.

L’Albertosi iraniano coordina bene i suoi, incitandoli. Pare una partita d’altri tempi.

Di sicuro non ci si annoia.

E comunque, una lezione per noi. Dobbiamo stare attenti ai presunti “piccoli” del Mondiale. Col Ghana ci vorrà molta umiltà.

 

E parte il secondo tempo, che conferma quanto visto nel primo. Ma il Messico pare più convinto. Evidentemente, negli spogliatoi La Volpe dev’essersi incazzato di brutto.

L’Iran non effettua cambi. I centramericani ne sostituiscono due di colpo. Forze fresche in campo. Una differenza, effettivamente, c’è.

I giocatori in maglia verde cominciano a giocare di fino.

Altro cambio tra le loro fila. La partita pare stabilizzarsi. Anche Beckenbauer se la gode in tribuna. Ripeto, è un incontro piacevole.

 

L’Iran inizia a difendersi, ed il Messico ne approfitta. Si buttano tutti in avanti, ma rischiano il contropiede avversario.

In effetti, quando può, la nazionale iraniana tenta proprio il colpaccio. Ed è sempre il solito Mahdavikia a farsi sotto, incitando gli altri.

Le marcature, ora, i Messicani le fanno a uomo.  E funzionano. Il possesso di palla va a favore dei centramericani.

Un possibile rigore a loro favore non viene fischiato da Rosetti.

Si vede benissimo che è un arbitro italiano, ahimé.

Il conto dei mancati penalties è in parità. Anche qui, 1-1.

Si lotta su ogni palla. È gioco maschio, ma sostanzialmente corretto.

 

A venti minuti dalla fine, le sqaudre sembrano appagate. Un pareggio, probabilmente, va più che bene.

Diversi modi di vederla. Francamente, giova di più all’Iran.

Lo spettacolo si sposta sugli spalti, dove la fanno da padroni i centramericani.

 

E quando tutto sembrava ormai chiuso, arriva l’errore difensivo della difesa iraniana ed il raddoppio messicano, sempre ad opera di Bravo, al 76’.

La Volpe si agita come se il Messico avesse subito. Forse è la sua maniera di festeggiare il successo.

Tre minuti dopo arriva la mazzata finale: Zinha raccoglie un perfetto assist e trafigge a volo l’Albertosi persiano.

Finalmente La Volpe si scatena un po’ di più. Ivankovic è annichilito.

Finisce 3-1, ma il risultato non rispecchia quanto avvenuto sul campo. L’Iran avrebbe meritato il pareggio.

 

Gabriele

 


 

11 giugno 2006

 

ANGOLA - PORTOGALLO 0-1

 

Inizio col dire che dovremmo ridurre la lunghezza dei commenti. Anche perché da domani inizia una nuova settimana e saremo tutti più impegnati in altre faccende.

 

Per quanto riguarda la partita, direi che è stato un monologo inutile (visto il risultato), con Pauleta che apre le danze (e le chiude) al quarto minuto del primo tempo. Simão avrebbe potuto chiuderla subito, dopo la bellezza di 11 secondi, ma la palla è finita di pochissimo a lato.

L’Angola è solo una comparsa. Già è tanto essere arrivati alla fase finale dei Mondiali.

Il Senegal, all’esordio, fece la festa ai campioni del mondo di Francia. È successo un secolo fa.

 

Nel complesso, tutto abbastanza noioso e scontato. Ma il Portogallo non fa paura, visto che in quella che è stata poco più di una partitella d’allenamento se la sono presa (e pure male, senza impegno) con uno sparring partner che - fino ad ora - ha dimostrato ampiamente di essere la Cenerentola dei Mondiali.

Il Portogallo, secondo me, si squaglierà al primo, vero incontro.

Stasera hanno festeggiato. Lasciamogli credere di essere tra i migliori al mondo.

 

Ricapitoliamo la situazione dei gruppi C e D, ricordandovi che domani tocca all’Italia vedersela col Ghana.

 

Gruppo C

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Argentina

3

1

1

0

0

2

1

Olanda

3

1

1

0

0

1

0

Costa d'Avorio

0

1

0

0

1

1

2

SerbiaMontenegro

0

1

0

0

1

0

1

 

Gruppo D

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Messico

3

1

1

0

0

3

1

Portogallo

3

1

1

0

0

1

0

Angola

0

1

0

0

1

0

1

Iran

0

1

0

0

1

1

3

 

 

Appuntamenti di domani:

 

Australia-Giappone alle 15.00

USA-Repubblica Ceca alle 18.00

Italia-Ghana alle 21.00 .

 

Giorgio

 


 

12 giugno 2006

 

AUSTRALIA - GIAPPONE 3-1

 

La ZDF c’ha fatto vedere quanto la possa essere facile, nel gioco del calcio, credere di avere il successo in tasca per poi perderlo a volo, magari ne’ minuti finali.

L’è l’estrema sintesi della clamorosa legnata che ha beccato il Giappone in quel di Kaiserslautern (‘n altro nome da òmo nero) ad opera della meno quotata Australia.

 

La c’è da dire che la squadra del nòvissimo continente l’è cresciuta in questi ultimi anni, e non di poco. Ma da qui a dire che avrebbe replicato l’impresa del Liverpool che costò (tanto per fare un esempio nostrano) la Coppa de’ Campioni al Milan un paio di stagioni fa e (più doloroso per noi), quella della Francia che ci soffiò la Coppa Europa del 2000, ce ne corre.

 

Eppure, l’Australia, ha castigato i nipponici, che l’erano passati in vantaggio con un gol contestatissimo dalla difesa dei canguri, visto che il loro portiere, Schwarzer, l’era stato caricato in stile kamikaze (se ‘un lo fanno i Giapponesi chi dovrebbe farlo, visto che codesto modo di andà sugli avversari l’hanno inventato loro?) da tale Takahara.

Nakamura, vecchia conoscenza dei campionati nazionali, contraddistintosi più che altro per l’essere stato il primo giocatore del Sol Levante al peperoncino (nel senso che è stato di stanza a Reggio Calabria), ha insaccato così, proprio perché se l’è trovata davanti, la palla.

L’egiziano Abd El Fatah convalida senza capirci nulla, ed il Giappone la si trova in vantaggio con un vero e proprio furto.

 

La reazione australiana arriva di colpo, ma l’è il caldo che stronca le forze a tutti. Gli ammoniti son tanti. Uno su tutti, proprio Takahara, che s’incazza con l’arbitro e si becca il cartellino.

 

Nel secondo tempo, le cose ‘un cambiano granché. Giappone confuso ed Australia nervosa. Ci si mette anche l’arbitro, che ad un certo punto s’accorge che ci son due palloni in campo e ferma la partita. Stavolta sono i canguri ad incazzarsi.

E han ragione.

Dato che il fischietto in campo non ha idea di cosa sia un arbitraggio mondiale, decide di fa’ piazza pulita e comincia tirà fuori cartellini gialli a ripetizione.

 

Al 39’ della ripresa, a forza di provarci, gli Australiani pareggiano. Rimessa lunghissima, mischia inguardabile nell’area nipponica e Cahill la spara con rabbia in rete.

I Giapponesi si rilanciano all’attacco, e Fukunishi la si mangia un gol praticamente fatto.

 

Non passa manco un minuto, che sul capovolgimento di fronte, Cahill ricastiga Kawaguchi, l’estremo difensore nipponico.

In cinque minuti scarsi, il risultato l’è - giustamente - ribaltato.

Scade il tempo regolamentare e si passa a’ tre minuti di recupero.

Aloisi, che qualcuno - forse - si ricorderà per la militanza nella Cremonese, fionda in rete di sinistro, dopo ave’ ridicolizzato la già bucatissima difesa del Sol Levante.

 

Arriva così il primo successo dell’Australia in un campionato mondiale. Ed i Giapponesi la si rammenteranno per un bel po’ codesta partita.

 

Anna (che in giapponese significa Tranquillità), la mia amica di Tokyo, m’aveva mandato una mail, qualche giorno fa, dicendomi che la loro nazionale avrebbe fatto vede’ a tutti di che pasta l’era fatta.

La mi sa che si dovrà ricredere ‘n fretta...

 

Betta

 


 

12 giugno 2006

 

USA - REPUBBLICA CECA 0-3

 

Dunque, cercherò di rispettare quanto detto ieri e proverò ad essere breve.

Ma è un’impresa un po’ difficile, visto che le due squadre che si sono affrontate oggi pomeriggio a Gelsenkirchen sono le nostre dirette avversarie, dopo il Ghana, con il quale ce la vedremo stasera, su cui non faccio alcun pronostico, per una forma di scaramanzia.

Gli States sono scesi in campo in maglia blu notte con una banda rossa al centro. E nella notte ci sono stati praticamente da subito.

Bruce Arena, ct statunitense, aveva detto di aver portato in Germania la miglior nazionale di sempre.

Dopo aver visto la partita, c’è sembrato che fossero solo proclami.

La linea difensiva degli americani è letteralmente scomparsa sotto la pressione della nazionale ceca. Che però ci vede benissimo e dopo soli cinque minuti punisce Keller con un poderoso colpo di testa di Keller, una torre che ha demolito i presenti nell’area piccola, compreso Onyewu, che lo marcava a uomo.

E proprio Onyewu si becca un bel cartellino giallo. L’impresa della marcatura fallisce immediatamente.

 

C’è da dire che Grygera aveva provato subito ad impensierire il portiere avversario Cech. Ma da 30 metri non si può essere precisi. A meno di non chiamarsi Diego Armando Maradona.

La botta viene sentita dagli Americani, che mettono buona volontà, ma i Cechi sono nettamente superiori in ogni reparto. Non eccellenti, visto che alcuni elementi non sono decisamente al massimo (meglio per noi, visto che dovremo affrontarli nell’ultima nostra gara), però fanno un lavoro di fino.

 

Ci si aspettava parecchio da Reyna, ma evidentemente c’è qualcosa che non va. Chiamatelo contraccolpo psicologico, chiamatela questione di schemi fatti meglio, chiamate questa cosa come volete, ma gli USA non ci sono più di tanto.

Non che sia un monologo, ma i Cechi non hanno preso sottogamba l’avversario e rispondono colpo su colpo.

Reyna, che pare aver sentito il peso della responsabilità, si sveglia all’improvviso. Becca il palo a Cech battuto, ma il tiro è stato scagliato da 25 metri, e l’unico effetto è stato quello stile tosaerba, visto che era una rasoiata feroce.

La Repubblica Ceca si difende bene, ma gli USA non pungono come dovrebbero.

ed al 36’ arriva il colpo del 2-0.

Rosicky, di esterno destro, fionda la palla in rete con autorità, infilandola nel sette alla sinistra di Keller, che davvero non poteva farci niente. Colpa della difesa, la cui respinta cortissima ha favorito il marcatore avversario.

No, la linea di difesa degli States proprio non va.

Buon per noi, che li affronteremo dopo il Ghana. Prendere nota.

 

A due minuti dalla fine Koller si stira il muscolo della coscia destra e viene sostituito. Esce addirittura in barella. Il poderoso ceco in forza al Borussia di Dortmund potrebbe essere definitivamente fuori gioco. Una pedina in meno, in vista del nostro terzo incontro. È da bastardi ragionare così, ma se non altro non siamo solo noi ad accusare infortunati.

 

Bruce Arena deve aver catechizzato i suoi negli spogliatoi. E si vede un accenno di miglioramento all’inizio della ripresa. Ma il gioco appare confuso, e la bravura dei cechi - con Ujfalusi e Nedved, bandiere della loro squadra - è notevole.

Rosicky fa tremare la traversa, ma Johnson sfiora il palo. Mirare ai legni è una delle prerogative della partita.

 

Arriva il terzo gol, sempre di Rosicky (ammonito qualche minuto dopo per aver perso tempo) al 75’, su contropiede di Nedved, che mette definitivamente in ginocchio gli USA. Peggio di così, per i giocatori in maglia blu non poteva andare.

Karel Bruckner, l’allenatore dei Cechi non riesce a trattenere la gioia, scattando in piedi. Bruce Arena è una statua di sale. Alla fine dell’incontro, abbandona a testa bassa il campo. Avrà sicuramente qualcosa da dire ai suoi. Come minimo ai difensori.

 

Giorgio

 


 

12 giugno 2006

 

ITALIA - GHANA 2-0

 

Debutto vincente. E ci voleva, tanto per spazzare le tantissime malelingue che ci volevano soccombenti già dal primo incontro.

Quella di Beppe Grillo è stata - con tutta franchezza - quella più pesante da sopportare.

(http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/#000713 – leggasi commento dell’11/06/2006 intitolato“Forza Ghana”)

Mi dispiace enormemente per le aspettative del comico genovese, ma l’Italia ha vinto. E con merito.

Certo, ci sono un paio di episodi dubbi avvenuti nella nostra area. Ma da qui a dire che l’arbitraggio ci ha favoriti, ce ne corre. E parecchio pure.

Sono stati tutti all’altezza della situazione.

Sì, abbiamo sofferto un po’, soprattutto perché non riuscivamo a concretizzare. Ma le tante azioni sotto la porta dei non eccezionali Ghanesi (chi ne ha parlato di grandi assi del calcio internazionale davvero non sapeva cosa accidenti dicesse) hanno dato i loro frutti.

È finita 2-0. Avrebbe potuto concludersi con un secco 5-0, se solo la malasorte che accompagna i nostri da un bel po’ non ci avesse messo lo zampino come al solito.

 

E così, con il rito degli inni nazionali, abbiamo subito una bella sorpresa: lo cantano tutti, e non solo dagli spalti - gremitissimi - dello stadio di Hannover. Fa un certo effetto vedere i nostri in campo che intonano l’inno di Mameli.

Sono carichi. I riflettori sono su di loro, e le voci non sono affatto benevole. Tranne quelle dei nostri tifosi veri, quegli emigrati in Germania (c’è mezzo Meridione d’Italia, da quelle parti), che spera. Così come sperò nel 1974, quando la nostra prestazione fu scarsa e la delusione dei tanti lavoratori si perse con quel desiderio di riscatto che non arrivò.

 

Poco più di trent’anni dopo, dagli spalti, oltre alle urla d’incitamento, arriva anche il cuore.

Si parla spesso di dodicesimo uomo in campo. I nostri sostenitori hanno moltiplicato per quarantamila (tanti dovevano essere, a giudicare dal colpo d’occhio) quell’uomo.

Sembra un racconto epico, me ne rendo perfettamente conto. Ma le cose stanno così, e fare da aedi, di questi tempi, non è affatto male.

Usanza che s’era persa dopo Niccolò Carosio e che noi - da queste povere pagine - stiamo cercando di recuperare.

Adesso, che il calcio è divenuto di nuovo privilegio di pochi fortunati con un po’ di soldini da investire nella visione pay-per-view, spesso di qualità ben più che mediocre e senz’anima.

Più football e meno interessi, signori.

Cercate di ricordarvelo almeno un po’. Il calcio è patrimonio nazionale. Non può dipendere da un conto corrente o da un abbonamento in più o in meno.

 

Passiamo ad una breve cronaca dell’evento, che qualcuno attende nei nostri piccoli resoconti.

Da Toni ci si attendeva di più. Ma la marcatura a uomo praticata su di lui, spesso e volentieri con raddoppi grintosi e cattivi, gli hanno impedito di praticare le prodezze alle quali ci aveva abituato in campionato con la Fiorentina.

La notorietà si paga. Anche sul campo, quando ti fanno falli su falli per cercare di fermarti con tutti i mezzi possibili.

E così, alla fine, si è messo in mostra il suo diretto concorrente per un posto da titolare, Iaquinta, che è andato anche a siglare il goal del definitivo 2-0.

Totti si fa vedere, ma i Ghanesi praticano un gioco “maschio” ed estremamente falloso. Ce la mettono tutta per terrorizzarlo, tant’è che al 10’ della ripresa Paintsil gli sale sul ginocchio sinistro con tutto il peso del corpo. I suoi tacchetti fanno un male cane, e Francesco si contorce a terra. Pare di vedere un film dell’orrore. Infortunato gravemente?

Per fortuna non è così.

Ma i tanti giocatori del Ghana meriterebbero di essere ammoniti in blocco. Qualcuno, come Kuffour, oltre ad essere espulso, meriterebbe di essere trascinato a braccio negli spogliatoi e redarguito molto severamente per un fallo cattivissimo, da dietro, nei confronti di Iaquinta lanciato a rete.

Tra l’altro, a gioco interrotto per un fallo da contropiede fischiato dallo stesso attaccante.

Per questo, il tuffo di Kuffour è inutile quanto perfido. Ma non viene sanzionato perché in quel momento - letteralmente - non c’era partita.

Fosse accaduto a noi, il mondo intero avrebbe urlato (anzi, abbaiato) allo scandalo.

 

Ma andiamo con ordine, anche se l’entusiasmo è tanto.

Vedete, l’avversario non era affatto irresistibile, ma questo successo pieno è come una liberazione. È il riscatto dell’uomo medio, che si vede privato di tutto, perfino (e sempre più spesso) della dignità di lavoratore, nel nostro Paese.

Hanno creato tanti piccoli Fantozzi che solo la Nazionale - esattamente come trent’anni fa - avrebbe potuto salvare. Lo scandalo denominato calciopoli ha abbattuto anche quell’unica speranza rimasta all’uomo della strada.

Stasera, signori, ce la siamo ripresa sul campo assieme a quegli undici ragazzi vestiti d’azzurro.

E questa soddisfazione non ce la potrà togliere nessuno.

È il trionfo dei poveri e dei sottomessi, dei barboni a vario titolo e dei socialmente frustrati.

È l’apoteosi della povera gente.

Roba da poveracci, dirà qualche schifiltoso.

 

Nossignori. È roba da italiani. Italiani veri, con la bandiera nel cuore.

L’unica cosa che ci è rimasta.

 

E va a finire che il commento tecnico non riesco a farlo, tanto ardore m’è rimasto dentro.

Non era il Brasile, questo Ghana raffazzonato e falloso. Ma per l’Italiano medio questi fottuti novanta minuti sono stati meglio di una finale di Coppa del Mondo.

Ci siamo ripresi la nostra Nazionale.

E personalmente, ho goduto da matti a vedere Lippi soddisfatto.

Marcè, siamo TUTTI soddisfatti.

Ed io ti stimo per il gran lavoro che hai fatto. Ti voglio bene come un fratello più grande. Sei stato tosto.

Davvero.

A nome degli Italiani, di tutti quelli che saranno pure retorici come me stasera, ma che sono orgogliosi di essere figli di questa nazione troppo spesso oltraggiata a vario titolo, grazie.

Grazie di cuore.

 

Grazie a Pirlo, che al 41’ del primo tempo ha sbloccato il risultato con una fiondata da fuori area sulla quale non avrebbe potuto fare niente nessuno, tantomeno lo spaesato portiere del Ghana, Kingston, che nei primi quarantacinque minuti ha creduto, probabilmente, di assistere ad una festa paesana.

Grazie a Luca Toni, che ce l’ha messa tutta, nonostante le mazzate e la doppia marcatura a uomo..

Grazie a Vincenzo Iaquinta, che ha scavalcato anche il portiere e l’ha messa dentro con flemma così come doveva essere messa dentro.

Grazie a Francesco Totti, che ha avuto il coraggio di resistere nonostante fosse in una forma non perfetta. Ci ha messo l’anima, ed è questo quello che chiediamo da voi.

Grazie a Perrotta, Nesta e Cannavaro, che hanno dato il massimo, come sempre.

Grazie a De Rossi, che ci ha messo la cattiveria necessaria. La prossima volta, però, fai passare almeno un quarto d’ora, prima di farti ammonire.

Grazie a Grosso ed a Gilardino.

Grazie a Camoranesi, che è stato di una rapidità formidabile sulla fascia.

Grazie anche ad Alex Del Piero, che entrato a meno di dieci minuti dalla fine ha fatto quel che ha potuto. La prossima volta, so che te li mangerai vivi.

 

Abbiamo incassato persino i complimenti di Sepp Blatter, che ha definito quello dell’Italia il miglior calcio espresso finora ai Mondiali di Germania, in diretta televisiva ai microfoni della Rai.

A proposito, commento della Tv di Stato ottimo.

E grazie al mitico Sandrino Mazzola, grande nostra gloria calcistica, con il quale mi trovo sempre d’accordo nei giudizi tecnici.

 

Scrivo di getto, non ricontrollo nemmeno quel che ho vergato. Dimentico di sicuro qualcosa.

Ma quel che non è dimentico è gridare, con orgoglio, ancora una volta: Italia!

 

Gabriele

 


 

12 giugno 2006

 

LA SITUAZIONE ODIERNA

 

Dato che Lele è gasatissimo per pensare ad altro, la provo io a riassumere l’andamento odierno.

Situazione de’ due gruppi in esame oggi, E ed F.

 

 

 

Gruppo E

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Repubblica Ceca

3

1

1

0

0

3

0

Italia

3

1

1

0

0

2

0

Ghana

0

1

0

0

1

0

2

USA

0

1

0

0

1

0

3

 

Gruppo F

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Australia

3

1

1

0

0

3

1

Brasile

0

0

0

0

0

0

0

Croazia

0

0

0

0

0

0

0

Giappone

0

1

0

0

1

1

3

 

 

E la si conclude con gli incontri in programma domani:

 

Corea del Sud-Togo, ore 15.00

Francia-Svizzera, ore 18.00

Brasile-Croazia, ore 21.00

 

Betta

 


 

13 giugno 2006

 

COREA DEL SUD - TOGO 2-1

 

L’è stata una delle partite più brutte viste finora al Mondiale.

Ne’ primi quarantacinque minuti, ‘un s’è visto nulla di decente, tranne la fiammata di Kader per il Togo alla mezz’ora, dopo un’estenuante trotterellare a centrocampo.

E così, indecisa se dirigermi verso il frigo e mangiare qualcosa di nutriente per tenermi su o fare un pochinino di stretching pe’ fa’ più movimento di quelli ‘n campo, la mi son detta che forse sarebbe stato meglio vedersi il secondo tempo, anche perché la fatal Corea stava perdendo allegramente senza fare nulla per riprendersi.

 

L’era difficile, oggi pomeriggio, credere che quella era la medesima squadra arrivata quarta nel precedente Mondiale.

Mancanza di senso pratico ne’ giocatori, che forse credevano d’essere in vacanza.

Il Togo c’ha creduto di più e li ha fatti neri (letteralmente!) solo perché i suoi atleti han corso molto di più dei rammolliti Coreani.

 

Le cose son cambiate nella ripresa, quando la squadra africana, al settimo minuto, s’è vista espellere Abalo, che ha falciato Park lanciato a rete.

L’arbitro inglese Poll applica il regolamento alla regola, da bravo cittadino britannico ligio alle regole (e quando mai quelli sgarrano?), ed un po’ ricorda gli arbitraggi di quattro anni fa.

Togo in dieci e Corea al pareggio, che arriva appena un minuto dopo ad opera di Lee Chun Soo. Il portiere Agassa si prende una pappina a volo, ma a parte il salto, di più ‘un poteva fare.

 

In superiorità numerica i Coreani si sentono meglio. C’è equilibrio, ma tutto fa supporre che gli asiatici non riescano a  fare una partita undici contro undici: arrivà quarti ai Mondiali di casa loro gli ha montato la testa, ma la tecnica, davvero ‘un c’è.

Passano in vantaggio intorno alla mezz’ora con un “certo” Ahn Jung Hwan, che noi si conosce bene per averci fatto lo scherzetto d’averci eliminati durante l’ultimo Mondiale, complice l’arbitro Moreno.

Non basta il coraggio dei giocatori del Togo, visto che i Coreani decidono di fare melina nel finale di partita. Arrivano i fischioni del pubblico e la partita finisce.

Buon per gli asiatici, che - come al solito - si sono illusi di essere tra i migliori giocatori del mondo.

Facciamoglielo credere, basta così poco pe’ fa’ contenti codesti cittini...

 

Betta

 


 

13 giugno 2006

 

FRANCIA - SVIZZERA 0-0

 

Stavolta è semplice essere sintetici.

Non abbiamo visto niente di speciale. Anzi, Francia e Svizzera hanno praticato un gioco che sa di vecchio.

Una partita noiosa, con un equilibrio spaventoso. Fino al 24’, con la punizione per la Svizzera calciata da Barnetta che taglia l’aria davanti a Barthez, il quale non sarebbe riuscito nemmeno ad arrivare sulla palla, se solo Frei l’avesse agganciata.

 

La Francia reagisce un po’ e crea un filo di gioco, ma è solo Henry che prova a costruire qualcosa di serio.

E poi c’è il solito, vecchio Zidane che si diverte a fare il regista ed a servire palloni su palloni, ma i galletti transalpini rimangono nel cortile e lasciano che gli extracomunitari d’Europa facciano gran parte dell’incontro.

 

Tutti s’innervosiscono, e scattano i cartellini gialli. Una costante di questo Mondiale è proprio questa: quando gli arbitri non sanno più come fare, mettono subito mano al taschino. Il russo Ivanov non fa eccezione e riesce a mettere un freno alla rabbia, che forse è più dei Francesi che degli Svizzeri.

 

Nel secondo tempo tutto diventa ancora più pesante. Da una parte e dall’altra, più che le occasioni fioccano le legnate.

E di nuovo Ivanov mette meno al taschino. Ne fa le spese persino Zidane. Ed alla fine delle ostilità, il numero degli ammoniti sale addirittura ad otto (5-3 per la Svizzera). Che su ventidue in campo, è un gran bel record.

L’unico di questa pizza interminabile conclusa a reti bianche. I Bleus devono cominciare ad avere un filo di timore. Non per il suo girone, ma per il seguito del Mondiale.

Se non si danno da fare le buscheranno.

E per giunta, la Corea del Sud si trova in testa, a punteggio pieno davanti ai galletti. Che forse hanno abbassato definitivamente la cresta.

Il Mondiale del 1998 è lontano secoli luce.

 

Giorgio

 


 

13 giugno 2006

 

BRASILE - CROAZIA 1-0

 

Fortunatamente, il Brasile è irriconoscibile.

Alla fine del primo tempo, mi sono reso conto che - effettivamente - abbiamo espresso il miglior calcio dei Campionati Mondiali di quest’anno.

Carlos Parreira, il ct dei verdeoro, si è affidato all’estro dei singoli.

Ma i singoli non fanno una squadra. Il gruppo manca quasi completamente. Se non ci fosse stato il lampo di Kakà nel finale dei primi quarantacinque minuti, probabilmente la Croazia si sarebbe fatta sotto ancor di più nel seguito dell’incontro.

I Croati non hanno demeritato neanche un po’. In considerazione del fatto che chiunque avrebbe avuto paura di una nazionale blasonatissima come quella carioca, specie durante la partita d’esordio, vedere i giocatori in maglia a scacchi affrontare dal primo minuto con il giusto piglio gli avversari di una scuola calcistica che ha fatto (e continua a fare) epoca, fa un certo effetto.

 

I Brasiliani, dicevo, pungono ma non mordono. Ronaldinho è quello che fa più movimento, ma sono solo sprazzi d’estro in una serata che per i tanti tifosi sudamericani dev’essere stata piena d’ombre più che di luci.

Ronaldo appare bolso come preannunciato, e non si capisce perché Parreira lo tenga in campo. Il campione che era risorto dopo lo sfortunato periodo con l’Inter è solo l’ombra di se stesso.

 

Solo Kakà ci crede davvero. Ma - attenzione - gioca all’italiana. È più concreto degli altri suoi compagni, più fresco e con una visione di gioco nitidissima.

Però è praticamente solo, visto che l’altro pezzo da novanta verdeoro, Adriano, è un fantasma che si aggira in mezzo al campo.

No, questo Brasile possiamo farlo fuori con tranquillità, dovessimo incontrarlo sul nostro cammino. Almeno per quanto abbiamo visto stasera.

Chi dovrebbe farci paura, è l’Olanda. Non dovremmo temere rivali, affrontando tutti gli incontri con quel pizzico d’umiltà che ci è mancato nelle ultime edizioni dei Campionati.

 

Ho visto i Croati andare in doppio passo e mangiarsi la difesa carioca. Le due punte brasiliane sono ferme. E questo fa ben sperare per il (nostro) futuro.

Kakà è solo, il re (l’intera squadra) è  nudo.

 

 

Riassumo la giornata:

 

Gruppo F

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Australia

3

1

1

0

0

3

1

Brasile

3

1

1

0

0

1

0

Croazia

0

1

0

0

1

0

1

Giappone

0

1

0

0

1

1

3

 

Gruppo G

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Corea del Sud

3

1

1

0

0

2

1

Francia

1

1

0

1

0

0

0

Svizzera

1

1

0

1

0

0

0

Togo

0

1

0

0

1

1

2

 

 

Le partite di domani:

 

Spagna - Ucraina, ore 15.00.

Tunisia - Arabia Saudita, ore 18.00.

Germania - Polonia, ore 21.00.

 

Gabriele

 


 

14 giugno 2006

 

SPAGNA - UCRAINA 4-0

 

Aiuto, qualcosa si è svegliato in questo mediocre Mondiale (ad eccezione dei nostri Azzurri e degli Olandesi), e porta la firma delle furie rosse spagnole, che hanno calato il poker su un’Ucraina totalmente irriconoscibile.

Non siamo riusciti a capire per quale cavolo di motivo non siamo riusciti ad annientarli nell’ultima amichevole prima dei Campionati.

È anche vero che gli Spagnoli hanno chiuso la pratica prima del ventesimo del primo tempo. Due veri e propri colpi di balestra, di Xabi Alonso prima e di Villa poi.

Gli uomini di Aragones dilagano. C’è una sola squadra in mezzo al campo. Diventa di colpo una partitella d’allenamento.

 

Ho faticato a credere ai miei occhi. Se dovessimo affrontare ora queste belve in maglia rossa, dovremmo fare gli straordinari. Speriamo che la loro benzina finisca in fretta.

Il primo tiro dell’Ucraina, piuttosto deboluccio, arriva poco dopo la mezz’ora. C’è mancato poco che l’estremo difensore spagnolo si mettesse a ridere per l’incredulità.

 

Alla fine dei primi quarantacinque minuti il risultato si ferma sul 2-0. Ma c’era lo spazio per un altro bel gol spagnolo di Villa, che però decide di spararla addosso al portiere Shovkovsky.

E Shevchenko? Probabilmente l’uomo simbolo degli Ucraini ha già la testa alle vacanze, visto che proprio non s’è visto. O almeno io non mi sono accorto della sua presenza.

 

Dopo due minuti dall’inizio della ripresa, come se non bastasse, arriva anche l’espulsione di Vashchuk per un fallo su Fernando Torres e conseguente rigore, che Villa trasforma con facilità.

3-0 e palla al centro.

Sugli spalti il pubblico canta in allegria. La torcida brasiliana, stavolta, si trova in Spagna.

C’è persino il tempo per far entrare Fabregas, il giocatore più giovane del Mondiale.

 

Il colpo di grazia agli Ucraini arriva a poco più di dieci minuti dalla fine, ad opera di Fernando Torres.

Impressionante: 4-0 ed Ucraina annullata.

 

Giorgio

 


 

14 giugno 2006

 

TUNISIA - ARABIA SAUDITA 2-2

 

Avrei dovuto protesta’ vivacemente per il fatto che a me, poverina, la dan solo partite che sembrano quasi insignificanti.

No, l’è come a dire che solo perché son donna, in teoria ‘un ne dovrei capire una sega, di calcio.

Dicono che l’è roba da òmini, ma tanto pe’ dilla tutta, forse voi ‘un lo sapete, ma c’è persino il Mondiale femminile, bellini!

E le donne giocan meglio di voi maschietti, qualche volta...

 

Insomma, ho creduto di vedè la solita partitina che non conta nulla, di quelle che servon solo da riempitivo in una competizione importante come questa.

E invece mi son divertita.

S’è vista più Tunisia nel primo tempo, ma tutte e due le squadre han praticato un gioco vivace, forse perché non hanno niente da perdere e questo l’era quasi un derby simpatia. Però tutte e due le compagini han fatto onore a questo sport.

 

Batti e ribatti, pallone da tutte le parti. Di certo la ‘un ci s’annoia, visto che il pomeriggio è tranquillo e la testa se ne va un po’ per i fatti suoi, complice l’estate che la sta arrivando di brutto. C’è umidità nell’aria, e mi tocca accendere il condizionatore.

A raccontarla così, pare che mi stia distraendo, visto che in campo potrebbe non esserci di meglio da vedere. Ed invece, il ritmo c’è. La spensieratezza pure. Questo l’è sport. E l’è pulito.

Le cose migliori le stanno facendo vedere, insomma, proprio le nazionali che non hanno tutto questo blasone di cui si discute tanto in giro.

 

Arriva pure il gol di Jaziri, che porta in vantaggio la Tunisia al 23’. I giocatori in maglia bianca prima festeggiano, poi si buttano in attacco tutti assieme e mettono in difficoltà quelli in maglia verde. Che risentono della stangata ed arrancano fino all’intervallo.

 

La festa, insomma, c’è. Come iersera, c’è anche il tifoso (stavolta con bandiera) che prova a fa’ una specie di invasione di campo, sventolando il vessillo tunisino.

Ma l’è solo un momento. Iniziano i secondi quarantacinque minuti, con l’Arabia Saudita che attacca sin dall’inizio.

I Sauditi ci credono così tanto che alla fine pervengono al pareggio con Al Kahtani al dodicesimo.

La situazione s’è invertita. Ora sono i giocatori in maglia verde ad assedià la porta avversaria.

 

Al Jaber, che sostituisce proprio Al Kahtani, è l’unico calciatore asiatico ad avè disputato quattro edizioni della Coppa del Mondo. Anche questa l’è una bella notizia in una giornata felice di sport.

Un minuto dopo (siamo al trentottesimo), l’Arabia Saudita passa addirittura in vantaggio, e proprio col nuovo entrato.

 

I Tunisini si sentono persi, ma in pieno recupero arriva il gol del defintivo pareggio, ad opera di Jaidi.

Cinque minuti di recupero son stati tantini, ma lo spettacolo l’è stato piacevole.

La partita viene consegnata alla storia de’ Mondiali, ed ora le due squadre si trovano in buona posizione di classifica. Se l’Ucraina è virtualmente quasi fuori (e la differenza reti potrebbe farsi sentire), una delle due può ancora sperare.

 

Betta

 


 

14 giugno 2006

 

GERMANIA - POLONIA 1-0

 

Non posso fare altro che confermare la mia impressione iniziale. M’è parso che il Costarica, durante la prima partita, non si sia comportato male. Anche perché la Germania aveva dimostrato di essere legnosa, nonostante il 4-2 finale in suo favore.

Ecco, quella sensazione (che pochissimi avevano avuto, a dir la verità, anche in virtù del numero di reti) si è fatta ancor più forte dopo aver visto l’undici di Klinsmann giocare un incontro assolutamente incolore contro la Polonia.

Che - per forza di cose - doveva fare la partita della vita.

E così è stato, visto che sono entrati in campo determinati, pronti a vendere cara la pelle (calcistica) contro i padroni di casa.

 

C’era Ballack, al suo debutto mondiale. Ma è stato lasciato da solo. Certo, palle gliene sono arrivate. Però non si può contare su un solo fuoriclasse.

Che manchino le idee, in questo gigante dai piedi d’argilla che è la Germania, è più che evidente. È come se fosse  inevitabilmente latitante il gruppo.

Non credo sia la (presunta) sicurezza di vincere il Mondiale. Diciamo piuttosto che stanno cercando di mascherare le loro debolezze atletiche dietro il grandissimo sostegno di pubblico, vera e propria stampella sul quale poggiare una sparuta ambizione.

Certo, posso sbagliarmi di grosso, visto che i bianchi di Germania potrebbero veramente alzare al cielo la Coppa nel cielo di Berlino, ma i Polacchi (che avrebbero dovuto esser divorati in un solo boccone) hanno resistito alla stragrande, e non solo per la mera forza dei nervi o per un mero fatto di bandiera.

 

Non capisco perché la Polonia sia crollata con l’Ecuador, ma i biancorossi c’erano eccome. Ed ai Campionati non ci sono arrivati per un puro caso.

Il goal che li mette defintivamente kappaò è arrivato al 91’ ad opera di Neuville. Ma è stata solo la forza dei nervi a far trovare una deviazione vincente al tedesco.

Una doppia traversa appena un paio di minuti prima aveva negato alla Germania la rete del successo. Ma questo nuovo trionfo è un ulteriore episodio positivo in un cammino che si ta rivelando un po’ troppo spigoloso.

 

Complessivamente, però, la partita è stata noiosa. Sì, qualche fiammata c’è stata, ma il momento più bello è stato rappresentato dagli inni nazionali.

Il che è tutto dire.

Fa un certo effetto vedere un muro umano cantare assieme ai giocatori di entrambe le nazionali.

E va detto che musicalmente, entrambi gli inni sono di una squisitezza quasi unica.

 

Detto tra noi, sono curioso di vedere come si comporterà la Germania contro l’Ecuador. Ma il vero impatto con la competizione, i bianchi di Klinsmann lo avranno a partire dagli ottavi. A quel punto potremo davvero valutare la prestanza dei padroni di casa.

 

 

E veniamo alla situazione dei gruppi A ed H:

 

Gruppo A

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Germania

6

2

2

0

0

5

2

Ecuador

3

1

1

0

0

2

0

Costarica

0

1

0

0

1

2

4

Polonia

0

2

0

0

1

0

3

 

Gruppo H

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Spagna

3

1

1

0

0

4

0

Arabia Saudita

1

1

0

1

0

2

2

Tunisia

1

1

0

1

0

2

2

Ucraina

0

1

0

0

1

0

4

 

 

Gli incontri di domani:

 

Ecuador - Costarica, ore 15.00.

Inghilterra - Trinidad & Tobago, ore 18.00.

Svezia - Paraguay, ore 21.00.

 

Gabriele

 


 

15 giugno 2006

 

ECUADOR - COSTARICA 3-0

 

La foga dei Costaricani è durata appena otto minuti. Quelli che servono a Tenorio per infilare di testa la rete di Porras.

Del resto, l’Ecuador giocava in tranquillità, complice il successo limpido contro i Polacchi di qualche giorno fa.

La festa sugli spalti s’è vista subito, perché con un risultato positivo i giocatori in maglia gialla sarebbero stati certi di passare quantomeno il turno. Lo scontro diretto con la Germania, a conti fatti, servirebbe solo per stabilire il primo posto nel girone, determinante per affrontare gli ottavi in relativa tranquillità. Relativa, certo. Perché non si sa mai cosa ti può capitare, visto che la prima scrematura c’è stata e da quel momento in poi tutto diventa più difficile. Scontri diretti che valgono la permanenza al Mondiale.

 

Il bel gioco, poi, in questi Campionati l’abbiamo visto. Soprattutto dalle squadre meno blasonate. Bisogna dire che le europee soprattutto hanno preso l’appuntamento sottogamba, “forti” di una superiorità psicologica che - a ben guardare - non ha affatto pagato.

Tranne rarissime eccezioni (leggi: Italia, Spagna ed Olanda), il resto del gruppone dei campionissimi ha fatto decisamente pena.

Ed il Brasile è stata la delusione più grossa. Della Germania sapevamo. Non ci siamo stupiti più di tanto nel vedere arrancare l’undici di Klinsmann, nonostante i due successi iniziali.

 

E sono curioso di vedere il prossimo incontro del girone tra Tedeschi ed Ecuadoregni, visto che questo è ormai praticamente chiuso, con il Costarica che annaspa in quella che è la sua penultima partita dei Campionati.

Come in una fotocopia, sempre all’ottavo minuto - ma del secondo tempo - arriva il raddoppio dell’Ecuador. Questa volta la botta di destro è di Delgado.

I giochi sono fatti, ma nei minuti di recupero c’è persino il tempo di finire il Costarica con una finezza di Kaviedes.

Forse i nodi al pettine, per la Germania, verranno con l’incontro finale del girone. Staremo a vedere.

 

Gabriele

 


 

15 giugno 2006

 

INGHILTERRA - TRINIDAD & TOBAGO 2-0

 

A scaldare il clima della partita ci ha pensato il ct di Trinidad, Leo Beenhakker, che - a suo dire - gli Inglesi saranno sì grandissimi calciatori, ma non vincono perché non fanno gruppo.

Il Franken Stadion di Norimberga decide così il futuro dei Leoni d’Inghilterra, che a me - durante il primo incontro - hanno fatto solo senso. Mi sa che Beenhakker ha ragione.

 

Molti sottovalutano la piccola Trinidad, ma forse non hanno capito con chi hanno a che fare. Anche perché gran parte delle nazionali di tutti i Paesi hanno giocatori che militano nei campionati di mezzo mondo, compresa l’Europa. E quindi, conoscono benissimo pregi e difetti del calcio continentale.

 

I leoni non ruggiscono e Trinidad li contiene benissimo. Per ora, i sudditi del football di Sua Maestà britannica praticano un calcio da oratorio. Nel senso che chi possiede palla, se la tiene fino a che non tira in porta. E per la voglia di massacrare i meno quotati avversari, sbagliano tutto.

 

Al fischio di chiusura della prima frazione di gioco, i tifosi inglesi s’incazzano di brutto. Backham & Company, che non sono riusciti a sommergere di reti Trinidad & Tobago, vengono subissati di sonori fischioni.

Una figuraccia totale, anche perché l’occasione più limpida è venuta proprio dagli avversari.

 

La ripresa è un pianto continuo. Fra calci di rimessa e pochezza d’ingegno, il calcio da oratorio lo rimpiangiamo. E ci meravigliamo di come l’Inghilterra sia riuscita a vincere contro il Paraguay. La notizia sta nel fatto che Crouch, messo praticamente davanti alla porta di Trinidad, è capace di mangiarsi l’impossibile, compresi almeno tre gol facili facili.

Alla fine, l’Inglese ce la fa ad infilarla in rete. Ma siamo nientemeno che al trentottesimo del secondo tempo. È trascorsa un’eternità.

 

Meno di dieci minuti dopo, Gerrard mette il sigillo sull’incontro. Gol discreto. Ma l’Inghilterra ci ha fornito - senza volerlo, il più comico spettacolo del mondo. Nel finale viene annullata una rete a Glen, ma chi se n’accorto.

Quel che risalta è la pochezza tecnica e stilistica degli Inglesi, che si ritrovano a punteggio pieno dopo due partite solo per un purissimo caso. Eriksson dovrà fare gli straordinari per creare, in pochissimi giorni, quel gruppo di cui parlava Beenhakker. Che aveva ragione.

 

Giorgio

 


 

15 giugno 2006

 

SVEZIA - PARAGUAY 1-0

 

M’hanno ridato da commenta’ di nuovo gli Svedesi. Ed io, in fondo, la ci godo, a vedè quelli che hanno reso famoso il marchio dell’Ikea nel mondo boccheggiare in questo Mondiale.

Sempre perché la mi ricordo ancora l’accordone (“Nordic Victory”) tra Svedesi e Danesi che ci fu per spedirci a casuccia bella durante l’Europeo di du’anni fa.

 

E c’ho goduto di molto a vedè che i gialloni l’avevan le idee confuse come il loro gioco alla fine del primo tempo.

Reti bianche. Come la neve a quelle latitudini.

 

Lo so, la son scostumata a dì così, ma m’importa sega di fare la personcina corretta, visto che la memoria l’ho lunga.

La partita l’è brutta e noiosa, ma c’è da dire che l’arbitro non sa fare il suo mestiere. E visto che la son nervosetti, in campo, si decide a tirà fuori cartellini già dal terzo minuto. In quarantacinque minuti ne ammonisce sì solo due, ma la voglia di mette mano al taschino l’è tanta. E la si vede benissimo.

 

Il tanto atteso Ibrahimovic ‘un s’è visto. Anche perché manca l’intera squadra, che forse in Germania c’è venuta credendo di farsi una vacanza a spese della Federcalcio locale. Il Paraguay non riesce a toccà palla solo perché quelli in maglia gialla devono aver creduto di perdere tempo facendo il torello, visto che se la passano in continuazione e di tanto in tanto la scagliano a rete.

 

Suvvia, sto scherzando. Effettivamente la Svezia attacca di più, ma va a finire come con i caraibici nel corso della prima loro partita: fanno tanto ma non concretizzano.

Forse davvero la si sentono in vacanza. Sarebbe ora tornassero a casa.

 

Nell’intervallo, du’ notarelle sul prepartita di Raiuno.

Francamente, non capisco che c’è andato a fare Enrico Ruggeri a commentare prima dell’incontro. S’è fatto un filo di propaganda antiamericana a seguito delle dichiarazioni di Eddie Johnson, attaccante degli USA, che (in visita alla base americana a Kaiserslautern) s’è divertito a dire: «Siamo qui per una guerra, siamo qui per combattere con il nostro Paese. Noi rappresentiamo il nostro paese e basta che portiamo la nostra bandiera e subito il nostro motto diventa ‘vinci o muori’. Noi stiamo andando a fare il nostro dovere. Andiamo a fare di tutto per vincere, a fare di tutto anche quando l’arbitro non guarda. Dobbiamo avere quei tre punti.».

(http://www.sportisland.net/archivio/011425_stati_uniti_johnson_con_litalia_sara_una_guerra.php)

 

Veh, bellini, questa se la poteva anche risparmiare, però. Anche perché noi non s’ha nulla contro gli Stati Uniti...

E poi, Eddie! Come se ‘un ci fosse un arbitro davvero a controllà se va tutto bene e ‘un ci fosse la diretta Tv...

 

E così i nostri Iaquinta e Totti la si son fatti una bella risatona ammazzatensione.

(http://www.ansa.it/main/notizie/rubriche/approfondimenti/20060615204133957163.html)

Anche perché - che cazzo! - l’è solo sport. Darsi una calmata tutti, bellini! L’è solo una partita di calcio.

 

Nel frattempo, l’è ripreso il secondo tempo. Ed il resto della partita l’è d’una noia estenuante.

A me non è piaciuta affatto.

Ljungberg ha incornato il portiere avversario ad un minuto dalla fine del tempo regolamentare, mettendoci una bella pezza.

Si chiude sull’1-0 per gli Svedesi. Ed i giochi la sembran fatti anche in questo girone, con l’Inghilterra a guidare.

 

E riassumiamo, come di consueto, la situazione ne’gruppi:

 

Gruppo A

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Ecuador

6

2

2

0

0

5

0

Germania

6

2

2

0

0

5

2

Polonia

0

2

0

0

2

0

3

Costarica

0

2

0

0

2

2

7

 

Gruppo B

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Inghilterra

6

2

2

0

0

3

0

Svezia

4

2

1

1

0

1

0

Trinidad&Tobago

1

2

0

1

1

0

2

Paraguay

0

2

0

0

2

0

2

 

 

Queste le partite di domani:

 

Argentina - Serbia Montenegro, ore 15.00.

Olanda - Costa d'Avorio, ore 18.00.

Messico - Angola, ore 21.00.

 

Betta

 


 

16 giugno 2006

 

ARGENTINA - SERBIA MONTENEGRO 6-0

 

Pensavo che la mi sarei annoiata a guardà una partita che sulla carta pareva essere di molto “tirata”. E così la mi sono attrezzata per il pomeriggio.

Dato che ‘un avevo voglia di rompermi con la diretta Rai, che di solito l’è una pena e che - comunque - han sottovalutato di molto l’appuntamento co’ Campionati, ho deciso di sintonizzarmi sulle frequenze digitali della ARD tedesca.

 

S’è detto altre volte, in codesto blog, lo si ripete anche ora: in 16:9, digitale, con commento in lingua madre (e quindi chissenefrega, uno la telecronaca se la fa da sé, che la viene anche meglio) e sopratutto gratis in modo totalmente legale.

Anche perché la Tv tedesca le trasmette in chiaro, vale a dire free on air. Niente magheggi strani. Basta una parabola ed un doppio feed (la si dice così? Son que’ du’ pistolotti davanti al braccetto dell’antenna, così m’hanno spiegato) con un ricevitore satellitare che permette di vedè solo ed esclusivamente i canali free.

Tutto legale e tutto normale.

 

La s’incazzeranno ancora, quelli di SKY? No, perché se così fosse, dovrebbero intimà alla Tv tedesca di oscurarsi pure le mutande, oltre al segnale. Noi non si può fa’ nulla per impedirci la visione. La dovremmo staccà la spina e fa’ come Tafazzi: massacrarsi le parti intime con una bottiglia di plastica (e per una femminuccia l’è difficile, credete a me), saltellando e gridando ritmicamente: “Oh! Oh! Oh!”

Sarebbe a dire che ‘un siamo masochisti, e se una cosa viene offerta legalmente gratis, ‘un si vede per quale cacchio di motivo la si dovrebbe rinunciarvi.

 

E così, la mi son messa comoda comoda sul divano in pelle del salotto bòno, con una bella aranciatina come s’usava una volta allo stadio, quando la ci si poteva andà tranquilli con tutta la famiglia senza paura di venì torturati dagli ultras di turno.

 

Rassegnata alla bisogna, e cioè al gioco palloso e di merda fatto di tiracci rasoterra a centrocampo in attesa di vedè chi de’ due si fa sotto prima, mi sono messa davanti alla Tv.

Mamma mia.

 

‘Un avrei mai pensato che gli slavi si fossero dimenticati come la si fa a giocà a calcio.

Allora, cal-cio. Sillabato pe’ benino, hai visto mai che forse così lo capiscono. Quel gioco che si fa con un pallone che una volta l’era cucito a mano con pezze di cuoio che ricordavano il color can-che-scappa, a metà tra il grigio, l’arancione, il senape e il color merda di seppia abbrustolita.

Quella sfera che poi divenne dodecaedro, vale a dire una specie di palla fatta con tanti pentagoni bicolore, bianchi e neri (i colori della maglia del Siena: che goduria!)...

Sì, forse avete capito... Una volta lo chiamaron Tango, lo rifecero in plastichetta leggerina e ne vedettero qualche milione (o qualche miliardo, boh?) a’ ragazzini...

Ma sì! Du’ anni fa lo chiamaron Roteiro e s’accorsero, troppo tardi, che andava a vento e l’era quasi impossibile controllarlo a dovere, tant’è che la Grecia vinse gli Europei per poi sparì di bel nòvo dalla circolazione...

Sì, sì! Quello che per i Mondiali l’è senza cuciture (valli a capì, coloro che l’han fatta ‘na cosa così!) e pare sia meglio della merda che ebbero il coraggio di presentà un paio d’anni fa.

 

Ecco, quella è la palla.

No, la ‘un vi dovete scansà quando ve la tirano: la dovete fermà, possibilmente mitragliando l’avversario (perché solo così la si potevan fermà gli Argentini, a meno che la ‘un si provenisse da un altro pianeta) per impedirgli di entrare in rete anche con gli scarpini.

Gli scarpini, sì... Quelli che son fatti...

 

Veh, bellini! Ma vi si deve proprio spiegà tutto?

Perché un conto l’è perdere 1-0 con l’Olanda dopo avè fatto una bella partita; un altro l’è venì annientati 6-0 dalla squadra che l’è vero che fu la nazionale di Maradona (che alla fine era incontenibile: c’è mancato poco che non si facesse di corsa tutto lo stadio saltando da un settore all’altro e costringendo il pubblico a fa’ la ola), ma in fondo l’è solo una squadra di undici òmini.

Che vengono da Giove, l’è vero anche questo. Però son solo undici. Che in fin dei conti si son fatti la partitella d’allenamento col pubblico delle grandi occasioni.

 

Insomma, bellini, ci s’aspetta un risultato tennistico quando la stessa Argentina si trovasse di fronte una roba tipo l’Arabia Saudita (con tutto il rispetto per i mediorientali, che ‘un hanno mica sfigurato, anzi!), ma con l’ex Jugoslavia che ora si fa chiamà Serbia Montenegro, proprio no.

 

Insomma, l’aranciata ‘un l’ho neanche guardata.

Son rimasta a bocca aperta.

La sequenza dei gol: appena appena al 6’, un tal Maxi Rodriguez (che Maxi l’è davvero) insacca su assist di Saviola; al 31’ Crespo e Cambiasso duettano da fa’ spavento e quest’ultimo fa fuori il portiere serbo Jevric con una fiondata centrale; al 41’, ancora Maxi Rodriguez si ritrova una palla d’oro sui piedi e di piatto destro gonfia la rete serba beccando il palo interno; al 78’ Crespo sigla un capolavoro; all’83’ arriva il quinto sigillo di Tevez che la si mangia a colazione l’intera difesa slava e ridicolizza Jevric; all’88’ l’umiliante 6-0 porta la firma di Messi, che rifila una rasoiata all’estremo difensore serbo.

 

‘Un c’è nient’altro da dire se non che la Serbia Montenegro è fòri dal Mondiale.

 

Betta

 


 

16 giugno 2006

 

OLANDA - COSTA D'AVORIO 2-1

 

Qualche giorno fa ho sentito dire che le squadre africane sono state una delusione. Non è vero.

La Costa d’Avorio si è comportata molto dignitosamente in un girone terribile, che comprendeva Argentina, Olanda e Saerbia Montenegro.

Certo la caratura tecnica degli avversari era talmente alta da ritenere impossibile, sulla carta, il passaggio del turno da parte degli elefanti, che però non si sono comportati da pachidermi.

Hanno fatto vedere un ottimo calcio, supportato da tanta grinta ed altrettanto cuore.

Purtroppo non è bastato.

 

L’esperienza di Argentini ed Olandesi ha fatto la differenza. Sono squadre pragmatiche, che però riescono a regalare più di un’emozione ai loro sosteniori.

E questo significa anche bel gioco, oltre alla concretezza.

 

La Costa d’Avorio potrà riscattarsi, magari durante i prossimi Campionati Mondiali.

E nonostante le due sconfitte, può dire di essere caduta con onore.

Se non altro, non ha fatto la figura dei Serbi, maciullati dall’Argentina con un secco ed impietoso 6-0. Gli Ivoriani, almeno, hanno impensierito i biancazzurri sudamericani.

 

Tutto si risolve nel primo tempo, con il goal di Van Persie prima e quello di Van Nistelrooij poi, dal 23’ al 27’. Undici minuti dopo, nonostante la doppia mazzata, Kone accorcia le distanze. Ma non basta, visto che la furia ivoriana viene contenuta abilmente dagli Orange.

 

Nella ripresa, la Costa d’Avorio si fa di nuovo sotto e si vedono anche una serie di passaggi di prima che mettono impressione: la tecnica di questi atleti è notevole, ma le conclusioni non sono favorite dalla fortuna.

Gli Olandesi iniziano ad arrancare, complice la stanchezza. Che però non coglie gli Ivoriani, abituati (evidentemente) a sopportare meglio caldo e fatica.

 

Al 31’ Van Bronckhorst commette fallo in area ai danni di Ebouè. L’arbitro colombiano Ruiz decide che il rigore non c’è. Ma direi che sbaglia.

Un minuto dopo, Drogba, si vede respinto sulla linea da Van Persie un goal praticamente fatto. Ancora Drogba al 35’, poi Yapi Yapo insistono per regalare un meritatissimo pareggio alla Costa d’Avorio. Nulla da fare. La fortuna è dalla parte di Van Der Sar.

 

L’incontro termina sul 2-1 per gli Orange. La Costa d’Avorio è eliminata, ma ha vinto comunque il suo Mondiale. Resta una delle squadre che si comportata meglio contro avversari di grande prestigio.

Saranno Olanda ed Argentina a contendersi il primo posto nel girone.

Ma quello è un altro spettacolo.

 

Gabriele

 


 

16 giugno 2006

 

MESSICO - ANGOLA 0-0

 

Ci sono partite, in un Campionato che sta diventando imprevedbile come questo, durante le quali ci si attende la goleada. Altre, invece, in cui il tanto sospirato spettacolo dei gol si fa desiderare.

Ecco, Messico-Angola appartiene proprio alla seconda categoria.

 

Possiamo confessare, a giornata praticamente finita, che pensavamo di aver assegnato ad Elisa la partita peggiore, in base ai cirteri di cui sopra.

C’è andata male, perché lei è stata l’unica a divertirsi davvero.

 

Allora, che dire di questa partita? L’unica emozione del primo tempo è venuta dal palo colto dai Messicani con Marquez, complice la deviazione della barriera angolana.

E gli africani non sono affatto da buttar via, però. Ci mettono impegno, contro una squadra che sembra la brutta copia di quella vista con l’Iran. Non che avessero particolarmente brillato in quell’occasione, però, se non altro, avevano infilato tre volte la rete avversaria.

 

La ripresa è ancor più scialba della prima frazione di gioco.

Il Messico delle passate edizioni dei Mondiali era un’altra cosa. Non so, è come se qualcosa nel Nord e nel Centro America si fosse calcisticamente involuto.

Avremmo dovuto aver paura degli Stati Uniti, ed invece abbiamo visto come la squadra di Bruce Arena, che a detta del tecnico era la migliore di sempre, si sia squagliata come burro nel forno della Repubblica Ceca.

Tre pappe e via.

 

Domani gli Statunitensi toccano a noi, ma non dovrebbero rappresentare un problema insormontabile. Certo, mai sottovalutare l’avversario, chiunque esso sia. E non dico che possiamo dormire sonni tranquilli.

Perché contro l’Italia tutti ci tengono a fare la partita della vita, per tante ragioni.

Però gli States di quattro anni fa erano un’altra (bella) cosa.

 

Intanto l’incontro finisce col risultato di 0-0, decisamente storico per l’Angola. Nessuna lontanissima speranza di qualificazione per loro, certo. Ma di sicuro resteranno un bel ricordo di questo grintoso Mondiale.

 

Dunque, passiamo al lavoro (ancor più noioso) del sunto quotidiano:

 

Gruppo C

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Argentina

6

2

2

0

0

8

1

Olanda

6

2

2

0

0

3

1

Costa d'Avorio

0

2

0

0

2

2

4

SerbiaMontenegro

0

2

0

0

2

0

7

 

Gruppo D

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Messico

4

2

1

1

0

3

1

Portogallo

3

1

1

0

0

1

0

Angola

1

2

0

1

1

0

1

Iran

0

1

0

0

1

1

3

 

 

 

E questi sono gli appuntamenti di domani:

 

Portogallo-Iran, ore 15.00.

Repubblica Ceca-Ghana, ore 18.00.

Italia-USA, ore 21.00.

 

Giorgio

 


 

17 giugno 2006

 

PORTOGALLO - IRAN 2-0

 

La si ricomincia! A dire il vero, dopo tutta codesta botta di calcio in un colpo solo, che nell’arco d’un mese l’è talmente tanta da ‘un poterne più, penso che dopo ‘sti Mondiali, almeno fino all’inizio del prossimo campionato nazionale, semmai la si dovesse ancora fa’, non ne vorrò più vedè di palloni  a giro.

 

La mi tocca commentà un partitino mica da nulla, con du’ scòle calcistiche che più diverse tra loro proprio ‘un le si trova.

Vabbè, il programma della sottoscritta, quando l’è costretta a starsene in casa con codesto filino di caldo boia, l’è sempre il medesimo: aranciata a divano di pelle.

L’aranciata me la bevo subito, ‘un fosse mai che mi capita di tenè gli occhi incollati allo schermo pe’ vedè un massacro come quello di ieri pomeriggio.

 

Passa un quarto d’ora, e s’è sempre sul risultato di 0-0. Ma la ‘un m’annoio nemmeno un po’.

Certo, attaccano di più i Portoghesi, ma pure gli Iraniani non sono male. Sento applausi da una parte e dall’altra, nonostante il cronista della ZDF m’urli in tedesco tutta quanta la telecronaca. E dire che codesta lingua la conoscevo pochino. Ma ora m’è diventata familiare e pure un tantino simpatica, nonostante sia così duretta all’orecchio di noi Italiani.

 

E poi, da quel poco che ne capisco, la mi pare una telecronaca professionale. Molto più di quella fatta da’ nostri cronisti, che troppo spesso la si fanno affiancà da ex giocatori che ‘un sono in grado di commentà. Tranne Mazzola, che l’è persino più bravo del giornalista che gli mettono affianco e di cui non mi ricordo il nome.

Veh, bellini, io son ferma ancora alla voce di Pizzul. Gli altri non li conosco.

 

Mi garba anche la qualità d’immagine. Anche se l’abbiam detto tutti e tre nel corso di questi giorni frenetici, giova non di poco notà come i tedeschi abbiano una qualità di segnale superiore pure a quella di SKY, che mi dicoono comprima di molto il segnale.

Cioè, io ‘un ne capisco nulla, ho solo chiesto ad una persona che conosco come vedesse le reti del pacchettone SKY.Lo chiamo pacchettone perché l’è formato da tanti canali, ecco come mai uso codesto termine. L’è bene dirlo, perché quelli di SKY la son suscettibili fino all’inverosimile.

 

Insomma, m’han spiegato che l’immagine a volte l’è talmente “compressa” che le immagini in movimento fanno un effetto “a quadrettoni”, nel senso che...

Oh, l’Iran, al 23’, ha quasi insaccato.

... nel senso che si forma quel che chiamano “effetto pixel”. L’immagine, insomma, ‘un è granché.

Sono andata l’altro giorno a casa d’amici...

Però, la copertura skydome dello stadio di Francoforte l’è bellissima. No, pensavo che se viene giù il maxi schermo a quattro lati al centro del campo, ne fa di casini!

... Dicevo, a casa d’amici che sono abbonati a SKY, ed effettivamente, codesta differenza c’è. I corsi d’acqua mostrano proprio quest’effetto qui. E non è quella che si dice una bella cosa. Anche considerato il costo dell’abbonamento, che ‘un è da sottovalutare.

S’ha come l’impressione che più che alla qualità de’ canali si sia badato alla quantità.

L’immagine della Tv pubblica tedesca l’è decisamente migliore. La si vede che ‘un è compressa come quella di SKY.

 

Palo dell’Iran! Siamo al 30’, ma l’azione pare sia stata viziata dal fuorigioco.

Insomma, codesto Portogallo proprio ‘un va.Il possesso di palla per i lusitani sfiora il 70%, ma perché ‘un segnano?

C’è codesto Mahdavikia, nell’Iran, che la sta dappertutto. La mi pare proprio bravo.

Al 35’ si sfascia pure Figo. Che ha una specie di taglio in faccia. La mi sa che è una tragedia. Questi la son messi peggio dell’Italia di Trapattoni.

Finisce che qui m’annoio davvero. Spaete che vi dico? Altra aranciata.

E c’è Miguel che alla fine del primo tempo fa vedè la cosa migliore finora, sfiorando il gol in una maniera che ha del clamoroso.

 

La ripresa l’è migliore della prima frazione di gioco. C’è più equilibrio, ma la fiondata di Deco al 43’, che mette in ginocchio l’Iran l’è un capolavoro balistico.

C’è il pubblico sugli spalti che s’infiamma, e scopro che anch’io la mi son messa ad applaudire. Veh, son stata fortunata anche stavolta, a vedermi una bella partita.

All’ottantesimo minuto, un rigore realizzato da Cristiano Ronaldo mette definitivamente in ginocchio gli Iraniani.

 

Il risultato finale si fissa sul 2-0 e l’Iran l’è fòri dal Mondiale. Avrebbe meritato di più, perché l’è una gran bella squadra.

Ma nel gioco del calcio le cose non vanno sempre come dovrebbero andare.

 

La sifda tra Portogallo e Messico determinerà il primo posto nel gruppo. E la dovrebbero essere scintille.

 

Betta

 


 

17 giugno 2006

 

REPUBBLICA CECA - GHANA 0-2

 

La prima cosa che mi viene da dire, nel commentare questa partita, è che siamo stati molto molto bravi noi ad affrontare il Ghana.

Bravi, bravi, bravi.

Perché i Cechi sono stati freddati al secondo minuto del primo tempo da Asamoah e praticamente non si sono più ripresi. Per loro dev’essere stato un vero e proprio shock. Anche perché il contropiede degli africani è stato micidiale, almeno nella prima parte dell’incontro.

 

Ghana arrembante, e c’era da prevederlo, vista la situazione nel girone, decisamente complicata per loro.

Gli svizzeri con i quali lavoro prevedevano uno straripante trionfo dei Cechi ed un pareggio dei nostri con gli Stati Uniti, se non una sonora sconfitta, in maniera tale da rendere apertissima la lotta per il secondo posto durante il terzo turno della fase a gruppi.

 

Credo si dovranno ricredere, fatto salvo il risultato della partita di stasera, che ovviamente ancora non conosciamo.

Si tratta di aspettare solo poche ore.

Appiah ha fatto la barba al palo al 39’, e credo che i nostri tanti detrattori si dovranno ricredere.

Sul serio, siamo stati superbi, quando li abbiamo affrontati.

 

Nel frattempo, arriva una notizia curiosa (vi avevo promesso anche un po’ di gossip, vedo di mantenere la promessa).

Dal sito di Repubblica on-line si apprende che Maradona è stato multato per eccesso di velocità dopo che l’Argentina aveva battuto la Serbia Montenegro per 6-0.

Andava a 120 all’ora là dove era consentito - al massimo - correre fino ad 80 chilometri orari.

 

Nel frattempo, il primo tempo si conclude con il risultato di 1-0 per gli africani. Negli highlights della ZDF rivediamo il gol, che è stato davvero bello.

La Tv tedesca fornisce un gran bel servizio, compresi i commenti nell’intervallo. Qui da noi, per i Mondiali del 1990 le trasmissioni furono tante, ma il livello qualitativo non era neppure lontanamente paragonabile a quello visto ora.

I Tedeschi sono stati più bravi di noi, almeno da questo punto di vista.

 

Il secondo tempo è un lampo. Nel senso che si susseguono azioni su azioni. Le più clamorose sono quelle degli africani.

Ujfalusi viene espulso per fallo da ultimo uomo in area su Amoah. Rigore.

Lo stesso Amoah, dal dischetto, coglie il palo e spreca un’occasione d’oro.

 

Cech fa gli straordinari, tanta è la foga degli africani.

Ma il Ghana, al 36’ della ripresa passa di nuovo in vantaggio con una fiondata di Mutari. Sugli spalti è il tripudio. La nazionale in maglia bianca può ancora sperare - dopo la sconfitta con gli Azzurri - in un clamoroso secondo posto, se la loro partita con gli USA dovesse replicare la bella prestazione di questo pomeriggio e qualora i nostri dovessero battere sia gli Americani che i Cechi.

 

Gli africani vengono colti diverse volte in fuorigioco, tanta è la voglia di fare ancora gol. La Repubblica Ceca non ce la fa più, e si vede. Il tifo è assordante. Raramente ho visto uno spettacolo così bello in una partita che sembrava scontata e che invece ha riservato una sorpresona.

2-0 è il risultato finale, che premia la caparbietà e la bravura del Ghana. E conferma il fatto che non abbiamo battuto una Cenerentola, come i nostri detrattori volevano far credere.

Per noi va benissimo così. Possiamo affrontare gli Statunitensi con maggiore tranquillità. Una prima fase di un Campionato Mondiale così apparentemente tranquilla per gli Azzurri non ce la ricordavamo.

Meglio di così, per ora, proprio non può andare.

 

Giorgio

 


 

17 giugno 2006

 

ITALIA - USA 1-1

 

Abbiamo giocato ma-lis-si-mo.

Una vergogna. Inutile trovare scuse o provare a coprire le innumerevoli manchevolezze degli Azzurri, che oggi erano di un celeste sbiadito.

Fatico enormemente a trovare le parole per dare un senso a questo schifo di partita, che gli Americani, peraltro, hanno veramente interpretato come una battaglia.

 

Entrambe le squadre sono state estremamente fallose. Ma il gesto più brutto in assoluto è stato quello di Daniele De Rossi, che non solo disonora la maglia della Nazionale, ma commette uno sbaglio gratuito quanto assolutamente ingiustificabile in un momento in cui il nostro calcio - sul serio - non ne ha bisogno.

È giusto - anzi, sacrosanto - che termini il Mondiale in panchina, dopo aver scontato la giusta squalifica che gli spetta.

Forse Lippi (che per me resta un grandissimo commissario tecnico) ha dato fin troppa fiducia ad un ragazzo giovane e senza controllo. Perché De Rossi non è nuovo a simili atteggiamenti.

Caro ragazzo, abbi pazienza. Ma io ti rispedirei di corsa a casa per anticipare le vacanze.

 

Bisogna dire che anche l’arbitraggio ha condizionato la partita: l’uruguaiano Jorge Larrionda usa il fischietto ed i cartellini con una facilità che ha dell’incredibile. Per poi dimenticarsene dalla metà del secondo tempo in poi.

Stile sudamericano. Dovremmo esserci abituati, ma evidentemente non è così.

Abbiamo perso la calma e siamo stati totalmente incapaci di gestire il gioco.

 

Il gran bel goal di Gilardino al 22’ è stato vanificato da una prodezza di Zaccardo appena appena cinque minuti dopo, che ha infilato la nostra stessa porta con una finezza da manuale.

Autorete.

Dopo l’espulsione di De Rossi per la gomitata a McBride, gli Americani hanno capito che potevano farcela, e ci hanno quasi massacrati.

Il nostro centrocampo è inesistente, l’attacco è spaventosamente privo di idee, la difesa fa quasi dignitosamente il suo lavoro.

Con l’espulsione di Mastroeni, le cose avrebbero potuto - almeno in teoria - riequilibrarsi.

Niente da fare.

Sono i giocatori in maglia bianca e pantaloncini blu notte a fare la partita.

Persino quando l’inguardabile arbitro Larrionda espelle Pope per doppia ammonizione.

Niente da dire: in 9 contro 10, gli Statunitensi sono stati magnifici.

Niente a che vedere con la brutta squadra che aveva perso per 3-0 contro la Repubblica Ceca.

 

C’è da vergognarsi, insomma. Perché persino in superiorità numerica abbiamo subito la pressione degli Americani.

Che avrebbero meritato di stravincere.

Beasley, al 20’ della ripresa, aveva segnato il 2-1, che Larrionda ha annullato. Ma a me il goal è sembrato assolutamente regolare.

E peraltro, era un gran bel goal.

Bruce Arena ha avuto ragione ad incazzarsi. E non solo per questo motivo.

 

Eddie Johnson aveva ragione: sarebbe stata una battaglia. E noi, sul piano morale ed agonistico l’abbiamo persa alla stragrande.

Come accade di solito, ci giocheremo tutto nell’ultima partita.

Troveremo una Repubblica Ceca incazzatissima e decisa a tutto pur di batterci per garantirsi la qualificazione.

Ed ovviamente (me lo immagino, e non credo di essere tanto distante dalla realtà), ci difenderemo.

 

Qualora dovessimo svangarla arrivando secondi nel girone, con ogni probabilità ce la dovremmo vedere col Brasile.

Ed una Nazionale così brutta verrebbe sbattuta fuori con grande ignominia.

Perché non è più in grado - almeno per il momento - di disputare con dignità un appuntamento importante come questo.

Speriamo che i nostri si sveglino, provando a ricordarsi che indossare questa maglia - fino a prova contraria - è ancora un onore grandissimo.

Fatelo per i tanti tifosi che - nonostante tutti i casini interni del nostro calcio - ci credono ancora.

 

Gabriele

 


 

17 giugno 2006

 

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE ovvero PER NOI ITALIANI L'E' SEMPRE LA SOLITA SBOBBA AD OGNI MONDIALE

 

Dopo l’orribile partita di stasera, la tocca di bel nòvo a me provà a farvi il sunto della giornata:

 

Gruppo D

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Portogallo

6

2

2

0

0

3

0

Messico

4

2

1

1

0

3

1

Angola

1

2

0

1

1

0

1

Iran

0

2

0

0

2

1

5

 

Gruppo E

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Italia

4

2

1

1

0

3

1

Repubblica Ceca

3

2

1

0

1

3

2

Ghana

3

2

1

0

1

2

2

USA

1

2

0

1

1

1

4

 

 

La situazione l’è delicatissima per gli Azzurri. Se si pareggia con la Repubblica Ceca ed il Ghana batte gli USA, s’arriva secondi nel girone: al 90% c’è il Brasile agli ottavi di finale.

Se si vince s’arriva comunque primi e si evitano i carioca. E forse l’è meglio, visto lo schifo di stasera.

Se si perde coi Cechi e gli Americani la vincono, forse ci si qualifica per la differenza reti.

Insomma, l’è sempre la solita storia che si ripete...

 

Le partite di domani:

 

Giappone - Croazia, ore 15.00.

Brasile - Australia, ore 18.00.

Francia - Corea del Sud, ore 21.00.

 

Betta

 


 

18 giugno 2006

 

GIAPPONE - CROAZIA 0-0

 

A seguito dell’orrendo incontro tra Italia e Stati Uniti, vedere una qualsiasi altra partita mi avrebbe sicuramente messo di buon umore.

E così, infatti, è stato. Giappone e Croazia hanno dato vita ad un bell’incontro, pieno di rapidissimi capovolgimenti di fronte quanto di emozioni.

 

Nel primo tempo c’è addirittura un rigore parato da Kawaguchi a Srna, assegnato a seguito di un fallo subito da Prso ad opera di Miyamoto.

Alessandro Santos si dimostra ottimo tra le file dei Nipponici, ed il buon vecchio Nakata - che pure non è lo stesso di quattro anni fa - riesce a far vedere delle buone cose, anche tirando alla distanza.

 

L’arbitro De Bleeckere non è male, considerando che riesce a tenere in mano le redini della partita ed a tenere bene a freno gli entusiasmi agonistici dei ventidue in campo. Sicuramente meglio (ma ci voleva molto poco) del suo collega di ieri sera, Larrionda.

 

I Croati fanno un gran bel lavoro, soprattutto a centrocampo, alternando fiammate offensive ad un discreto controllo della sfera, ma il possesso di palla è a favore dei Giapponesi. Che, peraltro, usufruiscono di quello che vien detto dodicesimo uomo in campo: i suoi sostenitori fanno un tifo indiavolato.

Ed a vederle così, queste due belle squadre, si fa fatica a credere che sono entrambe a zero punti dopo il primo incontro.

 

Kawaguchi, peraltro, è bravissimo in porta e riesce a mettere una bella pezza alle tante falle della difesa nipponica, unico vero neo della nazionale allenata da Zico, che - dopo la sconfitta subita in rimonta contro l’Australia - pare non verrà riconfermato. E questo dispiace, perché mi sembra che abbia fatto un buon lavoro.

 

Ripresa accesa esattamente come la prima frazione di gioco. Entrambe le squadre onorano lo sport. E questa è una gran bella cosa. Diciamo pure che l’esordio mondiale di entrambe non è stato fortunato e che avrebbero meritato molto di più. Quello in cui difettano è - sostanzialmente - la mira. C’è potenza, ma non precisione.

Si termina sul risultato di 0-0. Ma lo spettacolo ed il bel gioco non hanno latitato.

 

Gabriele

 


 

18 giugno 2006

 

BRASILE - AUSTRALIA 2-0

 

Toh, il Brasile s’è risvegliato.

Ma solo nel secondo tempo, perché nel primo ha fatto pena come nella prima partita.

Una cosa l’è certa, ‘un son gli stessi dello scorso Mondiale. Anche se in quell’occasione la ci voleva poco a fa’ bene.

 

Du’ notarelle sul caldo, che oggi l’è insopportabile. C’è una cappa di nubi da fare spavento e manca l’aria.

M’affaccio alla finestra e sento che la mi manca il respiro.

Accendo il condizonatore, cosa che sta diventando un’abitudine. E dato che col cambio di governo, forse per quest’anno ‘un ci saranno rischi di black-out (stoccata polemica, e la ci voleva, pe’ ravvivà sto blog: ah, se ‘un ci fossi io!), quindi lo metto al massimo e mi godo codesta partitona.

 

Solito Brasile, si diceva. Con Ronaldo, che dopo il ricovero seguito all’incontro con la Croazia (e pare che stesse benissimo: ‘un è che si voleva creà un alibi per la brutta perstazione?) pare sia migliorato, ma solo un filino.

La verità è che - a parte Ronaldinho - la son tutti un po’ bolsi e ‘un farebbero male ad una mosca.

 

Nel secondo tempo, si fa vedere subito Adriano, che al 49’ lancia una gran bella botta proprio su passaggio di Ronaldo, facendo secco il portiere dei Canguri Schwarzer.

L’Australia ‘un ci sta e si fa sotto. Una paperona di Dida, otto minuti dopo, permette al neoentrato Kewell di mandarla letteralmente in meta a porta vuota. Il tipo, ha sbagliato sport. Quello che ha provato a fare, di solito serve nel rugby per segnare. Qui no.

 

Emerson e Ronaldo escono pe’ fa’ posto a Gilberto Silva e Robinho, ma l’andamanto della gara l’è sempre lo stesso.

Il Brasile prova a ricordà solo vagamente d’essere la nazionale campione del mondo ‘n carica. Inutilmente.

E solo la traversa di Kakà all’83’ sa di amarcord.

A salvà capra e cavoli la ci pensa un certo Fred (che co’ Flintstones ‘un c’entra nulla), il quale si trova tra i piedi un pallone facile facile che sospinge di piatto destro a porta vòta.

 

Il Brasile vince 2-0, ma l’è stata una vera sofferenza guardà quelli che - tra poco - la potrebbero dì d’esse stati pentacampeones.

Perché l’impresa non gli riuscirà di nòvo, se continuano a giocà così.

A conti fatti, l’Argentina e l’Olanda meritano di disputarsi la Coppa. Loro no.

 

Betta

 


 

18 giugno 2006

 

FRANCIA - COREA DEL SUD 1-1

 

Nel catino del Zentralstadion di  Lipsia (perché lo stadio ricorda moltissimo questa forma, secondo me) si consuma quello che - nei piani dell’allenatore dei Francesi, Raymond Domenech - dovrebbe rappresentare il riscatto dei transalpini dopo la mezza figuraccia rimediata contro la Svizzera, quello scialbo 0-0 decisamente indegno della squadra che è stata Campione del Mondo e d’Europa in una stagione (crediamo ormai) irripetibile.

 

In effetti, la riscossa c’è. E porta il nome di Thierry Henry. Sono otto anni che la Francia non segna nella fase finale dei Campionati. Da quel 3-0 nella finale parigina col Brasile datato 1998, che permise ai galletti di fregiarsi della prima loro stella sulla maglia: il titolo mondiale.

 

Al 32’, su angolo di Zidane, Vieira spedisce la palla verso la rete. Il portiere avversario, Lee Woon-Jae si posiziona all’interno della porta. La palla supera la linea e l’estremo difensore la spinge fuori troppo tardi, dato che si è posizionato in quella maniera. Nemmeno all’oratorio si sistemerebbero così.

L’arbitro non vede e - quindi - non convalida.

Il replay è di una chiarezza estrema. Sarebbe 2-0, ma la Corea è - diciamo così - fortunata. Come quattro anni fa.

E non aggiungo altro.

 

Si va al riposo sull’1-0. Ma i ritmi sono troppo lenti, anche se s’è vista solo la Francia.

Il secondo tempo mostra il solto copione. Però c’è un po’ più di Corea del Sud.

Sagnol e Ribery si danno da fare, ma qualcosa non va.

Ed al 36’ della ripresa arriva il pareggio di Park Ji Sung. Barthez non ci arriva, e la fatal Corea è tale anche per i Francesi.

 

Nel finale, Zidane, in pieno recupero, lascia il posto a Trezeguet. Ma è troppo tardi per darsi di nuovo da fare.

Il risultato finale premia la Corea del Sud. Brutta squadra, messa malissimo in campo e buona solo a difendersi. Come quattro anni fa. E come nel precedente Mondiale, aiutata dalla buona sorte.

Chapeau. Anche perché la Francia non c’è più.

 

Il sunto della giornata:

 

Gruppo F

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Brasile

6

2

2

0

0

3

0

Australia

3

2

1

1

0

3

3

Croazia

1

2

0

1

1

0

1

Giappone

1

2

0

0

2

1

3

 

Gruppo G

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Corea del Sud

4

2

1

1

0

3

2

Francia

2

2

0

2

0

1

1

Svizzera

1

1

0

1

0

0

0

Togo

0

1

0

0

1

1

2

 

 

Gli incontri di domani:

 

Togo - Svizzera, ore 15.00.

Arabia Saudita - Ucraina, ore 18.00.

Spagna - Tunisia, ore 21.00.

 

Giorgio

 


 

19 giugno 2006

 

TOGO - SVIZZERA 0-2

 

Quella di codesto pomeriggio l’è una partita che forse è scontata, visto che il Togo - a quel che è dato sapere – neppure voleva scendere ‘n campo perché c’era stato una specie di ammutinamento ne’ confronti del povero allenatore Otto Pfister. E la mi pare si sarebbe trattato del primo sciopero dei giocatori in una fase finale del Campionato del Mondo.

Son cose che fanno male al calcio (alla faccia del luogo comune trito e ritrito!) e che non vorremmo mai vedere o sentire.

 

Fatta questa breve quanto doverosa premessa al modello di commentatore sportivo che ci piacerebbe sparisse da’ nostri teleschermi (la ci vole, ci vole, una puntatina polemica: anche voi, ragazzi, la mi state diventando troppo professionali in questo nostro bloggone Mondiale), ci si dedica alla partita.

 

Di bel nòvo (e la sta diventando pure questa un’abitudine), c’è un afa che si mòre. E via col condizionatore ed il bibitone ghiacciato. Stavolta ci si fa un bel chinotto al posto dell’aranciata.

Nel primo quarto d’ora, l’incontro fila che l’è un piacere vero. Squadre “allegre”, ritmo da festa brasiliana. Rispetto alla gara incolore con la Francia, gli Svizzeri la si dan da fare. Merito anche degli avversari, che hano messo la quinta e pare si trovino sull’autostrada, per quanto corrono.

Ma al 16’ arriva il primo gol elvetico. Frei insacca a retre da distanza ravvicinata, su assist (quasi involontario, s’ha a dire) di Barnetta.

 

Gli equilibri mutano, e gli africani sono in bambola. Ma lo stordimento la dura pochino. Alla mezz’ora il Togo si fa sotto da matti e fa molto di più rispetto ai rossocrociati, che terminano un po’ a fatica il primo tempo sul risultato di 1-0.

 

La ripresa inizia con un solo pensiero per gli Svizzeri: fare almeno un gol in più, per cercà di migliorare la differenza reti, visto che con questo successo supererebbero la Francia e si porterebbero in testa al loro girone, a pari punti con la Corea del Sud. Ed a quel punto, basterebbe pareggià cogli asiatici per superare il turno.

 

L’è praticamente un assedio, che alla fine riesce a dare i suoi frutti: ad un minuto dalla fine del tempo regolamentare, Barnetta insacca alla destra del portiere Agassa, su passaggio di Lustrinelli. Un piccolo capolavoro che garantisce agli elvetici un pizzico di tranquillità in più.

Ne fa le spese il Togo, che non si è comportato male, ma ha pagato lo scotto di trovarsi in un gruppo fin troppo duro per le sue reali possibilità.

 

Betta

 


 

19 giugno 2006

 

ARABIA SAUDITA - UCRAINA 0-4

 

L’Ucraina, dopo il poker di reti subito dalla potentissima Spagna (che speriamo non si sgonfi dopo le prime partite, come accaduto nelle precedenti edizioni dei Mondiali), rifila l’identico risultato ai modestissimi Arabi, che hanno giocato - complessivamente - la bellezza di venti minuti.

 

Già, perché si sono dati da fare solo al 70’ circa, ricordandosi che stavano giocando una partita di calcio nella fase finale della competizione tedesca.

Devo dire che raramente ho visto una squadra più sfilacciata di quella saudita, che pure non si era comportata malissimo nel corso del primo incontro.

 

La cronaca si potrebbe ridurre in due sole battute, premiando così la voglia di sintesi che mi attanagli ada una settimana buona, visto che forse i nostri commenti sono persino troppo prolissi, ma bisogna sottolineare come gli Ucraini si siano dati da fare dopo la batosta beccata contro gli iberici.

 

Le marcature si aprono al quarto minuto di gioco con Rusol, che ha rifilato una sonora pappina sotto le gambe all’incredulo portiere Zaid.

È stato solo un caso, ma la reazione araba si è fatta vedere immediatamente dopo, con Tukar che ha mandato alla stelle una palla facile facile. Probabilmente l’emozione gli ha giocato... un brutto tiro.

 

Shevchenko si fa vedere poco prima del quarto d’ora, ma il raddoppio è arrivato solo al 36’, con un vero e proprio colpo di balestra lanciato da Rebrov, che ha spiazzato completamente Zaid. Anche se va detto che la difesa saudita si stava facendo due passi da un’altra parte.

 

Dopo il riposo, si fa appena in tempo a mettere la palla al centro, che Shevchenko anticipa il suo compagno di squadra Gusev sulla punzione battuta da Kalinichenko e mette definitivamente in ginocchio l’Arabia. È il 3-0.

 

Proprio Kalinichenko sigla il definitivo 4-0, con l’Ucraina che nel finale attacca ancora. Evidentemente la mazzata subita con la Spagna ha risvegliato l’orgoglio dei ragazzi in maglia gialla, completamente trasformati dopo l’orribile esordio.

Resta da attendere la partita di questa sera per vedere come si metteranno le cose in un girone il cui primo posto - almeno in teoria - è solo una formalità per la straripante Spagna.

 

Giorgio

 


 

19 giugno 2006

 

SPAGNA - TUNISIA 3-1

 

La partita che non t’aspetti.

I passi falsi (e meno male!) non capitano solo a noi. La Spagna, forte del 4-0 inflitto all’Ucraina, avrebbe potuto affrontare con tranquillità la Tunisia e mangiarsela a cena (visto l’orario in cui è stato disputato l’incontro).

Ed invece è stata incornata (anche se il tiro è stato doppio e di piatto destro) dopo appena otto minuti ad opera di Mnari.

 

Devo dire che i Tunisini giocano bene, senza timori reverenziali. Credo sia l’unica maniera di affrontare gli iberici, che tradizionalmente praticano un gioco spumeggiante, anche se non fantasioso (come quello dei Brasiliani ai tempi d’oro, per intenderci), ma gradevolissimo.

 

Xavi è quello che si fa vedere di più, tra le furie rosse, ma c’è qualcosa che sta mancando nel gruppo.

Tant’è che ne approfittano i Tunisini, che riescono a macinare decentemente gioco a centrocampo. Lemerre, il loro allenatore, deve aver fatto un buon lavoro in quanto a tattica. Senza contare che la Spagna è sotto di un goal ed il nervosismo si fa sentire.

 

La difesa tunisina appare compatta quanto basta per frustrare appieno tutti i tentativi degli iberici, che - se non altro - ci mettono il cuore.

La sensazione è che gli spagnoli siano entrati troppo tranquilli in campo, e la pioggerllina leggera che si è fatta vedere intorno alla mezz’ora, ha spento gli entusiasmi della squadra che si è trovata in svantaggio.

Alla fine dei primi quarantacinque minuti, il risultato vede in vantaggio gli africani. Ed in modo assolutamente meritato.

 

Nella ripresa, le furie rosse fanno la loro parte, ma per venire a capo di una partita che si era messa male, ci mettono un bel po’. Fabregas e Raul rilevano Senna e Luis Garcia, portando forze fresche laddove pareva non ce ne fossero più. Dopo un’ulteriore decina di minuti, Joaquin entra al posto di Villa. Il 3-5-2 che viene a formarsi riesce a dare quella spinta in più che probabilmente mancava.

 

Al 26’ del secondo tempo arriva il pareggio, proprio a firma di Raul. I Tunisini, che cominciavano pregustare il trionfo, si sentono smarriti.

Passano appena cinque minuti e la Spagna passa in vantaggio con Frenando Torres, che salta l’estremo difensore tunisino, Boumnijel ed insacca comodamente.

All’ultimo minuto del tempo regolamentare, arriva anche il rigore per gli iberici, ed è sempre Fernando Torres (al momento capocannoniere del torneo con tre reti) che va a realizzare per il definitivo 3-1.

 

Spagna, quindi, qualificata agli ottavi di finale. La partita con il Togo sarà una semplice formalità. Possiamo tranquillamente sbilanciarci, affermando che sarà la dominatrice del suo girone.

Per il secondo posto, resta aperta la lotta tra Tunisia ed Ucraina, che oggi - nonostante la scarsa caratura tecnica dell’avversario - ha mostrato segni di indubbia ripresa.

 

 

Passiamo alla situazione dei gruppi:

 

Gruppo G

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Svizzera

4

2

1

1

0

2

0

Corea del Sud

4

2

1

1

0

3

2

Francia

2

2

0

2

0

1

1

Togo

0

2

0

0

2

1

4

 

 

Gruppo H

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Spagna

6

2

2

0

0

7

1

Ucraina

3

2

1

0

1

4

4

Tunisia

1

2

0

1

1

3

5

Arabia Saudita

1

2

0

1

1

2

6

 

 

Le partite previste per domani:

 

Ecuador - Germania, ore 16.00.

Costarica - Polonia, ore 16.00.

Svezia - Inghilterra, ore 21.00.

Paraguay - Trinidad & Tobago, ore 21.00.

 

Gabriele

 


 

20 giugno 2006

 

ECUADOR - GERMANIA 0-3

 

Iniziamo con una serie di commenti relativamente brevi, dal momento che - pur essendo noi solo tre -  seguiremo quattro partite al giorno fino alla fine della fase a gironi.

L’Ecuador, dopo quattro minuti, subisce la sua prima rete ai Campionati del Mondo di quest’anno. Ed è un gol pesantissimo, che porta la firma di Klose.

 

La Germania, forte del vantaggio a freddo inizia a fare la partita. L’attacco ecuadoregno non punge più di tanto, e sono i giocatori in maglia bianca che fanno vedere molto di più.

A conti fatti, l’incontro appare già  asenso unico fin dalle prime battute.

 

Klose è quello che riesce maggiormente a darsi da fare. Vedo in ombra Ballack, ma poco importa. La Germania di Klinsmann sta finalmente giocando una partita vera. Diciamo che quello dei bianchi era un motore che aveva bisogno di carburare. Ora, forse, può andare anche a 200 all’ora. Il rodaggio dovrebbe essere finito, a giudicare dalla tenuta dei Tedeschi.

 

Una superba azione d’insieme, a due minuti dalla fine del primo tempo, permette a Klose di scavalcare anche il portiere ecuadoregno Mora e di insaccare per il 2-0 che porta la definitiva tranquillità in casa tedesca. Con Klinsmann che non riesce a contenere la gioia.

 

Il meraviglioso gol in corsa di Podolski al 57’ è un capolavoro balistico, come se ne sono già visti diversi nel corso di questo Mondiale.

La partita termina con il risultato - forse un po’ troppo impietoso - di 3-0 per i padroni di casa.

Con ogni probabilità, la Germania dovrà vedersela, agli ottavi con la Svezia, probabile seconda classificata del gruppo B.

L’altro ottavo è prevedibile che sia Inghilterra - Ecuador.

 

Giorgio

 


 

20 giugno 2006

 

COSTARICA - POLONIA 1-2

 

Questa volta, la fregatura l’ho beccata davvero.

La mi stanno facendo seguire la partita delle due squadre matematicamente eliminate del gruppo A. E la va detto subito che l’è un pianto vero.

Una padellata sulle gengive. Credo che sia la partita più brutta e lenta de’ Mondiali, persino peggio di quella che abbiam disputato noi contro gli Americani.

 

L’attacco de’ Polacchi l’è di una lentezza esasperante. E che pizza vedè pure codesti Costaricani che ormai (la va detto) son qui solo per sport.

Come al solito, afa insopprotabile. Ma la fa caldo anche ‘n campo, a giudicà da come e quanto sudano.

Solita bibita fra le mani ed attenzione all’incontro, che l’è di una noia granitica.

 

Ci pensa Gomez, al 25’, ad atterrà definitivamente la Polonia, che mi pare ‘un abbia fatto una figuraccia così in una fase finale de’ Campionati. 1-0 per il Costarica e palla al centro.

Un pizzico d’orgoglio, quello che la ci vòle per i Polacchi, arriva al 33’, con il pareggio siglato da Bosacki.

Ma il giudizio complessivo ‘un muta. L’è sempre un pianto, a livello di gioco.

 

Però la Polonia ha un ulteriore sussulto, quando arriva la doppietta di Bosacki, che la mette una pezza alla peggiore squadra biancorossa degli ultimi anni.

Il Costarica sembra arrendersi, anche se la ci son sprazzi di gioco qua e là. Meglio nel secondo che nel primo tempo, ma l’incontro merita una fine un po’ meno ingloriosa di questa.

Ed arriva il fischio finale, che manda - letteralmente - tutti a casa.

Ragazzi, farete meglio la prossima volta.

 

Betta

 


 

20 giugno 2006

 

SVEZIA - INGHILTERRA 2-2

 

Peccato per Owen, che al primo minuto s’infortuna senza che nessuno lo tocchi. Il suo ginocchio fa un movimento innaturale ed il poveretto si ritrova a terra, dolorante. Riesce a trascinarsi con fatica a bordocampo e chiede la sostituzione. Al suo posto entra Crouch.

 

La partita è piuttosto tesa. Non cattiva, ma tesa. La posta è importante. Gli Inglesi, se vincono o pareggiano, si ritrovano primi in classifica e possono così evitare la Germania, che finalmente oggi ha mostrato un gran bel calcio.

La Svezia deve necessariamente portare a casa i tre punti, altrimenti sarà proprio lei l’avversaria dei tedeschi agli ottavi.

 

E sono gli svedesi che attaccano di più. I leoni d’Inghilterra appaiono tranquilli. Anche troppo.

Entrambe le squadre, in ogni caso, appaiono legnose più del dovuto. Ho come l’impressione che vedrò un incontro abbastanza noioso e dall’esito scontato.

 

Crouch è quello che fa un pochino di più, tra i giocatori in maglia rossa. Beckham, ormai, è solo una bandiera. Ma i vessilli, raramente fanno goal. E si vede.

Rooney cerca di andare a rete al 24’, ma la difesa svedese ci mette una bella pezza. È una delle occasioni più limpide del primo tempo.

 

Miracolo al 33’: Joe Cole, da grande distanza, stoppa di petto e fionda di destro una palla totalmente imprendibile per l’estremo difensore della Svezia. La palla si infila nel sette alla sinistra di Isaksson.

È il goal più bello dei Mondiali, finora. Assolutamente straordinario.

Sugli spalti s’intona God save the Queen.

 

Lampard, al 39’, prova ad imitare Cole, e dalla stessa identica posizione del suo compagno di squadra. Ma la manda poco sopra la traversa.

Cercare di segnare con simili bordate, però, forse denota una certa carenza da parte inglese. Sembra che sia difficile, per i leoni d’Inghilterra, arrivare sottorete.

 

E Rooney, al 42’, si diverte a tirare in porta nello stile di Cole e Lampard.

No, mi sbagliavo. Probabilmente è solo supponenza.

Ma questo non toglie nulla allo straordinario gesto atletico del marcatore. Cole ha realizzato un gran capolavoro balistico.

 

Nella ripresa, sul corner battuto da Linderoth, Allback sigla il goal del pareggio svedese. Gli Inglesi sono smarriti.

La Svezia sembra un’altra squadra rispetto alla prima frazione di gioco. L’incontro, ora, si fa avvincente come non avrei mai pensato.

 

L’Inghilterra fa accademia, ma è in nettissima difficoltà, soprattutto sulle palle alte. Gli Svedesi stanno tenendo le redini del gioco, e finalmente vedo i nordici affrontare un incontro come si deve.

Kallstrom spedisce verso la porta. Pericolosissimo. Gerrard devia sulla linea di porta un goal già fatto. C’è tanta Svezia, ora.

 

Perché l’Inghilterra fa accademia? Perché - letteralmente - quando si tratta di disporre la linea difensiva, per fare un esempio, i suoi giocatori seguono il manuale del calcio: si mettono veramente in linea, seguendo un filo immaginario. Lo si è visto intorno al 33’, quando l’effetto cromatico della televisione ci ha regalato quanto sopra descritto.

Solo l’imprecisione degli attaccanti svedesi non rovina i leoni d’Inghilterra. Che giocano un calcio solo a tratti vicino ai modelli contemporanei.

 

Ci pensa Gerrard ad incornare Isaksson a cinque minuti dalla fine, riportando in vantaggio gli Inglesi.

Ma sono invenzioni dei fuoriclasse che costituiscono la nazionale d’Albione.

Larsson, su una bella dormitona della confusionaria difesa inglese, realizza il goal del definitivo 2-2, a soli dieci secondi dalla fine del tempo regolamentare.

 

Gli ottavi con l’Ecuador non dovrebbero essere complessi da affrontare, per gli Inglesi. Quello che dovrebbe preoccupare il ct Eriksson è il seguito della competizione. Dovrà lavorare parecchio per far diventare una squadra completa quella dei leoni d’Inghilterra.

 

Gabriele

 


 

20 giugno 2006

 

PARAGUAY - TRINIDAD & TOBAGO 2-0

 

I caraibici partono con una marcia in più, gasati come sono per il possibile cappotto (nel senso delle tre vittorie) degli Inglesi, che consentirebbe a Trinidad - qualora i sudditi di Sua Maestà Britannica sommergano di gol i nordici - di passare il turno in caso di successo con i Paraguaiani.

 

Rientra A. John dopo la squalifica comminata per l’espulsione nella prima partita ed i giocatori della simpatica nazionale si sentono più vivi del solito.

A loro va il Mondiale simpatia. Se lo sono meritato ampiamente.

 

Trinidad è arrembante, ma le finalizzazioni non sono irresistibili. In ogni caso, ci mettono parecchia volontà. Sono da ammirare, e la speranza è quella di rivederli tra quattro anni, magari ancor più gagliardi di ora.

 

Il Paraguay passa in vantaggio grazie ad un’autorete di Sancho al 30’, e le speranze di Trinidad cominciano a naufragare. Pochi minuti dopo arriva la notizia del vantaggio dell’Inghilterra sulla Svezia. I caraibici hanno davvero di che disperarsi.

 

A conti fatti, Trinidad dovrebbe segnare la bellezza di tre reti per arrivare agli ottavi, in caso di sconfitta svedese. Molto, molto difficile che i caraibici riescano a fare il miracolo.

E così la partita si mette su un binario tranquillo.

 

Caniza, al 37’, insacca per il Paraguay. Ma il guardialinee italiano, Copelli, segnala all’arbitro Rosetti un fallo di mano di Barreto. Rete annullata.

L’Italian Style arbitrale colpisce ancora. I nostri non sono in grado di dirigere un incontro, né a livello nazionale, né tantomeno internazionale.

Collina è stato un fischietto esemplare. Ma il bel ricordo che ha lasciato viene macchiato da simili prestazioni.

Da più parti si è detto che le nostre “giacchette nere” sono tra le peggiori del mondo. E questo è molto triste.

 

Nei primi minuti del secondo tempo, la doccia fredda, per Trinidad, del pareggio svedese. I caraibici, al momento sono ultimi. E fa dispiacere ancor di più.

Il resto dell’incontro è una sorta di limbo nel quale sta affondando il gioco. Si gioca solo per l’onore, ed entrambe le squadre regalano un calcio più che discreto.

Ci pensa Cuevas, a raddoppiare per il Paraguay. Questa volta, il gol viene convalidato.

 

Passiamo al riepilogo dei gruppi A e B:

  

 

Gruppo A

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Germania

9

3

2

0

0

8

2

Ecuador

6

3

2

0

1

5

3

Polonia

3

3

1

0

2

2

4

Costarica

0

3

0

0

3

3

9

 

 

Gruppo B

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Inghilterra

7

3

2

1

0

5

2

Svezia

5

3

1

2

0

3

2

Paraguay

3

3

1

0

2

2

2

Trinidad&Tobago

1

3

0

1

2

0

4

 

 

Questi gli incontri per gli ottavi di finale, determinati dalla classifica dei due gironi:

 

Germania - Svezia.

Inghilterra - Ecuador.

 

Gli incontri di domani:

 

Portogallo - Messico, ore 16.00.

Iran - Angola, ore 16.00.

Olanda - Argentina, ore 21.00.

Costa d'Avorio - Serbia Montenegro, ore 21.00.

 

Giorgio

 


 

21 giugno 2006

 

PORTOGALLO - MESSICO 2-1

 

L’avveniristico stadio di Gelsenkirchen, provvisto del maxischermo più grande d’Europa, ospita l’ultima partita del gruppo D, i cui esiti non appaiono troppo incerti.

Con il Portogallo già qualificato, l’Angola dovrebbe vincere per 3-0 contro l’Iran ed attendersi che i Lusitani battano il Messico, lasciandolo a secco di goal.

È difficile, ma gli africani - in fondo - ci sperano.

 

La sventola di Maniche al 6’ appena, su assist perfetto di Simao fornisce immediatamente la misura della potenza balistica portoghese. Ed i giocatori allenati da Scolari controllano perfettamente l’incontro, dopo aver messo (almeno in apparenza) il risultato in cassaforte.

 

Il Messico non si scuote, e l’arcigno allenatore La Volpe dovrebbe dare una scossa ai suoi. Evidentemente i centroamericani non si sentono in partita. Ma con una sconfitta potrebbero sempre qualificarsi. Gli ottavi, però, con questi tipo di gioco, saranno difficilissimi da superare.

 

Al 23’ Marquez commette un’ingenuità, toccando intenzionalmente con la mano una palla che stava andando alta. L’arbitro se ne avvede. Rigore (il secondo, per i Lusitani, dall’inizio dei Mondiali), che Simao trasforma, nonostante Sanchez avesse inuito la traiettoria.

In poco meno di mezz’ora, il Messico è in ginocchio.

 

La squadra di La Volpe, però, riesce a sfruttare le falle della difesa portoghese (sono tantissime, il fatto che sia in vantaggio di due reti è solo grazie alla tenuta tecnica non irresistibile degli avversari) alla prima vera occasione, e Fonseca, di testa, accorcia le distanze. Ma il Messico è lontanissimo dall’essere considerato una buona squadra.

 

Nella ripresa, Miguel commette fallo in area. Rigore per il Messico. Ma Bravo manda alle stelle un goal che poteva essere facile facile sul tiro dal dischetto. E la partita riprende secondo il solito copione.

Il Messico prova ad attaccare, il Portogallo cerca di difendere.

È una mia impressione, ma credo si stia scivolando nella noia, a meno di qualche lampo improvviso che possa ravvivare quest’incontro ormai relativamente tranquillo.

 

Scolari sembra furioso, nel dare indicazioni a Nuno Gomes che sta per entrare in campo; vieceversa, La Volpe sembrerebbe tranquillissimo, nonostante il cipiglio da generale incazzato. Due modi di vedere la partita.

Nelle file del Messico, Perez viene espulso per doppia ammonizione, ma il Portogallo non punge più.

 

Finisce sul risultato di 2-1 per i Portoghesi. Il Messico non si fa troppo male, nonostante la sconfitta e la prestazione non brillantissima, grazie anche alla prova - a quanto pare - incolore degli Angolani.

Entrambe le squadre in campo passano agli ottavi. E per ora, va bene così.

 

Gabriele

 


 

21 giugno 2006

 

IRAN - ANGOLA 1-1

 

L’Iran saluta i mondiali con quest’ultima partita, che vede i mediorientali impegnati con la speranzosa Angola, in odore di possibile qualificazione. Sempre che il Messico venga sopraffatto senza pietà del Portogallo e che la partita in corso termini con una larga vittoria africana.

 

Mahdavikia, come al solito, è il più potente degli Iraniani. Gioca un calcio pulito e rapido. È un piacere vederlo. Gli Angolani sembrano più guardinghi, nonostante abbiano un disperato bisogno di vincere l’incontro. Dovrebbero darsi da fare, ma - almeno nella fase iniziale dell’incontro - si vede più Iran.

 

La notizia del vantaggio portoghese dovrebbe infiammare gli animi, almeno sugli spalti. Ma non c’è festa. Anche perché gli Angolani stanno giocando una partita un po’ troppo incolore. Forse i Messicani possono stare tranquilli.

 

Al 21’ l’Angola si riduce addirittura in nove uomini dopo gli infortuni di Mateus e Loco. Il primo non ce la fa e viene sostituito da Love.

Sul risultato di 2-0 per il Portogallo, la parte angolana dello stadio esplode. Ma gli africani sono sempre là, con l’Iran che li mette sotto. E sembra proprio che debbano essere i mediorientali a passare in vantaggio, prima o poi.

 

Nel secondo tempo, si vede solo Iran, almeno nei primissimi minuti. L’Angola pare accontentarsi del pareggio, e non se ne capisce il perché. Evidentemente, per gli africani è una festa comunque non dover essere relegati all’ultimo posto nel girone. Ma è una vittoria di Pirro.

 

Incredibile ma vero: al 60’ l’Angola passa in vantaggio con una rete di Flavio.

Non passeranno il turno per la differenza reti, ma se non altro si porteranno a casa un bel ricordo. Ed il rimpianto per non essersi preparati meglio all’appuntamento mondiale.

 

Passa un quarto d’ora, e la gioia degli Angolani si spegne di colpo. Bakhtiarizadeh segna il gol del definitivo pareggio iraniano.

Le squadre hanno terminato la loro avventura mondiale. Come da pronostico - purtroppo per loro - tornano a casa.

 

Giorgio

 


 

21 giugno 2006

 

COSTA D'AVORIO - SERBIA MONTENEGRO 3-2

 

La vorrei aprire dicendo che l’infortunio a Michael Owen, occorso (veh, bellini, si parla di fino anche noi!) al primo minuto di gioco della partita di iersera (in cui il giocatore l’è caduto da solo, come successe a Ronaldo qualche anno fa nel nostro campionato) è piuttosto grave: rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro e conseguente stop di ben cinque mesi.

Sportivamente, gli auguriamo di rimettersi anche prima. Ma di certo, per l’Inghilterra di Eriksson l’è un brutto colpo, anche ‘n considerazione del fatto che i leoni giochicchiano piuttosto malino e s’affidano proprio alle fiammate degli astri del football inglese.

 

Sul fronte azzurro, arriva la notizia secondo la quale Lippi mollerà la guida della nostra Nazionale - comunque vada - alla fine de’ Campionati. E la ci dispiace, perché è un bravo allenatore.

(http://www.corriere.it/Speciali/Extra/2006/Germania2006/articoli/Index20.shtml)

 

La cosa, però,  lè stata smentita in serata da unagenzia Kronos:

Amburgo, 21 giu. (Adnkronos/Ign) - “Non credo lascerò la nazionale”. Marcello Lippi, in attesa delle richieste del procuratore federale, che domani verranno comunicate solo alla fine della partita contro la Repubblica Ceca, sembra non avere dubbi e conferma la volontà di rimanere alla guida degli azzurri. La decisione di aspettare il termine della sfida coglie comunque impreparato il ct: “Non lo sapevo. C’e’ stata un po’ di tempesta, anzi c’è ancora, ma noi ce ne siamo allontanati”.

(http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Sport&loid=1.0.477508573)

 

Ma di codesta cosa si parlerà successivamente.

 

Ma passiamo all’incontro di stasera, facendo notare che - come al solito, manica di disgraziati - a me affidano i commenti delle pere cotte, visto che le du’ squadre che s’affrontano stasera lo fanno per la gloria e pe’ non finì all’ultimo posto, magari con uno zero tondo tondo sulla casella del numero de’ punti fatti.

Lo so, la son soddisfazioni. Visto che noi ragazze ‘un si capisce nulla - secondo loraltri òmini - di calcio e dintorni.

E mi pare che si sia dimostrato il contrario! Parlo almeno per me! E voglio vedè che mi danno da commentare, per gli ottavi di finale!

 

La partita va avanti un po’ di stanca. La si vede che le du’ squadre ‘un hanno voglia di fa’ più del dovuto. Ormai, i giochi la son fatti, e si vede.

La c’è un po’ più di Costa d’Avorio, ma la partita l’è noiosa, nel suo complesso.

 

E finalmente arriva il gol! Ma lo segna la Serbia con Zigic, su lancio lungo di Stankovic. La serve a pochino, visto che ormai ‘un c’è nulla da fare. Ma se non altro, si vivacizza un po’.

Al 19’, Akale, a porta vòta, si mangia il pareggio.

Ed un minuto dopo, arriva il raddoppio della Serbia, con Ilic.

Gli slavi la si son svegliati un filino troppo tardi. Peccato per gli Ivoriani.

 

La si fan sotto gli afrricani, ma ormai l’è tardi. Ci dovevan pensare prima. Sotto di due gol, la sarà difficile rimontare, anche ‘n considerazione del fatto che i Serbi la si san difendere benino.

Dudic la commette un fallo di mano in area e viene assegnato un rigore agli Ivoriani. Lo batte Dindane. Segna, però l’arbitro lo fa ribattere.

Ed anche al secondo tentativo, Dindane spiazza Jevric. L’è il 2-1. Forse gli africani possono ancora sperare.

 

Nadj viene espulso per somma d’ammonizioni. La Serbia giocherà il secondo tempo in inferiorità numerica.

E la credo che mi divertirò non poco, se le due squadre decidono di tenè alto il ritmo.

D’altronde, alla fine dei primi quarantacinque minuti, il possesso di palla a favore degli Ivoriani l’è pari al 68%.

 

Nessun cambio tra le fila delle du’ squadre. Eppure han corso abbastanza. L’è difficile credere che possan resistere ancora a lungo.

Ma la partita la si fa statica.

A movimentarla, ci pensa la pioggia prima ed il temporale poi. Il cielo sopra Monaco la s’è fatto scuro.

 

Dindane pareggia al 67’, e la Costa d’Avorio può ancora sperare un pochino. La Serbia sta naufragando, complice anche l’inferiorità numerica.

La pioggia cessa ed arriva il gol del defintivo 3-2, su rigore siglato da Kalou.

Ricomincia il temporale, ma a codesto punto l’è tutto un po’ nel caos.

Ci pensa il fischio finale a terminare le ostilità agonistiche.

 

Disfatta della Serbia, che la se ne torna a casa a zero punti (il passivo degli slavi ammonta addirittura a dieci gol complessivi, l’è impressionante), mentre la Costa d’Avorio, nonostante l’eliminazione, può festeggiare un discreto Mondiale.

 

Betta

 


 

21 giugno 2006

 

OLANDA - ARGENTINA 0-0

 

Mi attendo una vera e propria battaglia in quella che si preannuncia la partita più calda dei Mondiali. Se non altro, del primo turno.

Olanda ed Argentina, in principio si studiano parecchio. Il lavoro a centrocampo si fa duro. Non cattivo, ma duro. I giocatori sono guardinghi. Ed in effetti, le due migliori squadre dei Campionati (almeno fino ad ora, bisogna essere obiettivi) non vogliono fare passi falsi.

 

Terribile equilibrio, per almeno un quarto d’ora. Tranne qualche piccolo lampo, non si vede nulla di significativo. Comprensibile.

L’Argentina comincia a fare la partita, ma gli Olandesi sono in grado di controllare egregiamente gli impeti dell’avversario.

Sull’altro fronte, Kuyt crea la prima vera e propria palla goal dell’incontro. Abbondanzieri, l’estremo difensore sudamericano, fa parecchia fatica.

 

L’Argentina si fa nuovamente sotto, ma la difesa Orange fa muro. E sono straordinari. Ma la partita si deve fare attaccando, e le incursioni sono troppo rare.

Carlos Tevez coglie il palo al 27’. La porta difesa da Van der Sar trema. I biancocelesti meritano di vincere.

Un minuto dopo, Maxi Rodriguez fa la barba al palo destro. L’assedio è iniziato.

 

Ancora Maxi Rodriguez, liberissimo a destra, ad impensierire la difesa olandese al 32’. Ci sono corridoi che prima non c’erano. Qualcosa sta cominciando a scricchiolare in una squadra che sembrava solidissima.

A questo punto, mi sento di dire che l’Argentina è la vera squadra da battere, e molto probabilmente destinata - quest’anno - a vincere il suo terzo titolo mondiale.

 

Messi fa un capolavoro di giocata al 43’, e rende l’idea di quello che può fare l’Argentina nel turno successivo. Questi ragazzi qui, davvero, non hanno paura di niente e di nessuno.

 

De Cler viene ammonito al 48’ per un fallo alla De Rossi su Maxi Rodriguez. Meriterebbe il cartellino rosso, per una forma di equità, ma arriva solo il giallo. C’è un po’ da rifletterci su.

Al 53’ Riquelme sfiora nuovamente il goal per l’Argentina. Il pressing sudamericano è intenso. Manca solo la precisione nella finalizzazione delle azioni.

 

Babel rileva Van Nistelrooij, quasi totalmente inesistente. L’Olanda ha pensato solo a difendersi. E questo, francamente, non sta bene.

Cambiasso, al 55’, rimedia il primo cartellino giallo per i suoi. Solo un episodio. L’Olanda ne ha presi due di più. Almeno fino a quel momento.

 

Al 67’, Abbondanzieri compie il suo primo vero intervento deviando in angolo un tiraccio olandese, forse quello più insidioso quanto quasi involontario.

La partita si vivacizza un po’ di più, dopo il momento di “stanca” vissuto per qualche minuto.

 

L’incontro termina sul risultato di 0-0, ma lo spettacolo c’è stato.

L’Argentina giunge prima nel girone, in virtù della migliore differenza reti, a seguito della goleada inflitta ai Serbo-Montenegrini, che resterà a lungo impressa nelle memoria degli appassionati di calcio.

 

 

Riassumiamo la classifica finale dei gruppi C e D:

 

 

Gruppo C

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Argentina

7

3

2

1

0

8

1

Olanda

7

3

2

1

0

3

1

Costa d'Avorio

4

3

1

0

2

5

6

SerbiaMontenegro

0

3

0

0

3

2

10

 

Gruppo D

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Portogallo

9

3

3

0

0

5

1

Messico

4

3

1

1

1

4

3

Angola

2

3

0

2

1

1

2

Iran

1

3

0

1

2

2

6

 

 

Gli accoppiamenti per gli ottavi di finale:

 

Argentina - Messico

Portogallo - Olanda

 

Queste le partite di domani:

 

Repubblica Ceca - Italia, ore 16.00.

Ghana - USA, ore 16.00.

Giappone - Brasile, ore 21.00.

Croazia - Australia, ore 21.00.

 

Gabriele

 


 

22 giugno 2006

 

GHANA - USA 2-1

 

La partita che decide il cammino di entrambe le formazioni si preannuncia come un impegno notevole (non ho voluto usare il termine battaglia perché mi pare di dubbio gusto, viste le polemiche prima di Italia-USA) da parte di entrambe le formazioni.

 

Il Ghana sembrerebbe atleticamente superiore agli Statunitensi, che pure sono messi su bene ed hanno fatto vedere di essere in grado di reggere formazioni tecnicamente preparate.

Certo, la bruttissima prova d’esordio con la Repubblica Ceca ha fatto riflettere molto. Ma gli USA non hanno niente da invidiare a nessuno. O quasi.

 

Sembrerebbe mancare il gruppo, a differenza dei giocatori del Ghana, che appaiono più uniti. Curioso, perché gli Stati Uniti sono la terra degli sport di squadra per eccellenza.

Ma questo messo su da Bruce Arena non pare il Dream Team annunciato alla vigilia.

 

Il segretario generale delle Nazioni Uniti, Kofi Annan ha dichiarato: “Sono fiero dei miei ragazzi, hanno giocato molto bene finora e mi aspetto che facciano lo stesso oggi: se si comportano come contro la Repubblica Ceca, abbiamo buone speranze”.

 

Bruce Arena è fiducioso, e punta su Donovan, come riporta un’agenzia Ansa:

(ANSA) - NORIMBERGA, 20 GIU - L’allenatore degli statunitensi, Bruce Arena, conferma la fiducia nel playmaker Landon Donovan in vista della sfida con il Ghana. ‘Credo in Landon - ha detto il tecnico, che dopo il ko con la Repubblica Ceca lo aveva criticato -. Penso che sia un grande giocatore. Ha dimostrato al mondo quanto sia importante per la sua squadra per i suoi compagni. È un giocatore grande in ogni fase del gioco. Landon ha fatto delle cose contro l’Italia che non lo avevo mai visto fare prima’.

 

Il girone è comunque equilibratissimo, e solo i risultati finali di oggi potranno determinare i verdetti per gli ottavi. Ma potranno anche dirci di che pasta sono fatte le squadre che passeranno il turno. Anche i nervi sono messi a dura prova.

 

La partita è stata obiettivamente dura, anche se al 22’ il Ghana passa in vantaggio con Draman ed in quel momento gli africani si trovano addirittura primi in classifica. Per meno di cinque minuti, perché gli Azzurri passano in vantaggio con Materazzi contro la Repubblica Ceca.

 

Gli Stati Uniti, che hanno giocato peggio, ci impiegano poco più di venti minuti a pareggiare con Dempsey, che scarica rabbiosamente in rete su passaggio rasoterra del bravo Conrad.

Ma in pieno recupero, Onyewu commette un fallo - praticamente inesistente, ma tant’è - su Pimpong in area.

Il rigore viene trasformato da Appiah, ed il Ghana si ritrova nuovamente in vantaggio.

 

La ripresa è dura da digerire. Non è un gran calcio. Reyna è un po’ imbarazzante. Non è lo stesso di sempre. Gli africani amministrano bene, ma Onyewu prova a farsi perdonare il rigore provocato provando ad incornare per il pareggio. Purtroppo per lui, non c’è nulla da fare.

 

Pimpong cerca di portare il Ghana sul 3-1. Bocanegra riesce a bloccarlo.

Arriva la notizia del 2-0 degli Azzurri sui Cechi. I tifosi africani sono in delirio. Il Ghana ha praticamente passato il turno.

Gli Statunitensi attaccano alla disperata, ma il risultato finale si fissa sul 2-1. Peccato per gli Americani, che chiudono all’ultimo posto nel girone. Ai Mondiali nippo-coreani giunsero ai quarti, perdendo con la Germania solo per 1-0. Ora, quella nazionale - a vedere i risultati di oggi - è leggenda.

Il Ghana affronterà - quasi certamente - il Brasile. E sarà una splendida partita.

 

Giorgio

 


 

22 giugno 2006

 

REPUBBLICA CECA - ITALIA 0-2

 

Partita cruciale - come da tradizione - per gli Azzurri, impegnati nell’ultimo turno della fase a gironi con l’avversario (almeno sulla carta) più ostico.

I Cechi non sono clienti facili. Un po’ perché conoscono perfettamente il nostro modo di fare calcio ed un po’ perché sono terribilmente bravi. Senza togliere assolutamente nulla alle altre nazionali che ci hanno fin qui affrontato.

 

La formazione che - secondo indiscrezioni - dovrebbe scendere in campo è la seguente: Buffon, Zambrotta, Grosso, Nesta, Cannavaro, Gattuso, Pirlo, Perrotta, Camoranesi, Totti e Gilardino.

Il nome di Toni non figurerebbe tra i presenti in campo fin dal primo minuto, come quello (ma questa ormai non è una novità) di Alex Del Piero.

Bene, secondo me, per l’inserimento di Camoranesi. Ma ostinarsi su Totti, che mi è sembrato timoroso, mi mette dei dubbi addosso.

 

Penso che le incertezze agonistiche del capitano della Roma siano essenzialmente legate alla paura di un infortunio. Dopo quel che ha passato nell’ultima parte dello scorso campionato nazionale, i timori psicologici devono essere forti: è comprensibilissimo che Francesco non sia al top, almeno per ora. Lasciare un po’ di spazio a un Del Piero, che mi pare più carico, potrebbe essere una soluzione in attesa dei turni successivi.

Perché con quel che si è visto in campo fino ad ora, forse siamo davvero noi la squadra da battere.

A meno di non fare le solite cazzate (il termine è fortino, ma è quello che si trova sulla bocca di milioni di tifosi) come nelle precedenti edizioni.

 

In ogni modo, ad un’ora dal fischio d’inizio, la tensione è tanta, almeno tra i tifosi. Tutti si attendono una prestazione superba dopo la mezza figuraccia rimediata con gli Stati Uniti, che ci hanno tenuto testa senza timori reverenziali.

Non hanno praticato un calcio perfetto (va detto), però si sono messi a fare la partita quando noi abbiamo incominciato a fare accademia.

 

Perché siamo la squadra da battere, nonostante tutto. Perché l’Argentina, che ieri, per almeno quarantacinque minuti mi è sembrato il miglior team del torneo, mostra segni di cedimento.

L’Olanda non era al massimo, ma la caratura tecnica degli Orange è decisamente superiore a quella di Serbi ed Ivoriani.

 

Il fatto che gli arancioni abbiano bloccato senza eccessive difficoltà una squadra blasonata e candidata a rientrare tra le prime quattro squadre dominatrici del Mondiale, mi fa pensare in positivo.

Anche perché la nostra difesa è nettamemte migliore di quella olandese, ed il reparto di centrocampo molto più solido.

Abbiamo qualche effettivo problema in attacco, ma è un fatto di intese tra giocatori. Problema superabilissimo. Anche perché i raddoppi di marcatura sui singoli, che gli avversari praticano sistematicamente (non sono mai andati a zona, bensì a uomo) contro gli uomini in campo dal 1’ di gioco sono ben studiati. Ci vorrebbe qualche supporto in più per liberare assi del calibro di Toni e Gilardino.

 

Del Piero ha dimostrato di correre molto più dei difensori avversari e di avere una lucidità tattica da fare spavento.

Beh, lo confesso. Sono un fan dell’ottimo Alex. Non tifo Juventus, ma stimo l’attaccante bianconero per la grinta e l’indubbia classe. Fortunata la squadra che può annoverarlo in rosa.

Tifando Fiorentina, ho un occhio di riguardo per Toni. Ma il capocannoniere del torneo nazionale apena trascorso si è trovato un po’ troppo spesso spalle alla porta per essere giudicato positivamente. Ci vorrebbe un guizzo in più. Anche perché vorrei vederlo, un goal suo, nella fase finale dei Mondiali.

 

Ed a proposito di campionato nazionale, dopo il fischio finale della partita contro i Cechi, verranno annunciati i deferimenti alla giustizia sportiva per quanto riguarda l’affaire Calciopoli.

Dopo, non prima. Per non influenzare la prestazione degli Azzurri. Che secondo me - comunque - saranno nervosi proprio per l’annuncio di cui sopra.

Juventus, Milan, Lazio, Fiorentina ed Udinese dovrebbero essere le squadre coinvolte. Condizionale d’obbligo, perché non conosco - ovviamente - i risultati dell’inchiesta condotta da Borrelli.

Vedremo come andrà a finire.

 

In quanto a commenti sugli Azzurri, lascia a dir poco spiazzati quello di Umberto Bossi apparso in un’intervista all’Espresso: “Giocano con poca anima perchè se la sono venduta per quattro soldi, dicono che i quattrini non bastano mai ma così fanno apparire il nostro come un paese di merda. Certe volte giocano così male che vien voglia di bastonarli!”.

Punti di vista. Tranne la brutta partita con gli States, per il resto non mi sembra che i nostri si siano comportati male. Anzi.

 

Nel frattempo, spazio al commento dell’incontro tra Repubblica Ceca ed Italia.

Fino al goal di Materazzi ho visto un’Italia timorosa, priva di idee, sulla difensiva. Stranissimo, per una squadra che deve vincere (e convincere).

Nesta è costretto ad uscire per un risentimento inguinale, e forse è una fortuna.

Anche se la rete del vantaggio è stata sì bravura del difensore, ma sugli sviluppi di un calcio d’angolo e su un’azione che ha denotato un filo di confusione da parte dei Cechi.

 

In ogni modo, alla fine della prima frazione di gioco, siamo in vantaggio, con un uomo in più (fallo su Totti da parte di Polak e conseguente espulsione di quest’ultimo per doppia ammonizione) e con una notizia che un po’ ci preoccupa. Il Ghana sta battendo gli Stati Uniti per 2-1. La Repubblica Ceca sarà sicuramente arrembante durante i secondi quarantacinque minuti.

 

Ed in effetti i Cechi ci provano, ma Buffon è in giornata e dice di no. Bravo, bravo, bravo. Il successo finale, indipendentemente dai marcatori, è anche e soprattutto merito suo.

E dire che il 4-4-1-1 adottato da Lippi aveva fatto storcere il naso a più di un commentatore. Marcello ha avuto ragione. Tranne i primi venti minuti di gioco, condizionati dal timore di commettere passi falsi, i nostri sono stati in grado di amministrare il vantaggio.

Ed il goal di Pippo Inzaghi, perfetto nel suo gesto atletico, è una goduria vera.

 

Totti ha giocato meglio nel secondo tempo, ma non abbiamo saputo aggredire di più gli avversari, pur avendo un uomo in più. Forse c’è da preoccuparsi un po’.

Negli ottavi eviteremo il Brasile, e questa è già una buona cosa. La sfida con i verdeoro, probabilmente arriverà. Meglio più in là nel tempo. Adesso dobbiamo riflettere e prepararci meglio.

Bene così, per ora.

 

Gabriele

 


 

22 giugno 2006

 

CROAZIA - AUSTRALIA 2-2

 

L’incontro l’è delicato abbastanza.

Nel caso in cui la Croazia dovesse superà la sorprendente Australia, sarebbero gli slavi ad affrontare noi nella partita degli ottavi. Ma agli oceanici basterebbe solo un pareggio per assicurarsi il passaggio al turno successivo. Sempre che il Giappone ‘un sommerga di reti il Brasile. Il che l’è un’impresa che ci pare diffcilina da realizzare.

 

Nel frattempo, la sono arrivate le notizie de’ deferimenti alla giustizia sportiva per Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan.

A rischià la serie B ci son le prime tre, mentre il Milan dovrebbe rischià solo qualche punto di penalizzazione, da quel ch’abbiamo capito.

Passi la Juventus, ma Fiorentina e Lazio, perché? ‘Un l’abbiamo mai capito bene. E poi, il Milan ‘un c’era dentro pe’ benino anche lui?

Mah, s’aspetta e si vede come l’andrà a finire.

 

E l’è proprio la Croazia a passare in vantaggio, appena appena al secondo minuto di gioco, con una punizione calciata da Srna. Ora come ora, l’Australia se ne tornerebbe a casa, ed i prossimi avversari degli Azzurri la sarebbero proprio i Croati. Un po’ duretti da digerire, ma ce la si potrebbe fare senza troppe difficoltà.

 

Al 6’ Viduka viene atterrato da Simunic, in area, ma l’arbitro inglese Pool decide di lasciar correre. Poteva essere un’ottima occasione per movimentare di più codest’incontro, che già dalle primissime battute si gioca a ritmi altissimi.

Sono stata di nuovo fortunata, l’è un bell’incontro.

 

Ancora Viduka cerca di riportà ‘n parità i suoi, ma i tentativi, finora, sono andati a vòto.

Ci sono degli sprazzi di gioco discreti della Croazia, ma da quel che si percepisce, sono avversari decisamente alla nostra portata. ‘Un dovremmo avè grossi problemi. Sempre che non si faccia qualche solenne idiozia, tipo sottovalutà l’avversario.

 

Arriva la notizia del vantaggio del Giappone! La mi’ amica Anna sarà al settimo cielo, immagino.

E l’è veramente una sorpresa. Anche perché l’Australia ‘un si dà per vinta ed insiste. I miracoli forse si possono realizzare davvero, nel mondo del calcio.

 

E l’è gol! Gol degli oceanici! Pareggio! Lo sigla Craig su rigore. Stavolta Pool l’ha assegnato. L’Australia l’è seconda grazie alla differenza reti, almen per ora. Sull’altro campo, il Giappone la deve fà di più per superare il turno ed affrontà l’Italia.

 

La notizia del pareggio del Brasile su gol di Ronaldo rinfranca gli animi degli Australiani, che la si senton più gasati di prima.

Alla fine de’ primi quarantacinque minuti, il risultato l’è di parità: 1-1. Ma gli oceanici han fatto di più.

 

E nel secondo tempo, la si mòvono meglio sempre gli Australiani. I Croati devono avè rinunciato a fare la partita.

Ma riescono ugualmente a ripassà ‘n vantaggio. 2-1, gol di Kovac al 56’. E gli slavi tornano ad essere gli avversari degli Azzurri agli ottavi. Di certo ‘un si può dire, stasera, che ci si annoia.

 

E arriva, di bel nòvo, il pareggio dell’Australia, al 79’, con Kewell. Gli Azzurri, ora, vedeno gli oceanici nella partita degli ottavi. Sarà così fino al triplice fischio finale?

Nel frattempo, la c’è da annotare che son finiti sul taccuino de’ cattivi ben quattro giocatori corati, e nessuno degli Australiani.

S’è parlato addirittura di ripetizione della partita per via degli errori arbitrali di Pool, che ha espluso Simunic dopo avergli comminato addirittura tre cartellini gialli. Una svistona che forse passerà alla storia. Peggio de’ nostri arbitri, insomma. Si vedrà.

 

L’incontro finisce qui. L’Australia conquista una storica qualificazione agli ottavi, e dovrà vedersela contro gli Azzurri.

Di sicuro sarà una gran bella partita.

 

Betta

 


 

22 giugno 2006

 

GIAPPONE - BRASILE 1-4

 

Il Giappone, salvo miracoli che credo possano essere tranquillamente esclusi, con questo incontro saluta la competizione.

Sono i carioca ad essere tranquillissimi. Il primo posto nel girone, e quindi la sfida agli ottavi con il Ghana è cosa fatta già prima del fischio d’avvio. Al Brasile non resta altro che farsi questa partitella, che è poco più di un allenamento contro avversari che non hanno nulla da pretendere, se non di uscire a testa alta dai Campionati.

 

I Brasiliani si fanno sotto subito, e la prima vera azione da gol arriva proprio con Ronaldo, criticatissimo nel corso delle prime due partite disputate dalla sua nazionale.

Ma Kakà, Robinho e Juninho si fanno vedere. I vedrdeoro si stanno lentamente riprendendo. In ombra appare proprio Ronaldinho, che non sembra essere in forma, stasera.

 

C’è anche il Giappone, però. Kaji trova delle vere e proprie autostrade sulla fascia destra, ed i giocatori del Sol Levante fanno vedere qualcosa in più di una buona azione di gioco.

Intorno al 23’ si rendono pericolosi in un paio di occasioni, ed il loro estremo difensore, Kawaguchi, riesce ad opporsi senza grossi problemi alle folate offensive degli avversari.

Tutto sommato, è una partita gradevolissima.

 

Il tiro al bersaglio nei confronti di Kawaguchi prosegue, ma i carioca sono abbastanza spenti rispetto al passato.

La sensazione netta è quella dell’indebolimento progressivo di quella che era la nazionale più forte del mondo.

Ed il gol - di potenza - del Giappone arriva grazie a Tamada, su assist perfetto di Santos.

Incredibile, ma vero. Il Brasile è sotto di una rete a zero.

 

Zico, Brasiliano di nascita, ora allenatore del Giappone, esulta.

I Giapponesi non si cullano sugli allori. Continuano ad attaccare. Il tifo è alle stelle, e la situazione del girone muta decisamente. Anche perché la Croazia sta battendo l’Australia.

Ma la differenza reti aiuta gli slavi. A meno di qualche ulteriore sorpresa.

 

La sorpresa arriva. Pareggio dell’Australia, che per la migliore differenza reti è - al momento - la prossima avversaria degli Azzurri.

I tanti Italiani che vivono in Oceania, probabilmente, si stanno già preparando all’incontro.

Ronaldo va in gol al 46’ e salva il Brasile da una mezza figuraccia.

Mezza, perché andare al riposo sotto di una rete a zero sarebbe stato uno scossone grosso per i Campioni del Mondo in carica.

 

Nella ripresa, il Brasile pare controllare meglio. Ronaldinho e Ronaldo duettano bene intorno al 50’, e solo il palo nega ai carioca la rete del vantaggio.

Il Giappone pare un po’ spento. Forse mirano a conservare il pareggio. Per loro sarebbe già un gran bel successo.

 

Juninho Pernambucano, dalla distanza, al 53’ batte un incolpevole Kawaguchi. La difesa nipponica s’è fatta una bella dormita. 2-1 per i verdeoro, con Carlos Alberto Parreira, il ct, che fa salti di gioia.

E Ronaldo, appena un minuto dopo, prova a siglare il 3-1. Ma non è aria per il suo personalissimo bis.

 

Gilberto, in diagonale, al 59’, batte nuovamente l’estremo difensore nipponico. Un gran bel gol. Il Brasile, ora, prova a fare la goleada, cercando di dare spettacolo. Ma il Giappone, finora, non aveva demeritato.

Il 3-1 è una punizione fin troppo severa.

 

A dare la mazzata finale ci pensa Ronaldo all’ 81’. Doppietta per lui. E si è rivisto il Brasile “fantasioso” che la tradizione ci ha regalato negli anni d’oro. Ci sono ancora troppi personalismi, ma il passo è quello giusto. Ora la Seleçao fa un po’ più paura di prima. Ma possono essere battuti con un po’ d’impegno.

La notizia, comunque, è che Ronaldo ist zurück. Ronaldo è tornato.

 

 

Il riassunto dei gruppi E ed F:

 

Gruppo E

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Italia

7

3

2

1

0

5

1

Ghana

6

3

2

0

1

4

3

Repubblica Ceca

3

3

1

0

2

3

4

USA

1

3

0

1

2

2

6

 

Gruppo F

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Brasile

9

3

3

0

0

7

1

Australia

4

3

1

1

1

5

5

Croazia

2

3

0

2

1

2

3

Giappone

1

3

0

1

2

2

7

 

 

Ecco quali sono gli accoppiamenti per gli ottavi, in seguito ai risultati della giornata:

 

Italia - Australia

Brasile - Ghana

 

Le partite di domani, che chiudono la prima fase:

 

Arabia Saudita - Spagna, ore 16.00.

Ucraina - Tunisia, ore 16.00.

Togo - Francia, ore 21.00.

Svizzera - Corea del Sud, ore 21.00.

 

Giorgio

 


 

23 giugno 2006

 

UCRAINA - TUNISIA 1-0

 

Cercherò di essere sintetico quanto basta nel commento di questa come delle prossime partite, per non appesantire troppo questo racconto dei Mondiali che probabilmente ripubblicheremo su L’Aurora a beneficio di coloro che si sono persi un evento sportivo che - nonostante tutto - è ancora decisamente avvincente.

 

Le due nazionali che scendono in campo oggi hanno da chiedere a loro stesse una prova d’orgoglio e di forza assieme. L’Ucraina soprattutto, considerando il kappaò subito durante il primo incontro con la Spagna e perso per quattro reti a zero, dopo essersi ripresa infliggendo il medesimo passivo all’Arabia Saudita, prova ora a confermare il momento di forma e che l’episodio con le furie rosse è stato solo un incidente di percorso.

 

Il pareggio va benissimo agli Ucraini per passare il turno e scontrarsi con la vincente del gruppo G, che dovrebbe essere - presumibilmente - la Svizzera, qualora gli incontri di questa sera dovessero vedere la vittoria della squadra rossocrociata. Ma gli equilibri di quel gruppo sono tanti e tali da non lasciar immaginare nulla di concreto.

 

L’incontro è di una noia allucinante. Tanta tecnica, pochissima fantasia. Le squadre riescono ad annullarsi reciprocamente. Si tratta, a conti fatti, di una delle più brutte partite dei Mondiali. Non c’è nemmeno la minima traccia del bel gioco. La Tunisia, però, sembra più lucida. Almeno in fase di attacco. L’espulsione di Jaziri per doppia ammonizione nel finale del primo tempo, però, rischia di compromettere la discreta prova dei giocatori africani.

 

Tante, troppe palle sprecate, dall’una e dall’altra parte. Lo spettacolo migliore è quello che si vede sugli spalti. Chiaramente, entrambe le squadre sono nervose e non possono commettere passi falsi. Ma gli africani sono quelli che spingono di più. È nel loro interesse vincere per passare il turno. Quel che appare chiaro, però, è che la seconda classificata di questo girone non avrà vita facile al turno successivo. È mancata la tecnica. E non solo in questa partita.

 

Ma al 70’ arriva la svolta. Haggui commette fallo in area su Shevchenko. Rigore (ma Sheva si è buttato, a dirla tutta: avrebbe dovuto essere ammonito per simulazione), che lo stesso bomber trasforma, portando in vantaggio l’Ucraina. Finora, la Tunisia non aveva demeritato nemmeno un po’. Ma questo è il calcio. Si può giocare malaccio una partita e poi vincerla per un errore altrui.

Ucraina qualificata, ma con i dubbi di cui sopra. Sarà difficile che questa squadra possa superare gli ottavi.

 

Gabriele

 


 

23 giugno 2006

 

ARABIA SAUDITA - SPAGNA 0-1

 

La Spagna cerca solo gloria contro una formazione che non ha più nulla da chiedere al Mondiale 2006.

La considerazione è amara, ma credo che gli iberici proveranno a segnare quante più reti possibile ai modesti Arabi, magari per incrementare il bottino di qualche possibile capocannoniere del torneo.

È facile - anzi, facilissimo - attendersi un vero e proprio tiro al bersaglio degli uomini allenati da Aragones. Tant’è che si presentano con un 4-3-3 terribilmente aggressivo.

Bisogna però considerare che questa viene definita la Spagna 2, quella delle riserve. Che però sono riserve di lusso, visti i nomi.

 

Gli Spagnoli partono piuttosto lenti, ma si tratta solo ed esclusivamente di una fase di studio, a ben guardare. Credo stiano affinando le tattiche offensive per gli ottavi di finale. Sanno di essere una delle squadre da battere, quindi cercano di essere - per quanto possibile - al massimo.

I talenti ci sono, ma forse sono un po’ troppi i personalismi.

 

Ci vogliono la bellezza di trentacinque minuti di gioco per sbloccare il risultato - ovviamente a favore degli Spagnoli - con una rete di Juanito. Considerato che mancano una decina di minuti alla fine del primo tempo, la speranza è che nella ripresa si veda qualcosa di più. Nel complesso, i primi quarantacinque minuti sono stati decisamente deludenti, viste le premesse.

 

Bisogna dire che la Spagna avrebbe potuto concretizzare di più. Non credo si tratti di mancanza di precisione. Evidentemente le furie rosse hanno ormai la testa agli ottavi di finale e gli Arabi riescono a contenere la sconfitta, per quanto possibile. Meglio per loro.

 

Gli Spagnoli sembrano non essere minimamente impensieriti dagli avversari. Quel che impressiona di più è proprio la loro sufficienza. Pensavo di assistere ad una partita vivace, dovrò accontentarmi di una partitella di allenamento, peraltro giocata pure malaccio da quelli che avrebbero dovuto essere i dominatori della giornata. È una vera delusione, almeno per il momento.

 

La Spagna è imbarazzante. Non c’è fluidità di gioco, gli schemi tattici sanno di stantio e manca quasi completamente la fantasia.

Gli Arabi riescono a far vedere sprazzi di buon gioco. Per loro è tantissimo, vista la caratura di questa nazionale.

 

Le furie rosse sono una delusione totale. Svegliarsi, nell’ultimo quarto d’ora, sarebbe auspicabile. Ma sembra che gli uomini di Aragones abbiano più voglia di prendere il sole in spiaggia che di giocare una partita a calcio.

Il risultato finale premia oltre ogni misura gli iberici, pronti per gli ottavi. Ma forse ancora lontani dalla conquista di un titolo mondiale.

 

Giorgio

 


 

23 giugno 2006

 

SVIZZERA - COREA DEL SUD 2-0

 

La Svizzera è ad un passo dal passaggio del turno. Se dovesse battere i Coreani ed arrivare prima, si giocherebbe il passaggio ai quarti contro l’Ucraina, che - come si è visto - non è affatto irresistibile, nonostante la presenza di un asso come Shevchenko, il quale non pare in buona forma, nonostante l’indubbia buona volontà.

 

Ai miei due amici, che fino a questo momento - assieme al sottoscritto - hanno garantito l’intera copertura della prima fase dei Campionati Mondiali di quest’anno, va il mio ringraziamento. Quest’iniziativa, nata per gioco, sta riscuotendo consensi da parte di chi non ha potuto - per varie ragioni - seguire il torneo.

Sicuramente potranno esserci stati dei refusi in questo racconto mondiale, ma spero che i lettori ce li perdoneranno.

 

Le due squadre questa sera in campo sono relativamente tranquille, dal momento che un pareggio, qualora la Francia dovesse impattare con il Togo (cosa non impossibile, viste le prestazioni abbastanza scarse dei galletti), favorirebbe Svizzeri e Coreani. Questi ultimi avrebbero una chance concreta, se non di replicare l’impresa di quattro anni fa, almeno di regalare una buona impressione.

 

La prima occasione è proprio coreana: Lee Chun Soo mette i brividi alla difesa svizzera già al terzo minuto di gioco.

Probabilmente gli orientali ci credono davvero. Il loro neo più grosso è l’estremo difensore, ed anche la difesa - se vogliamo - non è eccezionale.

 

La Svizzera ribatte colpo su colpo, ma l’equilibrio è tanto. Probabilmente le due squadre sono tranquille, dal momento che la Francia non riesce ad abbattere il muro difensivo togolese. Per il momento, entrambe le squadre in campo sono qualificate. I Francesi, continuando così, sono fuori dal Mondiale.

 

I rossocrociati passano in vantaggio al 23’ con Senderos, che incorna Lee Woon sugli effetti di una punizione calciata da Barnetta. La Svizzera, al momento, è prima nel suo girone. Ma i Coreani possono ancora sperare nel secondo posto, dal momento che il risultato di Togo - Francia è letteralmente inchiodato sullo 0-0.

 

Senderos e Choi Jin Jeul fanno a capocciate inseguendo un pallone. Il secondo, dopo le cure del caso prestate ad entrambi, rientra in campo dopo quasi cinque minuti con una fasciatura vistosa. Forse è la cosa dell’incontro che colpisce di più, eccezion fatta per gli attacchi svizzeri che si susseguono. La Corea prova a rispondere a forza di lanci lunghi. Ma in questo modo è difficile impensierire Zuberbulher, l’estremo difensore svizzero.

 

Barnetta serve Frei, che manda fuori da pochi passi. Gli Elvetici terminano il primo tempo in attacco (ed in vantaggio). E da Colonia si conferma il pareggio di Togo contro la Francia. I rossocrociati vedono molto da vicino ‘ottavo con l’Ucraina, cliente decisamente alla portata.

 

Nella ripresa, Senderos si infortuna e viene rilevato da Djorou. C’è un po’ più di Corea, ma l’impressione è quella di una relativa tranquillità. Arriva la notizia del goal di Vieira, ed i Coreani si sentono smarriti. Sono virtualmente fuori. È solo questione di minuti, anche perché la Svizzera ritorna a farsi sotto con notevole energia.

 

Il raddoppio della Francia a Colonia contro il Togo, spezza le gambe ed il morale agli asiatici. Dovrebbero vincere la partita, ma gli Svizzeri sono decisamente coriacei, ed è quasi impossibile che mollino, ora che sono primi nel girone in virtù del momentaneo successo.

 

Il ct dei Coreani, Advocaat, fa entrare Ahn. La speranza è quella che il giocatore asiatico riesca a ribaltare il risultato. Secondo le statistiche, è una gran bella carta. Forse l’allenatore ha atteso troppo, prima di farlo scendere in campo. La situazione potrebbe essere già compromessa.

Ed infatti la Svizzera raddoppia con Frei, su sospetto fuorigioco. Ma il goal viene convalidato.

 

La partita si chiude sul risultato di 2-0 a favore degli Svizzeri, che arrivano primi e si dovranno scontrare con l’Ucraina il prossimo 26 giugno. Di certo sarà un incontro avvincente.

La Corea torna a casa senza superare il primo turno. Il Mondiale di quattro anni fa è solo un lontano ricordo.

 

Gabriele

 


 

23 giugno 2006

 

TOGO - FRANCIA 0-2

 

L’è l’ultimo appuntamento della prima fase di codesti Campionati del Mondo, che ‘un sono stati affatto male, finora.

Considerando che gli Azzurri han passato il turno e s’incontreranno lunedì con l’Australia, una delle grosse sorprese di Germania 2006, seguire la competizione l’è un piacere che ci coinvolge sul serio.

 

Trezeguet ritorna ‘n campo, e l’è questa la notiziona della giornata.

Le speranze della Francia - incredibilmente - sono appese ad un lumicino. Un pareggio con l’ex colonia sarebbe un disastro, a livello psicologico. Anche perché i bleus la son solo la pallida ombra de’ campionissimi che erano fino ad un cinque anni fa.

 

Piccola notiziola di carattere curioso sulla partita Italia - Australia, che s’apprende dal sito del Corsera:

 

Referendum: c’è partita, si ritardi lo spoglio

Calderoli: «Il governo vari un decreto che vada a modificare

la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio»

 

ROMA - Ora la parola d’ordine è ritardare l’inizio dello scrutinio, che dovrebbe cominciare lunedì 26 alle 15, subito dopo la chiusura delle urne. «Comprendiamo che la coincidenza temporale delle operazioni di spoglio con la partita di calcio della nazionale non poteva essere prevista fino all’esito della partita di ieri, però credo che la posta in gioco sia talmente importante per cui è assolutamente auspicabile, a questo punto, una convocazione di urgenza del Consiglio dei Ministri per l’emanazione di un decreto legge che vada a modificare la procedura e gli orari previsti per le operazioni di scrutinio». Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord e Vice Presidente del Senato.

(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2006/06_Giugno/23/orario.shtml)

 

Capisco che ‘un vi possa importà granché, ma l’era - appunto - curiosa, e ve l’ho riportata.

Va detto che “Il fronte del no” al referendum costituzionale ‘un è d’accordo sul rinvio.

A me, personalmente, la cosa ‘un fa né caldo né freddo. Anzi, ‘un vedo proprio che c’entri con la partita. La notizia de’ deferimenti delle società implicate nello scandalo piedi puliti l’era un conto. Codesto Referendum l’è un altro.

 

E si ritorna alla partita, che - sulla carta - sembrava cosa fatta per i Francesi. Ora, invece, la diventa difficilissima da interpretare. Il pari non basta a’ transalpini per passare il turno, indipendentemente dal risultato di Svizzera - Corea del Sud. L’è un vero problema per i campioni del mondo del 1998. La sarebbe la seconda eliminazione consecutiva al primo turno. Praticamente un disastro.

 

L’esecuzione degli inni nazionali l’è favolosa. Praticamente l’intero stadio intona La Marsigliese. L’è come un sol uomo. Confesso che ho avuto un brivido.

Gli òmini di Domenech la dovrebbero esser carichi. La mancanza d Zidane, squalificato, si dovrebbe comunque far sentire.

 

Trezegol la si fa vedere in più occasioni, ma la precisione dove sta di casa?

Barthez comincia ad essere impegnato dall’attacco togolese, che di tanto in tanto si fa vedere in modo decisamente pericolosettino. Ci si deve attendere la sorpresa?

 

Poco prima del quarto d’ora di gioco, a Trezeguet viene annullato un gol per fuorigioco. La Francia proprio ‘un vole ingranare. Non credo sia solo poca fortuna. L’è questione di appannamento agonistico. Anche se Domenech s’è lamentato degli arbitraggi.

 

La Svizzera riesce ad avere ragione - momentaneamente - della Corea del Sud. A maggior ragione, ora, i Francesi dovrebbero approfittarne. Ma Ribery, al 28’, si mangia un gol praticamente fatto. L’è un pianto vero. ‘Un c’è precisione neanche a pagarla. Dov’è finita la Francia che faceva tanto tremare le squadre che incontrava? Il Togo sta facendo un’ottima figura. Se continua così, riuscirà a resistere agli attacchi transalpini.

 

Thuram festeggia le 117 presenze in Nazionale (record assoluto per i bleus); Vieira e Zidane festeggiano il compleanno; la nazionale transalpina, pare ‘un debba festeggià nulla.

La si sbaglia troppo sottorete. Il Togo gongola, anche perché riesce sempre più spesso ad impensierire Barthez.

 

Al 55’, Vieira riesce a bucare la porta di Agassa, che proprio ‘un poteva farci nulla contro il gesto atletico potente del Francese. Il servizio di Ribery l’era perfetto. Quasi impossibile mangiarsi un gol così.

E per il momento, la Francia è agli ottavi.

 

Al 61’ arriva il raddoppio rasoterra di Henry, che infila Agassa sull’angolino basso alla sua destra. 2-0, e Domenech finalmente l’è euforico, dopo le incazzature iniziali. Ora l’è tutta un’altra partita.

La Francia, infatti, ‘un s’arrende e continua a tirare al bersaglio contro la porta de’ Togolesi. Che provano a difendersi. Ma i bleus sono rinfrancati. L’è anche l’onore che li tiene bene in piedi.

Alla fine, il risultato di 2-0 premia gli sforzi transalpini. Si batteranno con la Spagna, in quello che probabilmente l’è l’incontro più equilibrato degli ottavi, almeno secondo i pronostici.

 

 

E riassumo la giornata, ultima di questa prima fase:

 

Gruppo G

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Svizzera

7

3

2

1

0

4

0

Francia

5

3

1

2

0

3

1

Corea del Sud

4

3

1

1

1

3

4

Togo

0

3

0

0

3

1

6

 

Gruppo H

 

Punti

G

V

N

P

F

S

Spagna

9

3

3

0

0

8

1

Ucraina

6

3

2

0

1

5

4

Tunisia

1

3

0

1

2

3

6

Arabia Saudita

1

3

0

1

2

2

7

 

 

 Questi gli accoppiamenti per gli ottavi di finale:

 

Germania - Svezia (24 giugno, ore 17).

Argentina - Messico (24 giugno, ore 21).

Inghilterra - Ecuador (25 giugno, ore 17).

Portogallo - Olanda (25 giugno, ore 21).

Italia - Australia (26 giugno, ore 17).

Svizzera - Ucraina (26 giugno, ore 21).

Brasile - Ghana (27 giugno, ore 17).

Spagna - Francia (27 giugno, ore 21).

 

Betta

 


 

OTTAVI DI FINALE

 

24 giugno 2006

 

GERMANIA - SVEZIA 2-0

 

Con questo incontro iniziano gli ottavi di finale.

La Germania parte favoritissima, sia perché giocando in casa gode del favore del pubblico (la partecipazione è straordinaria, nello stadio Allianz Arena di Monaco, stipato all’inverosimile), sia perché appare più solida e “quadrata” degli avversari, che sono apparsi un passo indietro nella preparazione.

Si spera di poter vedere il miglior Ballack possibile, tanto decantato come l’asso dei bianchi germanici. Finora s’è visto pochino, ed è un peccato, viste le premesse della vigilia.

 

Con un pizzico di enfasi, l’arbitro brasiliano Simon fischia l’inizio dell’incontro. Il ct tedesco Klinsmann è in piedi, ai bordi della panchina, fin dal primo minuto.

Vietato sbagliare, come si dice in questi casi. Chi perde, esce dalla competizione.

Tutte le palle intercettate dagli Svedesi vengono accolte a suon di fischi dal muro umano dei tifosi tedeschi, che sono davvero il dodicesimo uomo in campo.

 

Non passano nemmeno cinque minuti e la Germania si ritrova in vantaggio con Podolski. L’uscita dell’estremo difensore svedese, Isaksson, su Klose (al momento capocannoniere del torneo con quattro reti) è a dir poco maldestra, e genera un’azione rocambolesca, al termine della quale il pallone si trova nel sacco, nonostante il tentativo di deviazione di Mellberg. Praticamente è il giocatore svedese a realizzare quella che è una vera e propria autorete, che viene però assegnata a Podolski.

 

Il colpo, praticamente a freddo, è una mazzata per i giocatori in maglia gialla. Gli uomini del ct Lagerback, già apparsi intimoriti dai Tedeschi, provano una mezza reazione, ma il contraccolpo psicologico è stato forte.

In pochi istanti sono già virtualmente fuori.

 

Ancora Podolski, all’11’, mette il secondo sigillo (stavolta senza aiuti maldestri degli avversari) ad un incontro che rischia davvero di finire in goleada.

Non pensavo che gli Svedesi si sarebbero trovati sotto di due reti a zero in così poco tempo. Evidentemente proprio non ci sono mentalmente, sul campo.

 

Podolski, con questa doppietta, si trova a tre reti, e sta tallonando molto da vicino il compagno di squadra Klose.

C’è un po’ più di Ballack in campo, e la cosa conforta i suoi tanti estimatori. Ma con questa Svezia è fin troppo facile far bella figura anche con poca tecnica. La sua difesa va in bambola fin troppo spesso, e gli attaccanti tedeschi non si lasciano ripetere due volte l’invito.

 

Lucic, al 35’, si becca il cartellino rosso per doppia ammonizione. La Svezia resta in dieci e ci si attende davvero - a questo punto - un vero e proprio massacro agonistico.

Ed invece gli Svedesi resistono piuttosto bene. Riescono ad organizzarsi meglio, e cinque minuti dopo Ibrahimovic impegna Lehmann, costretto a salvarsi in calcio d’angolo. Qui vengono fuori i primi difetti dello squadrone tedesco. Che a dire il vero non resiste più di tanto. Pare quasi che la carica atletica si esaurisca dopo la prima mezz’ora di gioco. Non è la prima volta che accade, in quattro partite, e la cosa fa pensare.

 

Al 43’, Lehmann è ancora in difficoltà. Strano, la Germania è in superiorità numerica, eppure arranca. Che si stiano accontentando di difendere il fulmineo 2-0?

La blitzkrieg dei Tedeschi sembra essere stata davvero un lampo. Non si è visto moltissimo di più.

 

Nella ripresa, la Svezia - com’è logico, a questo punto - insiste. Ed in avvio, l’estremo difensore tedesco è ancora nei guai.

Al 52’, Larsson viene toccato - in area - da Metzelder. Rigore per gli Svedesi. Inutile nasconderlo, i bianchi sono in nettissima difficoltà. Qui non si tratta di manovre per difendere il doppio vantaggio. È una specie di crollo psicologico. Sembra quasi assurdo che una squadra di questa portata sia costretta a difendersi pur avendo un uomo in più.

Il calcio di rigore, comunque, viene mandato alle stelle da Larsson. Un vero peccato per le speranze dei nordici. La partita si è ormai fissata sul 2-0.

 

Ballack fa scattare il pubblico di casa in piedi, quando coglie il palo un paio di minuti dopo. Un pizzico d’orgoglio sembra aver nuovamente prevaso i Tedeschi. Meglio per loro.

Le azioni si susseguono con una certa rapidità. In fin dei conti, l’incontro non è male. Ma Klinsmann, secondo me, deve preoccuparsi per l’incontro dei quarti. I suoi sono troppo dispersivi.

La Svezia se ne torna a casa. Di più non poteva proprio fare, visto che a questi Mondiali - probabilmente - non c’è arrivata con una mentalità vincente.

 

Gabriele

 


 

24 giugno 2006

 

ARGENTINA - MESSICO 2-1 (d.t.s.)

 

La dovrebb’essere una gigantesca mazzata per il Messico. Ci dispiace dirlo, il pronostico di quest’ottavo di finale al Zentralstadion di Lipsia, l’è non solo a favore de’ sudamericani, ma a livello di bookmakers parrebbe un plebiscito. Difficilissimo scommettere sui centramericani vincenti sulla potentissima Argentina, che s’è presentata forte di risultati strepitosi.

Partita con un perentorio 6-0 ne’ confronti della Serbia, ha continuato con un bel 2-1 alla Costa d’Avorio per poi terminare con lo 0-0 contro l’Olanda.

 

Il cammino del Messico l’è stato decisamente altalenante: 3-1 all’Iran, pareggio - inspiegabile - con la modesta Angola per 0-0 e sconfitta col più classico de’ risultati (2-1) nell’incontro col Portogallo.

Il tecnico de’ centramericani, La Volpe, la dovrebbe esser preoccupato, e non di poco. Molto più tranquillo, al contrario, il ct de’ biancocelesti, Pekerman. L’Argentina (l’è inutile nasconderlo) è la candidata più credibile, assieme all’Italia ed all’Olanda, per la conquista del titolo mondiale.

 

Du’ notarelline per quanto riguarda la presenza di Totti come titolare nella formazione che lunedì 26 affronterà l’Australia. Secondo un sondaggino di Repubblica, alle 20.30 di oggi, su 56.184 voti, il 49% l’è d’accordo per la conferma in campo, l’altro 49% la si dice contrario. Il 3% non sa.

Ora, fatto salvo il fatto per cui 49+49+3 fa 101 (ma la dicitura in calce a’ risultati l’è chiara: “I sondaggi online di Repubblica.it non hanno, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di rilevazioni aperte a tutti, non basate su un campione elaborato scientificamente. Hanno quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100”), ora la vorrei sapere: ma quelli che hanno votato non so, perché diamine hanno votato?

 

E si torna al commento dell’incontro, di per sé già complesso, perché m’attendo fiammatone da parte delle du’ squadre: l’Argentina in attacco, il Messico in difesa.

Non che i centramericani siano già spacciati, ma con quello che han fatto vedere, a meno che non disputino quella che si dice la partita della vita, sarà difficilino che ne escano vittoriosi senza inventarsi un colpo di genio agonistico.

Grande partecipazione, da parte loro (e del pubblico messicano), durante l’esecuzione del loro inno nazionale, tanto gioioso che mette allegria e tanta carica. Braccio destro alzato fino all’altezza del cuore, con la mano tesa. E La Volpe, (argentino di nascita) concentratissimo sotto al tunnel, col solito cipiglio da generalissimo.

Lo voglio dì, la mi fa simpatia, codest’uomo. Ma davvero.

 

Mamma, che gran Messico, in apertura d’incontro! Senza paura, nonostante il pronostico.

E gol! Gol al 6’ del capitano - in spaccata - del capitano Marquez! Oddio, l’è uno de’ migliori gol de’ Campionati di quest’anno. Ma come la si son caricati, prima d’entrà ‘n campo?

La Volpe (campione del mondo come giocatore nel 1978) l’è soddisfatto. ‘Un l’avevo ancora visto sfogarsi, almeno un po’.

L’Argentina, ora, non riesce a ragionà. L’è la prima volta dall’inizio del torneo che si trova in svantaggio. Crespo ha una faccia preoccupata. Ed ha ragione.

 

Al 10’, l’è Borgetti, con un’autorete, a pareggiare il conto, cercando d’anticipà Crespo. Il sito ufficiale Fifa, però, assegna a Crespo la marcatura.

Ma l’Argentina sembra non starci troppo con la testa. Per ora, la c’è solo la forza de’ nervi.

Peccato per il Messico, che merita - ora come ora - di vincere la partita e passare il turno.

 

Borgetti prova a farsi perdonare affondando duro. La difesa sudamericana pare proprio che ‘un ci sia. Buon per la Germania, che dovrà affrontare proprio l’Argentina, qualora dovesse qualificarsi per i quarti di finale.

La partita l’è vispa non poco. Gli Argentini sono in nettissima difficoltà. C’è tanto Messico e meno sudamericani a giro.

 

Al 45’, Heinze commette un errore grave in difesa, cerca di rimediare come può ed atterra Fonseca in modo orrendo. Praticamente lo falcia in modo spaventoso. Meriterebbe il cartellino rosso, ma l’arbitro svizzero Busacca tira fuori il giallo. Il primo tempo si conclude sull’ 1-1, ma l’Argentina ha deluso non poco.

 

Nella ripresa, la musica ‘un cambia. Dopo un’azione lenta quanto precisa, il Messico va a finalizzare con Borgetti, che proprio non ci sta a farsi ricordare come il giocatore che ha segnato l’autorete. Peccato per la conclusione poco convinta, ma il Messico c’è, la continua ad esserci. L’Argentina ‘un è invincibile come la si credeva.

Ora rallento un pochino il commento. La me la voglio godere appieno, codesta partitona.

 

Annullato un gol regolare di Messi al 93’, ma la partita l’è stata complessivamente equilibrata. Molto meglio i centramericani, però.

Si va ai supplementari, per la prima volta in questo Mondiale, decisamente a sorpresa. Nessuno la si sarebbe atteso - a parte i Messicani - un risultato così.

 

L’extra time è più nervi che tecnica. L’è chiaro che ormai saltano tutti gli schemi possibili. Le azioni la s’alternano e l’incontro si fa tutto cuore. Nessuno la ci sta a perdere. È giusto così. Che partita, che partita!

 

L’ho detto e lo ripeto, a parte rare occasioni, la son stata fortunata nell’assegnazione de’ commenti. Mi sto divertendo un mondo. Anzi, un Mondiale!

 

E Maxi Rodriguez, al 98’, infila a volo la porta di Sanchez. Il portiere messicano ‘un può proprio fare nulla. Peccato per i centramericani. Se non ci fosse stata quell’autorete, assegnata a Crespo, ora sarebbero ai quarti. L’è quasi fatta per l’Argentina, che se la dovrà vedere a Berlino con la Germania, il 30 giugno, se il risultato ‘un cambia.

 

E così è. Termina in gloria per i biancocelesti. Ma il turno successivo lo dovran preparare meglio, se ‘un vogliono tornare a casa.

 

Betta

 


 

25 giugno 2006

 

INGHILTERRA - ECUADOR 1-0

 

Il terzo quarto di finale si preannuncia - solo in apparenza - una pura formalità.

In realtà è una gara stracolma di insidie, soprattutto per i leoni d’Inghilterra, che nonostante i favori del pronostico, hanno mostrato di essere una squadra sfilacciata ed approssimativa, in grado più che altro di sottovalutare l’avversario e proporre un football piuttosto vecchio e privo di idee quanto di fantasia.

 

Il ct della nazionale inglese, Eriksson, propone un modulo ad una sola punta, scelta decisamente significativa per quella che dovrebbe essere - ovviamente, vista la natura dell’incontro ad eliminazione diretta - puramente offensiva.

 

L’Ecuador, alla sua seconda partecipazione, si trova a dover affrontare - per la prima volta - gli ottavi di finale della competizione. L’unico precedente tra le due squadre risale al 1970, quando a Quito i leoni d’Inghilterra sconfissero i padroni di casa per 2-0.

 

Nel tunnel che porta al campo di gioco, gli Ecuadoregni sembrano più concentrati degli Inglesi, che probabilmente nemmeno considerano gli avversari. Tant’è che i bianchi arrivano in leggero ritardo rispetto ai giocatori in maglia gialla.

Sono due scuole calcistiche a confronto, letteralmente agli antipodi. Tifo alle stelle, com’era prevedibile.

 

La speranza è che gli Hooligans, che ieri sera pare abbiano messo a ferro e fuoco un pezzo di Stoccarda, facendo seguire la bellezza di circa 200 arresti (tra tifoseria violenta inglese e tedesca), pensino solo allo spettacolo in campo.

(http://www.euronews.net/create_html.php?page=detail_info&article=365710&lng=4)

 

Per ora, gli Inglesi si limitano ad intonare God save the Queen. L’inno è meravigliosamente eseguito, in una bella versione. Speriamo non sia l’unica cosa bella dell’Inghilterra quest’oggi.

Bella anche la versione dell’inno dell’Ecuador, un trionfo di ottoni che pare di stare al teatro dell’opera o ad un concerto in piena regola.

 

La prima vera emozione arriva al 10’, quando Tenorio fa tremare la traversa dopo aver rubato  ottimamente una palla che la difesa inglese stava leziosamente gestendo con un ingobile gioco aereo.

Fino a quel momento, non c’era stato niente d’interessante. Lo spettacolo era venuto esclusivamente dagli spalti.

 

Complessivamente, la partita appare noiosa più del dovuto. Me lo sentivo, ma la speranza era quella di dover asistere a qualcosa di un po’ meno scontato. La fase di studio si prolunga persino più del dovuto, e l’Inghilterra sta mostrando di non essere così solida come si credeva alla vigilia.

 

Passato il primo quarto d’ora di gioco, arriva il tiro - velleitario - di Gerrard. Ci vuole altro per impensierire il portiere ecuadoregno Mora, le cui guance - in occasione di ogni incontro disputato dalla sua nazionale - sono sempre dipinte con i colori della bandiera dell’Ecuador.

 

Entrambe le squadre, per quel che hanno fatto vedere finora, meritano di passare il turno. Ma di fermarsi ai quarti, perché nessuna delle due mostra di giocare un calcio all’avanguardia. Passi per l’Ecuador, ma dall’Inghilterra era lecito aspettarsi qualche cosa di più.

 

La partita è talmente brutta che fa venire voglia di vedere altro. Questo non è calcio, è qualcos’altro di non ben definibile.

Al 60’, su punizione, arriva il gol firmato Beckham. Il portiere ecuadoregno, Mora, non ci arriva. Ed è l’unico guizzo del secondo tempo.

Lampard fa volare alle stelle un pallone che - nelle intenzioni - avrebbe dovuto far paura all’Ecuador.

 

E dato che proprio si fa fatica a far vedere qualcosa di buono, gli Inglesi decidono di perdere tempo. Per questa ragione, l’arbitro De Bleeckere ammonisce Robinson e Carragher, a meno di cinque minuti di distanza l’uno dall’altro.

 

È un’Inghilterra sconcertante. I fischi dei tifosi alla fine del primo tempo sono stati significativi.

Termina 1-0, con il passaggio ai quarti dei leoni d’Inghilterra, che se la vedranno con la vincente dell’incontro tra Portogallo ed Olanda. Se dovessero passare gli Orange, gli uomini di Eriksson non avrebbero scampo alcuno.

 

Giorgio

 


 

25 giugno 2006

 

PORTOGALLO - OLANDA 1-0

 

Segnalo subito quanto accaduto a Kaiserslautern e comparso su Repubblica on-line:

 

«E’ dal primo giorno della sua avventura in Germania che il ct insiste nel ripetere che di moduli di gioco e formazione non intende parlare. Concetto ripetuto con vibrante fermezza anche quando i giornalisti cercano di sapere non tanto i nomi degli undici, quanto l’atteggiamento tattico che avranno gli azzurri. Lippi cerca di giocare d’anticipo, tentando di stoppare la domanda prima ancora che venga completata. “Avevo già capito, volevo farle risparmiare fiato”, spiega il ct con un tono di voce ancora scherzoso. “Non voglio dare notizie agli avversari - prosegue - non voglio dare loro vantaggi: quando loro vi impediscono persino di guardare gli allenamenti. Perché volete negarmi questa possibilità, perché la contestate?”. Dalla platea parte qualche battuta di replica e Lippi perde la pazienza. “Piuttosto - aggiunge - evitate di chiamarmi la sera in albergo per avere informazioni. Siete una cosa vergognosa, se dovete fare gli stronzi, allora lo faccio anch’io, tanto è questione di poco...”.»

(http://www.repubblica.it/2006/06/speciale/mondiali/servizi/lippi-lite-stampa/lippi-lite-stampa/lippi-lite-stampa.html)

 

Effettivamente, la pressione è troppa, sugli Azzurri. La reazione è giustificatissima. Lasciate lavorare il team azzurro. Altrimenti si rischia di favorire gli avversari. Un po’ di tranquillità ci vuole.

 

Dei quarantamila presenti al Franken-Stadion di Norimberga ci sono ben trentacinquemila tifosi olandesi. La cornice di pubblico è straordinaria, anche per quanto riguarda il settore portoghese.

Si preannuncia un incontro spettacolare, visto che il Portogallo non potrà più giocare di rimessa per ottenere il massimo risultato possibile.

 

Van der Saar batte il record di presenze per quanto riguarda la sua nazionale, ed il ct Marco van Basten ha le idee chiare per quanto riguarda l’assetto tattico degli Orange (questa sera in maglia bianca), tant’è che parte leggermente favorito, a mio avviso, rispetto ai Portoghesi, che mi sono apparsi - nella prima fase - un po’ troppo legnosetti.

 

L’Olanda parte a razzo, e già dal primo minuto si rende pericolosissima con van Bommel, ottimamente servito da Kuyt. Il giocatore Orange fa la barba al palo alla destra di Ricardo, l’estremo difensore portoghese.

La partita si fa equilibrata subito dopo, ma Boulahrouz si becca un cartellino giallo dall’arbitro Ivanov, per un fallaccio su Cristiano Ronaldo, che resta in campo, ma leggermente claudicante. L’asso lusitano si fa addirittura fasciare intorno al 15’, e la cosa non fa ben sperare.

 

Al 23’, Maniche insacca un gran bel goal, dopo una lunghissima quanto noiosa fase di studio. C’è da dire che la difesa olandese è stata a guardare senza praticamente intervenire.

Ora, l’incontro deve necessariamente accendersi, perché l’Olanda - che non ha demeritato - deve uscire fuori da questa situazione. E lo deve fare in fretta.

 

Cristiano Ronaldo è costretto ad uscire ad una decina di minuti circa dalla fine del primo tempo. Le telecamere mostrano il suo dispiacere una volta rientrato in panchina. Capisco che avrebbe voluto giocarsela fino al 90’, ma con gli infortuni c’è poco da scherzare. Meglio che si riprenda per l’eventuale quarto di finale.

 

Al 37’ van Persie sfiora il pareggio per l’Olanda. Ed è una delle ultime, vere emozioni della prima frazione di gioco, nonostante i ripetuti tentativi di Robben per risollevare gli Orange.

Ma Costinha biene sbattuto fuori per doppia ammonizione. Il Portogallo è costretto a giocare in dieci uomini tutto quanto il secondo tempo.

 

Cocu, in rovesciata, al 49’, prova a rimettere in parità il risultato. La traversa gli nega la gioia. Il capovolgimento di fronte fa vedere la concreta possibilità del raddoppio portoghese.

Subito dopo, van Bommel attenta alle coronarie della tifoseria olandese alla ricerca dell’1-1. Nulla da fare. Ma la partita, ora, è decisamente vibrante. Tutta un’altra cosa rispetto al primo tempo. La superiorità numerica degli Orange sta sortendo i suoi effetti.

 

La partita s’innervosisce. Al 17’ della ripresa Boulahrouz rifila una gomitata a Figo - che era stato peraltro ammonito poco prima per aver dato una testata, a gioco fermo nei confronti di van Bommel - e rimedia il secondo cartellino giallo personale, che porta all’esplusione. È di nuovo parità numerica. Ma la partita sta rapidamente scivolando nella rissa.

 

Il ct del Portogallo, Scolari - già campione del mondo quattro anni fa con il Brasile - non smette di dare indicazioni. Per quanto possa essere criticato per la sua impronta lontana dal calcio fantasioso del suo paese, gli va riconosciuta la continuità nei risultati con le squadre che ha allenato. Non ultimo, il titolo di vicecampione d’Europa conquistato proprio con i Lusitani.

 

Sull’altra panchina, van Basten si ostina - in silenzio - ad appoggiarsi alla panchina ed a non far entrare van Nistelrooij, che forse avrebbe potuto mutare in positivo il volto dell’Olanda, un po’ troppo contratta rispetto al recente passato.

 

Al 27’ della ripresa finisce veramente in rissa. Fallo di Deco su Heitinga e conseguente ammonizione. Petit a gioco fermo, viene spintonato da Sneijder. L’arbitro Ivanov perde il controllo della gara. Francamente, l’incontro si sta trasformando in un vero caos. al 75’, i cartellini sanzionatori estratti sono ben dodici.

Il quarto di finale sarà inevitabilmente condizionato da tutti questi episodi.

 

Deco viene espulso al 79’. Portogallo in nove uomini e l’Olanda ritorna in superiorità numerica. Scolari perde completamente le staffe. Sul campo non c’è più gioco. Se potessero, i giocatori rimasti si prenderebbero volentieri a pugni senza ritegno alcuno.

 

All’80’, per un errore di Figo, Kuyt si ritrova a tu per tu con Ricardo, ma si lascia sorprendere dai difensori portoghesi. Niente da fare. L’Olanda non riesce a pareggiare.

Negli sprazzi di gioco che ancora si reiscono a vedere, c’è anche un bel calcio. Ma è rovinato dall’eccessiva tensione agonistica. La posta in gioco, certo, è abbastanza alta. Ma qui si esagera. Lo spettacolo è persino peggiore di quello che hanno dato gli Azzurri contro gli Stati Uniti.

 

Ultime emozioni, con l’Olanda che si riversa tutta quanta in attacco. Ci sono sei minuti di recupero, dovuti al caos del secondo tempo. Van Bronckhorst viene espulso. Nove uomini contro nove.

Il risultato si fissa sull’1-0 per il Portogallo. Avremmo voluto vedere un altro tipo di spettacolo, ma tant’è.

Lusitani ai quarti contro l’Inghilterra. A mio parere, nonostante siano stati praticamente decimati, sono decisamente favoriti rispetto ai Britannici. Qualora dovessero avviarsi verso la semifinale, dovrebbero probabilmente vedersela contro il Brasile. E tutti questi diffidati potrebbero ritrovarsi squalificati per quella che sarebbe una delle sfide più avvincenti di questo Mondiale.

 

Gabriele

 


 

25 giugno 2006

 

ITALIA - AUSTRALIA 1-0

 

È un pomeriggio terribilmente afoso quello che si affaccia sulla nostra penisola. Una giornata strana, un po’ cupa e senza grandi aspettative. Il clima della vigilia è teso quanto speranzoso.

Per quel che mi riguarda, sono stranamente angosciato. È il giorno più brutto dei Mondiali, per tante ragioni.

Siamo in una fase di passaggio, dove tutto è incerto. Le notizie si rincorrono alla disperata. C’è chi parla di forfait di Lippi alla fine della competizione, chi annuncia che Totti non scenderà in campo, chi...

Insomma, basta.

 

Questo inutile tam-tam mediatico fa una brutta impressione, e non solo agli addetti ai lavori. C’è troppa brama di andare nella notizia ed oltre la notizia. Il giornalismo italiano, in queste ultime settimane, e non solo a livello sportivo, sta dando il peggio di sé. Siamo al limite del consentito, dell’eticamente lecito, del cronisticamente corretto.

Tutti hanno voglia di fare lo scoop. Anche quando la notizia, in realtà, non c’è.

 

Per questo, anche per questo, limiterò al massimo il commento. Che sarà fatto solo di sensazioni, di emozioni, di partita vissuta dentro.

Mi piacerebbe farvi capire che il giornalismo è anche e soprattutto questo: vivere un avvenimento.

Ci sono tantissimi miei colleghi che si improvvisano reporter d’assalto. Calpestare tutto e tutti non vuol dire porgere la notizia.

I miei maestri mi hanno insegnato diversamente.

 

I tempi sono cambiati, lo so. Ma l’animo umano e la professionalità spero che non siano mutati con l’involversi dei costumi.

Possiamo essere stati presi dalla veemenza del commento, dato l’argomento sportivo. Ma abbiamo sempre cercato di essere il più possibile obiettivi.

Cerco di portare passione ed amore, nel mio lavoro. Sono nato giornalista, morirò come tale. Fatemi vivere questo meraviglioso mestiere come mi hanno insegnato a farlo qualche anno fa. Ed io ve ne sarò grato. Non c’è miglior ricompensa.

 

Gli Azzurri ritrovano Hiddink sulla panchina dei canguri. Il ct australiano, quattro anni fa, allenava la Corea del Sud, che ci eliminò agli ottavi di finale, complice l’arbitro ecuadoregno - passato ormai alla storia - Byron Moreno.

Hiddink tenterà di rifare il colpaccio. Ma stavolta l’impresa potrebbe rivelarsi più grande di lui. La nostra Nazionale non è più debole ed impacciata come nella precedente edizione. Siamo di nuovo i campioni di un tempo.

Con la giusta dose di umiltà potremmo tranquillamente farla noi, la partita.

 

Ma vedo più partecipazione tra gli Australiani, almeno a livello di inni nazionali. Pare si debbano sentire solo i suoi tifosi. Il nostro pubblico è più tranquillo. Troppo. Resto a pensarci un po’. Mi conforta soprattutto la presenza di Alex Del Piero dal primo minuto.

Ripeto, è la giornata della riflessione. Per tante cose.

 

Le immagini sul circuito internazionale pare siano saltate. Ci pensano le telecamere personalizzate Rai a fornire la visione della partita. L’ho detto, è una giornata strana. Anche se le cose paiono normalizzarsi subito dopo.

Cahill, uno dei bomber dei socceroos, al secondo minuto, scopre le carte della nostra difesa. È solo un’impressione, ma mi pare che stiamo attendendo troppo. Forse lo stadio di Kaiserslautern non ci porta così tanta fortuna, a quanto pare.

 

Meno di un minuto dopo, Toni sfiora il goal. Gilardino, invece, in poco più di dieci minuti di gioco, di reti se ne mangia due. È una giornata strana. Ma si vede più Australia. Stiamo pensando a difenderci, e questo non sta bene. Che cosa sarà mai, questa Nazionale che ci fa tremare e sperare, ridere e soffrire?

È il riscatto dell’uomo medio, che sfoga tutte le sue - tante - frustrazioni su un pallone. E pare proprio che quella sfera se ne vada nel sacco con tutto il cuore. Il cuore della povera gente che non può sperare altro se non in una vittoria degli Azzurri. Ma il mio Paese, che male ha fatto, per essersi ridotto così?

 

Abbiamo la testa dentro ad una sfera di finto cuoio, perché nemmeno lo sappiamo più di cosa è fatto, un pallone da football. Sogni di ragazzini, di giovanotti un po’ più cresciuti, di vecchi signori che ricordano il leggendario calcio che fu.

 

Sono nostalgico, quest’oggi. Oggi, che dobbiamo guardarci da un avversario, che - con tutto il rispetto possibile - non avrà mai il nostro blasone e non ci metterà mai la passione che milioni di tifosi hanno profuso in quasi cent’anni di storia azzurra. È questione di dna, di destino sportivo. Sono altri gli sport che gli Australiani prediligono. Il calcio non è tra questi.

 

Primo tempo brutto. Un po’ c’era da aspettarselo. Paura? No, per niente. Anche perché è solo una partita di calcio. E questo blog è solo il racconto dei Mondiali. Non è tutta la vita. Possiamo stare tranquilli. Comunque vadano le cose, la leggenda delle maglie azzurre resterà sempre tale.

 

Espulso Materazzi dopo cinque minuti di gioco dall’inizio della ripresa. Ormai mi aspetto di tutto. È molto probabile, a questo punto, che davvero l’Australia ci possa buttare fuori. Se così fosse, onore ad Hiddink. Ma la cosa mi riporta a quattro anni fa, e mi ricorda l’arbitro Byron Moreno. Solo che questa volta si chiama Luis Medina Cantalejo.

 

Una cosa è certa. Giocare peggio di come stiamo giocando noi, proprio non si può. Siamo persino peggiori della più legnosa Inghilterra. Tornarsene a casa, se continuiamo così, è addirittura giusto. E comunque vada, un sacco di cose dovranno esser riviste in un gruppo che è divenuto troppo nervoso e slegato. Che fine stiamo facendo?

Tra parentesi, Luca Toni è stato inguardabile. Peccato per lui. Lo stesso dicasi per Del Piero. Viene fatto entrare Totti, ma non cambia niente.

 

Nell’insieme, per gli Azzurri di stasera si possono spendere due sole parole: che pena.

 

Il rigore per il fallo su Grosso, trasformato da Francesco Totti all’ultimo secondo è una li-be-ra-zio-ne!

Nelle strade, soprattutto in quelle di Roma, esplode, incontenibile, la gioia.

1-0, ma che fatica. Grazie, Francè. Grazie.

Il Mondiale coreano è vendicato.

 

Gabriele

 


 

25 giugno 2006

 

SVIZZERA - UCRAINA 0-3 (rig., d.t.s. 0-0)

 

Questa sera, il mi’ commento sarà un po’ in linea con quello di Lele. Si torna ad essere un filino seri, ed il mio intercalare senese se ne va un pochino ‘n soffitta.

In effetti è vero. Ci sentiamo tutti un pochino più tristi. Ma non riguarda il gioco della Nazionale, che pure è stato veramente brutto.

Si tratta di noi.

Noi Italiani, che strombazziamo per le strade come se avessimo superato il Brasile nella finalissima di Berlino (ma magari!) ed invece ci accorgiamo di aver fatto fuori all’ultimo istante solo l’Australia.

La considerazione di Lele ha fatto pensare anche me: «Ma il mio Paese, che male ha fatto, per essersi ridotto così?»

 

Vero. Stiamo correndo tutti dietro ad un pallone, cercando di dimenticare i tanti guai che affliggono l’Italia. Non quella calcistica. Quella di tutti i giorni, che ad ogni secondo è costretta a gemere sotto il tallone di qualcuno. Laddove il lavoro manca, e quando si trova, si è costretti ad accettare paghe da fame o a dimenticarsi la dignità.

Qualcuno, in questi ultimi anni, ci ha voluto come tanti Fantozzi, in maniche di mutande, canottiera ascellare e rutto libero, come la si vedeva in que’ film di metà anni Settanta, che io ho potuto vedere solo in televisione. Ero troppo cittina, per ricordarmeli sul grande schermo.

 

Tanti Fantozzi, vessati sul luogo di lavoro, che provano a riversare la cattiveria de’ loro capi sull’avversario calcistico.

Non ho memoria di quegli anni, ve l’ho detto. Ma a quel che posso intuire, le cose - in trent’anni - non sono mutate in positivo.

Anzi, sono addirittura peggiorate. E sono molto bravi, coloro ai quali interessa mantere questo stato di cose, a convincerti che oggi stiamo bene, che non ci manca nulla, che questa è una nazione felice, dove magari anche il risparmio gestito è ai massimi livelli rispetto al resto d’Europa.

 

Datevi un’occhiata attorno. Troverete gente sempre meno felice e sempre più preoccupata.

Più che dei risultati della Nazionale, ora, la mi fa paura quel senso di oscura miseria che aleggia sul mio Paese.

Vincere questi Campionati del Mondo porterebbe un po’ di refrigerio alle speranze della povera gente.

Ma ci accorgeremmo, qualche settimana dopo, che i problemi sono rimasti. E forse, dopo l’estate, ce li ritroveremo centuplicati, chissà.

Se questa è vita, allora faremmo meglio - come i nostri emigrati - a fare la valigia (di cartone), a legarla con lo spago e ad andare via. Magari proprio in Germania. Chissà, forse ci farebbero lavorare da cristiani.

 

E finita la tirata polemica, si passa al commento - veloce - della partita. Perché, se la permettete, mi garberebbe guardarla quasi per intero, senzaa dovè correre ogni cinque minuti alla tastiera per annotare questa o quella cosa successa ‘n campo.

Chi vince stasera, se la vedrà co’ nostri il 30 di giugno, in quel di Amburgo. Con la speranza di vedere trionfare gli Azzurri, magari con un tipo di gioco espresso finalmente in modo degno dal primo all’ultimo minuto.

 

L’idea di andà pe’ sensazioni, comunque, la mi piace assai.

Primo tempo vispo, c’è stata anche una traversa di Shevchenko ed una di Frei. Il pareggio l’è giusto, ma qualcuno deve uscire vincitore. Chiunque sia, ci darà filo da torcere.

 

Già passà i quarti, pe’ noi, ‘un sarebbe affatto male. Se non altro, arriveremmo tra le prime quattro. E se in semifinale ce la dovessimo vedè con la Germania, s’è quasi sicuri di giocarsi la finale per il terzo e quarto posto, anziché la finalissima.

 

Si arriva al 90’ sullo 0-0. I fischi scendono copiosi dagli spalti dello stadio di Colonia. Ma non se li sono meritati, le du’ squadre ‘n campo. Anzi, hanno fatto vedere un gran bel gioco. Barnetta per gli Svizzeri e Shevchenko per gli Ucraini, sono stati i migliori in campo.

Ora, si va ai supplementari. Chi affronterà l’Italia, avrà nelle gambe anche i trenta minuti di extra time. La dovrebb’essere un gran bel vantaggio per noi.

 

Nulla da fare, si va alla batteria dei rigori. Avrei dovuto scrivere lotteria, ma la mi piace di più così.

E Shevchenko sbaglia il primo rigore!

Parato anche il primo della Svizzera con Streller!

Veh, non riesco più a commentare. La sequenza è troppo bella ed intensa. Gli Svizzeri, alla fine, non ne hanno segnato nemmeno uno (Barnetta manda sulla traversa il secondo rigore elvetico e Cabanas manda tra i piedi del portiere ucraino Shovkovsky) , nonostante abbian giocato meglio per centoventi minuti regolamentari.

Finisce 3-0 per l’Ucraina ai rigori (Milevskiy, Rebrov e Gusiev). Ce la vedremo con loro. Niente pronostici. Speriamo bene.

 

Betta

 


 

27 giugno 2006

 

BRASILE - GHANA 3-0

 

Devo dare subito conto di una notizia drammatica riguardante Gianluca Pessotto, calciatore della Juventus e ora dirigente della società bianconera, in base a quello che apprendo da Repubblica, “è precipitato dalla finestra della sede della Juventus, a Torino. È stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale Molinette. Il calciatore aveva un rosario in mano.”

(http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/sport/calcio/juve-pessotto-precipita/juve-pessotto-precipita/juve-pessotto-precipita.html)

 

In un primissimo momento abbiamo pensato allo scandalo legato al nuovo calcioscommesse. Ma ci abbiamo riflettuto subito dopo e ci siamo detti, noi tre della redazione de L’Aurora: ma che c’entra Pessotto, che è un ragazzo pulitissimo, con tutto questo casino di piedi puliti?

 

In effetti, nulla. Da quel che si è riuscito ad apprendere poi, passata l’onda lunga dell’emozione e dello sconcerto, pare sia stato un problema legato alla depressione.

In ogni modo, Gianluca è stato operato e salvato. È grave, sì. Ma non è più in pericolo di vita. Meno male.

Tante fratture, un’emorragia interna, ma la cosa è risolvibile.

 

Rimane difficile, ora, parlare della partita tra Brasile e Ghana. Molto. Quando capitano cose come quella successa a Pessotto, si rimane attoniti. Classe 1970, quindi giovanissimo e con un futuro aperto come dirigente di una squadra che è stata la colonna del calcio italiano e che ora deve tornare ad essere di nuovo grande. Per i suoi tantissimi tifosi sparsi in tutto il mondo e per il blasone che si porta addosso.

Coraggio, Gianluca. Noi tre, io, Betta e Gabriele, siamo con te. È pochissima cosa, il nostro sostegno. Ma per te, che sei molto religioso, una preghiera di conforto ed una pacca sulla spalla per quando starai meglio, forse contano qualcosa.

Okay, Gianluca! In piedi, ora! Siamo con te.

 

Scusate, ma forse davvero l’ultima parte di questo Mondiale, almeno per il nostro blog, deve andare  a sensazioni. Gabriele, sono d’accordissimo con te. Sono orgoglioso di essere tuo amico.

Non te lo dico solo perché domani è il tuo compleanno (auguri, vecio! Quanti sono? trentasei, no?), ma perché sei una persona corretta ed uno dei pochi, veri signori rimasti in questo Paese.

Auguri di vero cuore, Direttore!

 

Dunque, lentamente vado a raccontarvi quel (poco) che è stato di Brasile-Ghana.

La resistenza degli africani è durata solo cinque minuti. Ronaldo dribbla il portiere del Ghana Kingston ed infila in rete con comodità. Il fenomeno è veramente tornato. Fa il suo gesto beneaugurante con l’indice destro dopo aver segnato, e quanto mi mangio le mani per il fatto che Ronie non è più nelle file dell’Inter.

Per me, che sono nerazzurro da quando sono nato, è un grande rimpianto. Rivoglio Ronaldo all’Inter, e lo rivoglio subito!

 

È un assedio verdeoro, quello sotto la porta di Kingston. Ma i tifosi carioca vogliono di più. E nemmeno il gol di Adriano al 45’, nonostante l’evidentissimo fuorigioco, calma il pubblico brasiliano. Che è troppo severo nel fischiare impietosamente la propria nazionale. Eh, no. Hanno giocato bene, almeno secondo me. Non è il brutto Brasile delle prime due partite. Qui c’è estro e concretezza, signori. Sarà un ottimo avversario per chiunque.

 

Nella ripresa, il Ghana prova a fare qualcosa, ma Ze’ Roberto, all’80’, spezza le gambe alle speranze africane - già da tempo domate, in verità - andando ad anticipare Kingston ed infilando in rete a porta vuota. A questo punto, davvero, è l’apoteosi. Scattano gli applausi, ma la torcida deve apprezzare di più i propri beniamini.

L’appuntamento è a questa sera, quando il Brasile conoscerà l’avversario dei quarti, a seguito della grande sfida tra Spagna e Francia.

 

Giorgio

 


 

27 giugno 2006

 

SPAGNA - FRANCIA 1-3

 

Olè, che partita!

‘un l’ero nemmeno un po’ fiduciosa nella bellezza di codest’incontro (la si sa che son malfidata, bellini!), però mi son dovuta ricredere, almeno dalla metà del primo tempo in poi.

E visto che Giorgione m’ha anticipata, non posso fare a meno di farli personalmente, gli auguri a Lele.

La migliore persona del mondo. Per me, che lo conosco da quand’ero cittina e gli ho sempre voluto bene come ad uno di famiglia, dico grazie prima di tutto.

Lele, t’è stato detto che sei uno degli ultimi veri signori di questo Paese. Sei molto di più. Una persona sincera, che si fa in otto per chiunque. Generoso, buono, simpatico, gioviale, disponibile, cortese.

Sei straordinario. E non lo dico solo perché ti conosco da una vita.

Siamo pochi, ma siamo ottimi amici.

Auguri, Lele. Ti vogliamo un mondo di bene.

 

Dunque, partita - come s’è stabilito - per sensazioni.

Anch’io m’unisco a Giorgione per gli auguri a Gianluca Pessotto di pronta guarigione. Forza Gianluca! La ti si vòle subito in piedi! C’è una Juventus (ed un calcio italiano) da ricostruire! C’è bisogno di persone in gamba come te! Coraggio!

 

E la si passa davvero alla partita. La potrei definire un fascio di nervi. In campo c’era di tutto. Una Spagna sorprendente, che doveva continuare a dare il massimo ed una Francia che era in obbligo con i suoi tifosi.

Primo tempo vibrante, con Zidane, tra i transalpini, che avrebbe potuto essere alla sua ultima partita con la maglia della sua nazionale, e che in caso di eliminazione, ‘un lo si sarebbe più visto correre in campo tra le file dei galletti per raggiunti limiti d’età.

 

E passa in vantaggio la Spagna con un rigore siglato da Villa. L’estremo difensore francese, Barthez, ‘un può farci proprio nulla. Al 28’, la partita l’è tutta in salita per i cugini d’oltrealpe.

Ma al 41’, Ribery, sulla sponda di Vieira, smarca il portiere Casillas ed insacca. La partità l’è di nuovo in parità.

 

Nella ripresa, gli òmini di Aragones la si perdono un po’. L’è strano, perché potrebbero avere il pallino del gioco. In fin de’ conti sono i favoriti, visto che la Francia, nella prima fase, ha faticato non poco ad uscire fuori ed ha praticato un gioco un po’ troppo vetusto per essere considerato all’altezza di un Mondiale.

 

Nella Francia si fa vedere Malouda, in almeno un paio di occasioni. E c’è il solito Vieira che comincia a far paura alla retroguardia iberica. La Spagna, incredibile ma vero, la si sta lentissimamente sfaldando. Eppure aveva convinto i critici, all’inizio de’ Campionati.

 

All’83’, su punizione di Zidane, arriva il colpo di testa di Vieira. Ed al 92’, su contropiede, il sigillo finale di Zinedine Zidane. Forse l’è il suo ultimo gol con la maglia dei bleus (oggi, per l’occasione, bianca), ma è la ciliegina sulla torta per una carriera straordinaria.

 

Ai quarti di finale, ci sarà il Brasile, che forse ‘un lascerà scampo ai transalpini. Ma quel che conta, ora, è che in Francia si festeggia una ritrovata nazionale che si credeva persa chissà dove.

Sull’altro fronte, si conferma il fatto che la Spagna non vince un titolo da più di quarant’anni. L’è un peccato, perché nonostante i grandissimi talenti del calcio iberico, questa nazionale non riesce a concretizzare.

Gli ottavi si chiudono con quest’incontro. Emozioni a frotte, in attesa dei quarti di finale. E lo spettacolo non dovrebbe mancare.

 

Betta

 


 

28 giugno 2006

 

IL MONDIALE FINO AD ORA

 

Voglio anzitutto ringraziare di vero cuore Betta e Giorgio per gli auguri. Sì, ne compio trentasei. E spero che siano stati spesi in maniera discreta.

Nel mio piccolo ho sempre cercato di portare avanti una bandiera, che è fatta di rigore e serietà. Posso aver sbagliato in tante occasioni, aver avuto troppa fiducia in altre, preteso che ciò che mi circondava fosse almeno in linea con quei valori che mi hanno trasmesso da piccolo e che ho sempre ritenuto fondanti per me e per la società di oggi, che avrebbe bisogno di ritornare alla visione genuina dell’Italia del recente passato per ritrovare quel pizzico di serenità venuto a mancare alla gente.

Grazie, ragazzi. Vi voglio bene.

Vi voglio bene perché credete ancora nei sogni ed in quell’Italia del campanile che era sana e che spero ritorni a rasserenare i cuori di tutti. Non solo il mio.

 

Dopo queste parole di ringraziamento, che non avevano voglia di suonare retoriche, bensì di esprimere un sentimento nel migliore dei modi possibili, passo a riassumere brevemente lo stato delle cose per quanto riguarda l’effettivo contenuto del nostro blog, che - come ormai sapete - sarà “cristallizzato” alla fine dei Campionati e riproposto in formato e-book all’interno delle pagine de L’Aurora.

 

Siamo arrivati, ormai, ai quarti di finale. La nostra Nazionale - criticatissima dalla stampa estera - è approdata a questo nuovo confronto, che si disputerà la sera del 30, ad Amburgo, contro l’Ucraina.

(http://www.corriere.it/Speciali/Extra/2006/Germania2006/diario/index29.shtml)

 

Niente pronostici. Anche perché credo che sarà la forza dei nervi a portare avanti gli Azzurri, dal rendimento altalenante (abbiamo giocato una partita sì ed una partita no, bisogna essere onesti) e dal grande cuore.

Vedremo come andrà a finire, con l’incredibile Ucraina di Shevchenko, che pure non ha fatto vedere di essere stata la squadra quasi imbattibile che si credeva alla vigilia.

Loro hanno nelle gambe mezz’ora di gioco in più di noi ed una mezza giornata di riposo in meno. Ma ci credono ed hanno voglia di rientrare tra le prime quattro squadre migliori al mondo.

Lo crediamo anche noi?

 

Lo Spiegel on-line, a firma di Achim Achilles, ci ha chiamati «mammoni che vivono mangiando ogni giorno i piatti di pasta col sugo preparati per loro. Poi, a 30 anni, si sposano e cambiano cuoca. Una bella ragazza italiana diventa una macchina per cucinare, diventa la nuova mamma».

(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/06_Giugno/28/spiegel.shtml)

 

Sono poi arrivate le scuse, e la cancellazione del testo incriminato:

«Nella prima versione di questo testo satirico gli uomini italiani sono stati definiti come ‘forme di vita parassitaria’. La redazione ha provveduto immediatamente a cancellare queste espressioni. Alcuni lettori hanno contestato la scelta di quei termini, in quanto oltrepassavano i limiti della satira. Spiegel Online si scusa per la scelta delle parole usate».

Scuse accettate, siamo tutti amici. I legami culturali e sociali con il popolo tedesco, di finezza e squisitezza uniche, non possono neppure venire vagamente adombrati da un piccolo articoletto di satira qualunquista.

Non c’è problema. Achilles non è la Germania. Nazione che io, personalmente, adoro.

 

Gianluca Pessotto sta un pochino meglio. È tenuto in coma farmacologico e le sue condizioni, pur gravi, sono stabili. Si tratta di aspettare per vedere se ci sono complicazioni a livello di arti inferiori. Medici prudenti, situazione sotto controllo.

(http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/sport/calcio/pessotto-migliora/pessotto-migliora/pessotto-migliora.html)

 

Si è trattato di depressione. E non diciamo altro. Rispettiamo i sentimenti altrui. Io non sono un reporter d’assalto, né una persona disposta a scavare morbosamente nelle storie altrui.

Sono fatti personali. Ed il cronista, quando crede in un codice etico, si tira indietro. A costo di bucare la notizia.

Perché dietro ad una storia, ci sono tanti aspetti che meritano un po’ di discrezione e di rispetto per le persone.

E davvero non aggiungo altro.

 

Gabriele

 


 

QUARTI DI FINALE

 

30 giugno 2006

 

GERMANIA - ARGENTINA 5-3 (rig., d.t.s. 1-1)

 

Riprendiamo questi nostri commenti per i quarti di finale.

L’atmosfera, all’Olympiastadion di Berlino, è giustamente tesa. Si tratta di un incontro che avrebbe potuto essere inserito benissimo come atto finale della competizione.

Ed invece, una delle due sarà costretta ad abbandonare il Campionato alla fine della gara, che si preannuncia viva e vibrante, come si diceva una volta.

 

Cercherò - per l’ennesima volta - di essere sintetico, dal momento che forse il brodo si sta allungando troppo, e più che un diario dei Mondiali, questo blog si sta trasformando in un racconto epico, dalla lunghezza altrettanto leggendaria.

 

Tralascio i commenti del prepartita, visto che i cronisti della ARD, ovviamente, stanno facendo il loro lavoro in maniera egregia e stanno fornendo una marea di dati e curiosità che farebbero impallidire chiunque, per dovizia di particolari e precisione. Dato che gioca la loro nazionale, è cosa più che normale.

 

Le chances di qualificazione alle seminfinali per i bianchi di Klinsmann sono notevoli. Per quello che ha fatto vedere l’Argentina contro il Messico, direi che per questo (e non solo per questo) posso propendere per i padroni di casa, visto che anche il fattore campo ha la sua importanza.

 

Stasera tocca agli Azzurri, che se la dovranno vedere con l’Ucraina di Shevchenko. Il risultato di Germania-Argentina è importante per i nostri, dal momento che il prossimo (eventuale) impegno sarà proprio con la vincente di questo primo quarto di finale.

 

Arbitra quest’incontro il signor Lubos Michel, slovacco, che si è già ritrovato a dirigere entrambe le nazionali il 21 giugno 2005, in occasione della Confederations Cup. Quella volta, Argentina-Germania finì col risultato di 2-2. In quest’occasione, ci dovrà necessariamente essere un vincitore.

 

Il primo tempo è duro, teso, nervoso. Ma sostanzialmente corretto. L’unica vera azione è stata quella di Ballack intorno alla metà della frazione di gioco. Crespo, tra le fila argentine, è praticamente sparito. Una delusione totale. Spicca Riquelme, ma per disintegrare il granito della difesa tedesca ci vuole ben altro.

 

Al 49’, Ayala porta in vantaggio l’Argentina. La partita si rianima e la Germania è costretta ed andare in avanti. Per una buona mezz’ora, gli attacchi si susseguono da una parte e dall’altra.

Abbondanzieri, il portiere argentino, s’infortuna ed al suo posto entra Franco. È la svolta della partita.

 

Klose, all’80’ sigla l’1-1. L’incontro si trascina fino al 90’. Si va ai supplementari. I Tedeschi ci credono, attaccano, ma non sfondano.

Ai rigori, sono imbattibili. Ne siglano quattro (Neuville, Ballack, Podolski e Borowski), tutti di fila. I sudamericani ne mettono nel sacco solo un paio (Cruz e Maxi Rodriguez; sbagliano Ayala e Cambiasso).

Troppo poco per l’Argentina, che può reclamare giusto per un mancato rigore (e conseguente ammonizione per simulazione - inesistente - di Maxi Rodriguez).

La Germania è in semifinale. E forse affronterà l’Italia, a meno che gli Azzurri non regalino all’Ucraina la soddisfazione (enorme ed immeritata, per quello che hanno fatto vedere i giocatori del ct Blokhin) di essere tra le prime quattro migliori squadre al mondo.

 

Giorgio

 


 

30 giugno 2006

 

ITALIA - UCRAINA 3-0

 

Il risultato di Germania-Argentina è - per certi versi - confortante, visto che i sudamericani erano qualitativamente superiori rispetto ai Tedeschi.

Ma vedersela con i padroni di casa nell’eventuale semifinale, sarà un bel problema.

Eventuale, certo. Perché prima della partita non voglio sbilanciarmi. Temo che sarà la solita partitaccia sofferta, con un inizio incerto ed un secondo tempo battagliero. Ci siamo abituati, ormai. Ma quanto ci piacerebbe un incontro tranquillo!

 

L’Ucraina di Blokhin l’abbiamo affrontata nell’ultima amichevole premondiale. Era un’altra storia. Lì non ci si giocava nulla. Qui, invece, c’è una semifinale in palio. E la vogliamo vincere, soprattutto per il futuro del nostro calcio, che deve essere rifondato.

Un successo come questo, indipendentemente dall’esito della semifinale, sarebbe un gran bel traguardo. Ci riscatterebbe almeno un po’.

 

Sarà un commento davvero breve, visto che voglio vedermi la partita come se fosse una sorta di finalissima.

L’avversario non è tecnicamente perfetto, ed i pronostici ci vedono - nella migliore delle ipotesi - al 50% con gli Ucraini. Va bene anche così.

 

Occhi al teleschermo, non mi voglio perdere un istante. Quella con l’Australia è stata una partita strana, vuota, senz’anima. Questa, al contrario, sarà una partita vispa. Deve essere così, altrimenti ce ne torniamo a casa con la coda tra le gambe, e questo proprio non farebbe bene ai nostri colori. Avanti, dunque. E speriamo bene.

 

Zambrotta, al sesto minuto di gioco, infila con violenza nella porta di Shovkovskyi. È l’apoteosi, subito, nello stadio di Amburgo, che va via via riempiendosi. Va bene, benissimo così! Anche perché giochiamo bene. Meno male, perché ci voleva. È una splendida iniezione di fiducia.

Due minuti prima, Camoranesi aveva cercato di aprire le danze, con un destro da venticinque metri, dopo essersi involato centralmente.

 

E per tutto il primo tempo, siamo riusciti a dominare l’incontro. Siamo stati corretti, abbiamo giocato un gran bel calcio. Per fortuna, gli Azzurri ci sono. Speriamo che duri anche nella ripresa. Ci siamo ritrovati dopo la brutta prestazione con l’Australia. Ora dobbiamo essere noi stessi fino alla fine. Speriamo bene.

 

Ed il secondo tempo è una gran battaglia agonistica. Loro sono sotto e devono recuperare. Buffon dice di no al loro reparto d’attacco. Ci salva persino la traversa. Siamo in giornata, signori, siamo in giornata.

 

E su assist perfetto di Totti arriva il primo goal di Toni a questo Mondiale!

2-0 al 59’, con il gesto dell’attaccante della Fiorentina che segue la realizzazione personale. Questo, volevo vedere! Questo!

 

Al 69’, arriva il 3-0, sempre di Toni! Zambrotta, dopo avere superato due avversari, mette in mezzo. Ed a portiere battuto, Luca infila nel sacco. Ora, sul triplo vantaggio, godo. Godo come non mai.

Gestiamo la partita fino alla fine. Persino Shevchenko è stato letteralmente annullato.

 

Al fischio finale, lo stadio di Amburgo esplode di gioia. Un tripudio di bandiere italiane. È stato un incontro esemplare! Sul taccuino dell’arbitro De Bleeckere non finisce nemmeno uno dei nostri. Anche questo è un segnale di come abbiamo interpretato correttamente questo quarto di finale.

 

La dedica di Lippi, a fine partita, è per Gianluca Pessotto. Tutta l’Italia, ovviamente, si unisce al nostro commissario tecnico.

 

Ci attende la Germania, a Dortmund, il prossimo 4 luglio. Loro hanno mezz’ora di gioco in più nelle gambe e la tensione accumulata con i rigori calciati contro l’Argentina. Noi siamo più freschi. E siamo tecnicamente a posto. Possiamo stare relativamente tranquilli.

 

Ma, indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, abbiamo già vinto il nostro Mondiale.

Ci avevano dati per finiti, siamo tra le prime quattro squadre al mondo.

L’Italia, signori, c’è.

 

Gabriele

 


 

1° luglio 2006

 

INGHILTERRA - PORTOGALLO 1-3 (rig., d.t.s. 0-0)

 

Terzo quarto di finale, con una sfida, bellini, che l’è tutta un programma. C’è subito a dire che gli Inglesi partono co’ favori del pronostico, visto che mezza squadra portoghese è squalificata e che comunque i Lusitani si sono dimostrati non proprio eccezionali, fatta eccezione per i soliti Figo e Cristiano Ronaldo.

 

Stadio di Gelsenkirchen. Cinquantaduemila persone sugli spalti, per vedere che fine faranno gli òmini di Scolari, vicecampioni d’Europa e - pare - destinati a tornarsene a casa. Salvo sorprese.

 

I bianchi guidati dal ct Eriksson hanno (oltre la naturale spocchia inglese, che gli deriva dall’aver inventato il football,  dicono loro: ma il gioco del calcio l’è opera de’ Toscani) dei talenti discreti: Neville, Cole, Gerrard, Ferdinand, Lampard, Rooney e Beckham. I tre quarti della nazionale in campo oggi contro i Portoghesi.

 

‘Un avete idea di quanto sia tirata codesta partita! Brutta, ma brutta assai! Finisce che si gioca tutto il primo tempo praticamente in un fazzolettino di terra, a centrocampo.

 

I grandi talenti non si son visti, e tutta questa grande Inghilterra proprio non c’è. Anzi, direi che non ci sono proprio con la testa, visto che la quantità di palle perse da quelli che si sarebbero dovuti mangiare i Portoghesi a colazione, evidentemente son impegnati ancora nel fare la tradizionale pausa del tè alle cinque del pomeriggio.

Peccato che son le cinque e tre quarti ed ancora si stan sorbendo il loro tè.

 

Nella ripresa, i leoni d’Inghilterra reclamano al 50’ un calcio di rigore per un presunto fallo di mano in area ad opera di Nuno Valente, ma direi che possono fare a meno di lagnarsi. Certo, se giocassero di più, occasioni del genere forse farebbero la loro fortuna.

 

A dire il vero, entrambe le squadre avrebbero meritato d’essere sbattute fuori agli ottavi, ma ce le ritroviamo qui, ad un passo dalle semifinali. La si sarebbe potuto dì lo stesso dell’Italia, che ha giocato con l’Australia una delle partite più brutte de’ Campionati, ma se non altro, noi c’abbiamo messo il cuore. Qui la si vede solo l’intestino tenue.

 

Esce Beckham, infortunato. Francamente, per me poteva uscire anche prima. ‘Un si sarebbe comunque vista la differenza. E forse ora l’Inghilterra potrà giocare undici contro undici, finalmente.

Come non detto! Al 59’ Rooney viene espulso per aver mollato un bel calcione secco a Ricardo Carvalho.

 

Eriksson deve riassestare alla meglio la squadra. Entra Crouch, lo spilungone magrissimo. La parte inglese dello stadio intona God save the Queen. Ma la mi sa che servirà a pochino. Anche perché il Portogallo ora ci crede.

Nulla da fare, però, nel tempo regolamentare.

 

I supplementari son la stessa pena dei novanta minuti.

E la si va ai rigori. Sono una mezza tragedia per gli Inglesi. Ma anche i Portoghesi ‘un son per niente precisi.

Sul 2-1 per il Portogallo, Carragher, il portiere Ricardo e la traversa fanno di tutto per impedire all’Inghilterra di arrivare alla semifinale.

Cristiano Ronaldo mette fine alla sofferenza britannica spedendo la palla nel sacco ed i leoni d’Inghilterra a casa, per cercare di darsi una ripassata al manuale del calcio, al fine di praticarlo un po’ meno legnoso.

 

Betta

 


 

1° luglio 2006

 

BRASILE - FRANCIA 0-1

 

Quest’ultimo incontro dei quarti sembra essere quello più avvincente.

Un po’ perché è la rivincita della finalissima parigina del 1998, in cui il Brasile (praticamente irriconoscibile) perse per 3-0.

Un po’ perché - come allora - si sfidano due grandi del calcio mondiale: Zidane (a fine carriera) e Ronaldo, che ha ancora un po’ di strada agonistica da percorrere.

 

Prima del commento, voglio riportare quelle che sono state le dichiarazioni di Sepp Blatter a seguito della maxirissa scoppiata a Berlino dopo la fine dell’incontro tra Germania ed Argentina:

«Non c’era davvero bisogno di tutto ciò: dopo 120 minuti il calcio diventa un dramma, dopo i calci di rigore una tragedia, ma alla fine una squadra vince e l’altra perde. Nel calcio si impara a vincere, ma bisogna imparare anche a perdere».

(http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/blatter-rissa/blatter-rissa/blatter-rissa.html)

 

I fatti: alla fine della partita, Cufrè ha mollato un calcio nello stomaco di Mertesacker proprio davanti all’arbitro Michel. L’Argentino avrebbe - in realtà - voluto “punire” Borowski, il quale - pare - avrebbe fatto gesti poco simpatici all’indirizzo dei sudamericani.

 

Heinze e Rodriguez si sono dati da fare per alimentare la rissa, cercando di coinvolgere Oliver Bierhoff, team manager dei Tedeschi.

Risultato finale: legne da tutte le parti con conseguente spettacolo vergognoso per una competizione mondiale.

 

Blatter si è detto - giustamente - furioso per l’accaduto. Anche perché sono stati coinvolti addirittura i padroni di casa. Ma va detto che sono stati gli avversari a cominciare, anche se si sarebbe potuto evitare il seguito.

 

Da ricordare come poco prima dell’incontro entrambi i capitani delle nazionali avessero letto un messaggio contro il razzismo (e se non vado errato, di conseguenza, anche contro la violenza), a favore dello sport. Vabbè.

 

Passo al commento dell’incontro. Che spero - finalmente - sia breve: anch’io ho diritto a vedermi una maxisfida come questa, senza starmene attaccato ad una tastiera di pc.

 

Ed il primo tempo, nonostante lo 0-0, è stato notevole. Soprattutto la Francia, in gran spolvero dopo le prestazioni non straordinarie della prima fase, si è data da fare. Soprattutto Zidane ha dato il meglio di sè: Certo, gli anni ci sono. Ma c’è anche la classe, come pure la potenza.

 

Sugli spalti, la torcida brasiliana non è soddisfatta. Piovono fischi, pesanti come macigni per il gioco fin qui espresso dai carioca. Come nella sfida degli ottavi col Ghana, che pure il Brasile aveva vinto per 3-0. Certo, la tifoseria verdeoro è esigente, ma forse esagera.

 

Nella ripresa, è sempre più Francia. E dopo poco più di trenta secondi dall’avvio, la prima fiammata è transalpina. Prova a rispondere il Brasile su calcio d’angolo un minuto e mezzo dopo, ma c’è solo una gran confusione nell’area avversaria.

 

Ed al 57’, Thierry Henry, su punizione di Zidane, castiga il Brasile! È l’1-0 che mette in crisi i verdeoro!

Incredibile, anche perché sulla Francia, forse, non avrebbe scommesso praticamente nessuno, tranne - ovviamente - gli stessi Francesi.

 

Pochi minuti dopo, la Francia va vicinissima al raddoppio, Quello che sconcerta è la mancata reazione dei Brasiliani, che dovrebbe essere veemente. Ed invece non si vede granché.

 

La partita, però, si va innervosendo. Sul taccuino dell’arbitro Medina Cantalejo finiscono Cafù, Juan, Ronaldo e Lucio per il Brasile. Sagnol, Saha e Thuram per la Francia.

 

I transalpini provano addirittura a terminare in attacco. Ed è Zidane l’uomo da fermare, per gli ormai uscenti campioni del mondo brasiliani.

Che tentano di raddrizzare in extremis le sorti dell’incontro.

 

Ma finisce 1-0 per la Francia, che - decisamente a sorpresa, ma con merito - approda alla semifinale con il Portogallo. Il Brasile è eliminato. Davide ha sconfitto nuovamente Golia.

 

Caso quasi unico, non c’è nemmeno una squadra sudamericana tra le prime quattro formazioni più forti al mondo in questa edizione dei Campionati.

Questa è una notizia nella notizia.

Ora, l’Italia può davvero farcela a divenire campione del mondo per la quarta volta.

Sempre che riesca a superare la Germania.

 

Giorgio

 


 

SEMIFINALI

 

4 luglio 2006

 

GERMANIA - ITALIA 0-2 (d.t.s.)

 

Siamo scesi in strada a festeggiare. Io e Betta (tornata praticamente di corsa da Siena, dopo aver assistito al Palio del 2 luglio, da brava contradaiola del Drago), dopo il fischio finale, ci siamo abbracciati come due ragazzini ed urlando a perdifiato, ci siamo uniti ad una folla enorme.

Qui a Roma, come a Milano ed in tutte le città ed i paesi d'Italia, i festeggiamenti dovrebbero durare fino all'alba.

Abbiamo battuto la Germania per due reti a zero. E tutto negli ultimi concitatissimi minuti del secondo tempo supplementare.

 

Come nella leggendaria semifinale dell'Azteca, datata 17 giugno 1970, le due nazionali si sono sfidate gagliardamente, in una partita che forse non entrerà nella storia come quella giocata trentasei anni fa, ma che lascerà un segno soprattutto nella leggenda del calcio azzurro.

Perché? Perché in giornata erano arrivate le richieste del Pubblico Ministero Stefano Palazzi nel processo sportivo sullo scandalo calcioscommesse: serie C per la Juventus e sei punti penalizzazione; serie B per Lazio, Fiorentina e Milan (ben quindici punti di penalizzazione per le prime due e solo tre per la terza).

(http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/sport/calcio/requisitoria-palazzi/requisitoria-palazzi/requisitoria-palazzi.html)

 

Una tegola pesantissima, soprattutto per i tanti giocatori della nostra Nazionale che militano nei suddetti club.

Una delusione personale per il sottoscritto, che tiene alla Fiorentina e che davvero non vede per quale motivo una squadra che è stata vittima del sistema debba essere punita così pesantemente.

Ma dopo quest'impresa contro la Germania, io spero vivamente che la gente capisca come e quanto le società "implicate" siano esse stesse vittime dell'interesse di pochi personaggi che hanno tratto vantaggi economici da certe situazioni, rovinando il bello del gioco del calcio.

Che siano i singoli ad essere puniti. Non le tifoserie sane e tutti coloro che credono ancora che questo sia uno sport degno.

 

E degnissimo è stato il grande spettacolo che i nostri giocatori hanno regalato al mondo del football.

Ci siamo trovati di fronte una squadra gagliarda ed agguerrita, decisa ad arrivare alla finalissima di Berlino, in programma domenica.

Abbiamo giocato in undici contro dodici, dal momento che ai nostri sostenitori erano stati assegnati solo seimila tagliandi d'ingresso allo stadio di Dortmund, gremito di tifosi tedeschi.

Che hanno sonoramente fischiato il nostro inno nazionale, ma va bene lo stesso.

 

Io e Betta, come fossimo stati allo stadio, ci siamo alzati in piedi durante l'esecuzione di entrambi gli inni.

Posso dire, personalmente, di stimare la Germania e di rispettarne bandiera e tradizioni. Non mi sono lasciato trascinare dalle tante polemiche nate in questi ultimi giorni.

La Germania è un grande e generosissimo Paese, ed i Tedeschi sono tra le persone migliori che io abbia mai incontrato, di grande correttezza e simpatia.

Si è trattato semplicemente di una sfida sportiva. In nessun modo questa gara dovrà essere intesa come uno scontro, a qualsivoglia titolo.

Entrambe le nazionali avrebbero meritato di accedere all'atto conclusivo di questi Campionati del Mondo. E sarebbe stato più giusto che si fossero incontrate in finale.

Ma la sorte ha voluto altrimenti.

 

Onore alla Germania di Klinsmann, che ha mostrato il suo miglior calcio proprio contro di noi. E di questo gliene siamo grati, perché in questo modo hanno onorato davvero lo spettacolo del calcio.

Grande rispetto per Ballack, che ha interpretato l'incontro nel migliore dei modi. Posso tranquillamente dire che ha giocato una gran partita.

Mi dispiace sinceramente per Frings, squalificato dopo la maxirissa a seguito di Germania - Argentina.

(http://www.corriere.it/Speciali/Extra/2006/Germania2006/articoli/index40.shtml)

 

Così come mi dispiace per le polemiche della Bild tedesca a seguito della questione: «Cruz aveva scagionato Frings ma le cose sono cambiate dopo che Sky Italia ha inviato nuove immagini».

L'Italia non c'entra nulla, invece. La Fifa ha agito in perfetta e totale autonomia. D'altronde, per l'Europeo di due anni fa, fu la televisione danese DR a fornire le immagini della prova televisiva che costò a Totti (per lo sputo nei confronti del giocatore Poulsen) la squalifica che - con ogni probabilità - compromise il nostro cammino nella competizione continentale.

 

La partita di questa sera non è stata straordinaria perché nervosa, con lampi di bel gioco che sono venuti però soprattutto dai nostri cari Azzurri.

Eh, sì. Perrotta in testa, con Totti (ritrovatissimo: grazie, Francè! Sei un grande!), Grosso e Camoranesi in evidenza, soprattutto nel primo tempo.

Tante emozioni, sì. Ma con la Germania che rispondeva colpo su colpo, in maniera - fortunatamente per noi - più confusa. Non era mancanza di convinzione, ma stanchezza. La partita con l'Argentina s'è fatta sentire. Mezz'ora di gioco in più nelle gambe deve aver fatto la differenza.

 

Loro sono "usciti" soprattutto nella seconda metà della ripresa, quando abbiamo dovuto - per forza di cose - tirare un po' il fiato. Pirlo e Grosso si sono dati da fare, ma quanta Germania, nel finale dei primi novanta minuti.

Buffon è stato insuperabile. Sei partite senza subire un goal da parte degli avversari. Un'autorete contro gli Stati Uniti ci può anche stare. Ma davvero, con Gigi Buffon, almeno fino ad ora, non passa lo straniero.

Un eroe anche lui. Che indossa - durante il campionato nazionale - la maglia della Juventus.

Da tifoso fiorentino, giù il cappello. Giù il cappello, signori, sportivamente, di fronte alla Juventus. Se questi sono i suoi giocatori, allora è più che giusto che onori ancora il calcio italiano in serie A.

 

Zambrotta gagliardo, come pure Toni. Che però viene fatto uscire da Lippi. Marcello, finora, non ne ha praticamente sbagliata una. Indipendentemente dall'esito della finalissima berlinese, grazie alle sue scelte da commissario tecnico, siamo - almeno - vicecampioni del mondo.

Non è cosa da poco, signori! E vogliamo condannare il calcio italiano sulla base di quest'impresa che porta la firma di un gruppo meraviglioso quanto vessato?

Ecco quali sono gli eroi dei nostri tempi. Ecco chi dobbiamo ringraziare per averci tirati fuori dalla crisi che stagna su questo povero Paese, vittima del giustizialismo (da non confondersi assolutamente con la Giustizia) più feroce.

Io sto con Lippi. Io sto con la mia Nazionale di eroi.

 

Perché questo sono, eroi.

E quando si è trattato di giocare i tempi supplementari, questi meravigliosi ragazzi hanno insistito con convinzione, avendo ancora nelle gambe tutta la forza necessaria per fiaccare definitivamente la nazionale tedesca.

Gilardino coglie il palo al primo minuto, e Zambrotta - un minuto dopo - la traversa. Lehmann non ci sarebbe arrivato mai.

Loro erano stremati, e si vedeva. Hanno dato tutto, onore alla Germania. Lo dico seriamente, sono stati bravissimi anche loro. Ho visto Klose quasi barcollare, per lo sforzo che ci ha messo. Podolski, Lahm, Kehl e Podolski dare tutto quello che potevano.

Sono grandi campioni, e meritano - sportivamente - grandissimo rispetto.

Per questo, e non solo per questo, la vittoria con la Germania ha un infinito valore.

 

Abbiamo lottato per centoventi minuti con tenacia e lucidità, creando azioni su azioni.

Al 14' del secondo tempo supplementare, come in un film emozionantissimo, Grosso - su una finezza di Pirlo - fulmina l'ottimo portiere tedesco Lehmann con un diagonale da brivido.

Appena un minuto dopo, Del Piero, entrato alla fine del primo tempo supplementare, sigla il definitivo 2-0 di destro nell'angolo alto, su contropiede di un favoloso Gilardino.

 

E come in un bel film, io e Betta - l'amica di sempre - ci siamo abbracciati piangendo.

Sì, piangendo. Perché per noi è stato un momento di gioia, di liberazione.

Siamo tutti pieni di problemi, in questa nazione vessata. Mancano tante cose, come se fossimo appena usciti da una specie di conflitto interno.

Il tessuto sociale di questo Paese va ricucito in fretta. Ed una partita di calcio, se vinta, diventa qualcosa di più.

Ho parlato tante volte di riscatto dato dal football all'uomo della strada.

Ecco, in strada siamo scesi anche noi, dimenticando i nostri - tanti - problemi.

E mentre sto scrivendo (Betta sta preparando un paio di panini: oggi ci siamo dimenticati persino di mangiare), continuano i caroselli per strada.

Noi siamo tornati presto. Io dovevo scrivere, lei chiamare i suoi amici a Siena.

Usciremo ancora, dopo che avrò finito di vergare le ultime parole di questo commento.

E saremo assieme alla gente fino al mattino.

Sì, era solo una partita di calcio, è vero. Ma che partita! E quanti significati che ha per noi, una vittoria nella semifinale di questo avvincentissimo Mondiale!

 

Gabriele

 


 

5 luglio 2006

 

PORTOGALLO - FRANCIA 0-1

 

Quest’intervento è l’ultimo, per quanto riguarda il sottoscritto, prima dei commenti finali, che chiuderanno questa magnifica avventura da diario che mi pare ci stia regalando delle gran belle soddisfazioni.

Nato per scherzo, questo blog è diventato un gradevole appuntamento per noi che lo scriviamo, e - speriamo - per voi che lo leggete.

 

Ma, bando alle ciancie, qui si tratta di scoprire quale sarà l’avversaria dell’Italia nella finalissima di Berlino del 9 di luglio.

Nessun pronostico, nessuna idea. Un po’ di scaramanzia, per un appuntamento che mi auguro sia felice come quello del 1982.

Basta, sull’argomento non dico di più.

 

La partita di stasera forse non se l’aspettava proprio nessuno. La Francia sembrava dover uscire agli ottavi, se non addirittura al primo turno. Ed invece è qui a giocarsi una finale mondiale.

Il Portogallo - se dovesse passare contro i transalpini - sarebbe alla sua prima finalissima. Un trionfo comunque, considerando che la squadra di Scolari non era accreditata per un successo del genere.

 

È il momento di Zinedine Zidane, che molti davano pronto per la pensione. Ma ha dimostrato ad una platea sterminata che è ancora le nouveau roi, degno successore di Michel Platini, peraltro presente in tribuna.

 

Dall’altra parte ci sono soprattutto Figo e Cristiano Ronaldo, che daranno battaglia ai Francesi.

La speranza, per noi, è che le due squadre si sfianchino agonisticamente, per giungere stanche all’atto finale di domenica prossima.

 

I Portoghesi dovrebbero essere più stanchi, ma la squadra allenata da Domenech non ha scherzato, in quanto a spreco di energie.

Per noi ci vorrà comunque tanta tanta umiltà, perché le due nazionali che si affrontano stasera sono due grandissime squadre, e non sono qui per un puro caso. Anzi.

 

Durante il primo tempo, ho visto una partita “tirata”, com’era prevedibile. La posta in palio è troppo alta per permettersi anche un solo errore.

Sono più distaccato rispetto a ieri (a proposito, ragazzi, anche qui su al Nord ci siamo divertiti a fare caroselli per tutta la notte), ma l’incontro è abbastanza avvincente. Gradevole, proprio perché visto con una certa serenità.

 

Al 31’, Ricardo Carvalho commette fallo su Henry in area. E’ rigore. Potrebbe ssere la svolta dell’incontro.

Se la Francia dovesse vincere in soli novanta minuti, sarebbe un gran vantaggio per i transalpini, su questo non c’è dubbio.

Batte Zinedine Zidane, ed insacca con grande sicurezza. Zizou è alla sua seconda segnatura in questo Mondiale. Il Portogallo è smarrito. Adesso, gli uomini di Scolari devono darsi davvero da fare.

 

Alla fine dei primi quarantacinque minuti, la Francia è in vantaggio per una rete a zero. Ed a dire il vero, i galletti mi fanno paura. Sono bravi, sul serio.

Meritano il massimo rispetto possibile. Se dovessero passare loro, gli Azzurri non dovranno assolutamente sottovalutarli. Sono avversari temibilissimi. Soprattutto Zidane, sembra inarrestabile. A questo punto, è davvero uno dei migliori giocatori di questo fantastico Mondiale.

La speranza è che non metta il turbo anche con l’Italia.

 

La ripresa è piuttosto statica. Qualche incursione francese, ma niente di più. Il Portogallo non spinge per cercare il pareggio. Sembra quasi che gli uomini di Scolari si siano rassegnati.

C’è qualche sprazzo portoghese ad opera di Figo, ma credo sia solo per l’onore della sua nazionale.

I Lusitani hanno speso tantissimo, nelle ultime tre partite, e si vede.

 

Il fischio finale giunge propizio per la Francia (nonostante l’assedio portoghese), che avrà trenta minuti di stanchezza in meno nelle gambe, quando affronterà domenica, nella finalissima, gli Azzurri.

I nostro dovranno essere sempre all’erta. La Francia (ce la ricordiamo ancora, l’amarissima finale di Coppa Europa del 2000) sa pungere quando meno te l’aspetti.

Speriamo bene. Speriamo che la buona fortuna, stavolta, ci dia una grossa mano.

 

Giorgio

 


 

FINALE PER IL 3° E 4° POSTO

 

8 luglio 2006

 

GERMANIA - PORTOGALLO 3-1

 

E s’è arrivati al penultimo atto di questo straordinario Mondiale. Almeno per noi Italiani, che proprio ‘un ce l’aspettavamo, un cammino così importante.

Lo si sperava, questo sì. Lele l’era fiducioso, fin dall’inizio, salvo ricredersi un filino dopo la brutta partita con gli Stati Uniti e quella quasi inguardabile con l’Australia agli ottavi.

Ma domani sera ci sarà la finalissima con la Francia.

Francesi che ci fan paura, sì. Perché i precedenti stan quasi sempre dalla loro parte, e c’è Zidane, che fa ancora un ottimo calcio, nonostante l’età.

 

Dico la verità, ‘un è che m’importi tanto di codesta finale per il terzo e quarto posto, ma la commento (anche se un po’ di fretta) per dover di cronaca.

Nel Portogallo, Figo resta ‘n panchina. La cosa l’è un po’ curiosa, ma credo che il ct Scolari se lo tenga bòno per il secondo tempo.

Tra i Tedeschi, al posto di Lehmann, figura Kahn, ch’era stato tenuto in panchina da Klinsmann fino all’altro giorno. Il grande assente l’è Ballack. Peccato.

Onore a Klinsmann, che ha portato la Germania fino a codesta finale. Di più, mi sa che ‘un avrebbe potuto fare, visto che i Tedeschi non erano eccelsi, a parte qualche talento che è stato vittima degli individualismi.

Diciamo che mancava il gruppo. Quel che ha fatto la differenza tra gli Azzurri, che tra le critiche e le difficoltà si son districati meglio.

 

La partita l’è noiosa, nonostante le fiammate, più tedesche che portoghesi, però.

I Lusitani han speso tantissimo, in questo Mondiale. S’è già detto, ma va ripetuto. Son stati quelli che han subito di più i provvedimenti arbitrali e la si son dovuti arrangiare come meglio potevano. Hanno incontrato avversari di tutto rispetto (che l’erano più spompati di loro) ed hanno avuto la meglio.

Anche in codesto caso, di più, proprio, ‘un si poteva chiedere.

 

Primo tempo noiosissimo. Le squadre la son demotivate parecchio. Peccato per lo spettacolo, ma m’immagino come possa essere per un gruppo di ragazzi che speravano di trovarsi in cima al mondo e la si devono accontentare della finalina di consolazione.

 

Il secondo tempo, almeno per me, ha un valore relativo. Sto pensando a domani sera. Dovrei pensarla come se fosse la carriera della mia città, Siena. Arrivare secondi non esiste. C’è sol chi vince.

E De Coubertin ‘un c’entra nulla. Non si può avere la mentalità de’ perdenti in una competizione così. E perché, poi, accontentarsi? Far sempre la parte di quelli che ci mettono una pezza?

Eh, no, bellini. La si deve vincere, codesta finalissima. ‘Un ci son scuse di sorta.

 

Germania e Portogallo, nel frattempo, stan giocando una partita inguardabile. L’è come se avessero perso la spina dorsale. Un peccato, perché speravo che almeno una delle due avessero ancora qualche motivazioncina. Ed invece, nulla. Probabilmente s’arriverà a’ supplementari, visto che nessuno riesce ad inventarsi nulla, in questi novanta minuti regolamentari.

 

E finalmente arriva un gol, al 56’: Schweinsteiger fionda da una ventina di metri, insaccando nella rete portoghese.

Passano appena quattro minuti che arriva il raddoppio, sempre firmato da Schweinsteiger, che forse s’era visto più di tutti, tra i suoi. C’è una deviazione di Petit (ed il gol viene attribuito proprio al Portoghese, quindi si tratta di autorete), ma quel che conta l’è che la Germania sta vincendo 2-0.

 

E al 78’, arriva la doppietta di Schweinsteiger, con un’altra mazzatona da fuori area: 3-0.

Klose, a codesto punto, la dovrebbe rimanere capocannoniere del torneo, con 5 gol fatti. Credo sarà difficile che domani sera la ci sia una goleada tale da far tremare il cannoniere tedesco.

Nuno Gomes sigla il definitivo 3-1 all’88’. Al Portogallo va almeno il gol della bandiera. L’è una piccola consolazione in quello che è stato il piccolo trionfo della Germania.

 

Termina così il Mondiale dei Tedeschi, con una medaglia di bronzo, che rappresenta un risultato inferiore a quello di quattro anni fa, ma non così deludente per gli òmini di Klinsmann, che - ripeto - di più proprio non potevano dare in questa fase di passaggio tra la vecchia e la nòva generazione di giocatori.

 

Bene, con questo commento chiudo qui la mia parte di Blog Mondiale.

Ci si rivede (speriamo dopo che sia stato Cannavaro ad alzare la Coppa del Mondo nel cielo di Berlino) dopo la finalissima, per i ringraziamenti finali a margine di codesta meravigliosa avventura.

 

Betta

 


 

FINALISSIMA

 

9 luglio 2006

 

ITALIA - FRANCIA 6-4 (rig., d.t.s. 1-1)

 

CAMPIONI DEL MONDO!

CAMPIONI DEL MONDO!!

CAMPIONI DEL MONDO!!!

CAMPIONI DEL MONDO!!!!

 

Sì! Alla fine ce l’abbiamo fatta! Ed addirittura ai calci di rigore, riscattando la finalissima persa proprio in questo modo, nel 1994, contro il Brasile.

L’avversario non era lo stesso, ma anche con la Francia avevamo spesso sofferto e perso dagli undici metri.

E sembrava che proprio un rigore ci avrebbe gettati nel limbo del secondo posto.

Fallo di Materazzi in area su Malouda. Rigore (francamente un filo dubbio) e trasformazione di Zidane. Le Roi ci ha schiaffeggiati (agonisticamente) appena al settimo minuto di gioco.

 

Ma è proprio Materazzi a farsi perdonare, spingendo con forza in rete - di testa - al 19’, la palla dell’1-1.

Quando tutto sembrava ormai perduto, il guizzo di uno degli Azzurri più generosi (ma sono stati tutti straordinari, sul serio), ci ha nuovamente regalato la speranza.

 

La traversa di Toni, al 36’, ci ha fatti urlare. Il centravanti della Fiorentina avrebbe potuto essere più fortunato, durante tutto l’arco dei Mondiali, ma le marcature a uomo, su di lui come su altri nostri grandissimi campioni, gli hanno mozzato le ali. Ma è poca cosa, di fronte all’enorme risultato del gruppo. Di tutto il gruppo.

 

Marcello Lippi ha indubbiamente fatto un capolavoro. Persino migliore di quello di Enzo Bearzot.

Marcè, ancora una volta, grazie. Dal profondo del cuore, grazie.

Hanno detto che vuoi abbandonare la panchina azzurra dopo questo grandissimo trionfo. No, Marcello. Non puoi. Ora non puoi.

Ci hai dimostrato come - nelle difficoltà - si possano compiere imprese.

Basta crederci. E la tua Nazionale ha suonato la carica anche per noi. Anche per la povera gente, che con questo tuo esempio, ora, ha una speranza in più.

 

Che cosa rappresenti per noi vessati Italiani, questo Mondiale di Germania, l’ho già detto un’infinità di volte. Non mi dilungherò di più.

Domani, torneranno i problemi di sempre, visto che la nostra società annaspa, stretta al collo da tanti guai.

Ma il trionfo di questa sera, resterà nei cuori di tutti noi. Non solo degli sportivi.

E’ la giornata del riscatto, della felicità, dello sfogo.

Mettiamo da parte i nostri tanti guai, almeno per stasera.

Siamo davvero tutti, una volta di più, Fratelli d’Italia.

 

Peccato per il rigore, ma il primo tempo l’abbiamo giocato meglio noi. Più convinti, più determinati.

Con un groppo in gola ho atteso la fine dei quindici minuti d’intervallo. La tensione era alla stelle. Betta, ammutolita, è rimasta in silenzio sul divano del salone.

Poi, prima dell’inizio della ripresa, m’ha detto una parola sola: “Vinciamo”.

 

La ripresa l’hanno giocata meglio loro, i Bleus.

Un tempo per parte, con Henry (s’era quasi infortunato ad un paio di minuti dall’inizio della prima frazione di gioco, salvo riprendersi immediatamente dopo), Malouda e Zidane a mettere sotto scacco soprattutto il nostro centrocampo.

 

Al 62’, Toni infila nel sacco alle spalle di Barthez! Sembra fatta, ma il 2-1 viene annullato per una sospetta posizione di fuorigioco. Le urla di felicità muoiono in gola, ma a ben guardare i replay, effettivamente l’offside c’è. Non ci si può lamentare poi troppo.

 

Pirlo, intorno alla mezz’ora, spedisce di poco a lato sulla destra di Barthez. L’estremo difensore transalpino non è perfetto. Secondo me si può battere, ma i difensori francesi non sono affatto male. Si sono preparati bene per l’incontro.

Entrambe le squadre stanno onorando il gioco del calcio, come nella semifinale combattutissima contro la Germania.

Ma, si sa, contro di noi tutti s’impegnano come se dovessero giocare la partita della vita.

Questo ci onora, certo. Ma che sofferenza.

 

Ai supplementari loro si danno da fare tantissimo. Cercano di pungere, e siamo costretti a difenderci.

Per fortuna ci va più che bene.

E Buffon, tra i pali, è una grandissima sicurezza.

Ribery, sfinito, esce. Ha dato tantissimo, è stato il migliore tra i suoi. Al suo posto entra Trezeguet. Ed è uno che gioca un eccellente calcio, lo sappiamo bene.

 

Nel secondo tempo supplementare, al 4’, succede qualcosa di apparentemente inspiegabile.

Zidane rifila una testata a Materazzi, in pieno petto. Lì per lì, l’arbitro Elizonda (che non è stato eccellente, nella sua direzione, va detto) non se ne accorge. Poi si consulta con il guardialinee ed espelle - giustamente - il capitano dei Bleus.

Il nervosismo deve aver giocato un brutto tiro a Zizou, che termina la carriera con un cartellino rosso.

Ci dispiace, perché è stato un avversario degnissimo, oltre che un grande campione.

 

E si va ai calci di rigore, che per noi - storicamente - sono una grandissima sofferenza.

Quante volte ci siamo ritrovati a piangere dopo la sequenza dei penalties?

Quasi non ce la faccio. Quasi non ho il coraggio di guardare.

Betta mi tiene per un braccio. La vedo di profilo, e vedo che ha gli occhi lucidi.

“Vinciamo”, mi fa, con gli occhi fissi sul televisore.

 

Inizia l’Italia.

Grosso va in rete!

Pareggia Wiltord.

Rete di Materazzi!

E Trezeguet manda sulla traversa! Per noi c’è ben più di una speranza, ora!

De Rossi insacca! La gomitata a McBride è perdonata completamente!

Abidal manda nel sacco. 3-2 per noi. Siamo ancora in vantaggio.

Del Piero segna! 4-2!

Sagnol sigla il 4-3.

E Grosso segna il definitivo 5-3, che sommato all’1-1 dei 120 minuti giocati fa 6-4!

 

Abbiamo vinto! Siamo campioni del mondo per la quarta volta!

Ed è il titolo più bello e più sofferto, con tutti i guai del calcio di casa nostra! Lo scandalo calcioscommesse è lontano millenni luce!

Siamo sul tetto del mondo! Siamo campioni del mondo, meritatamente!

Abbiamo accompagnato gli Azzurri fino in fondo, perché ci credevamo. Abbiamo creduto in questi moderni eroi, questi ragazzi capaci di farci sognare e sperare, in una nazione dove il sospetto è ormai all’ordine del giorno e si ha paura persino a pensare di esprimere un’opinione.

 

Cannavaro ha alzato la grande Coppa nel cielo sopra Berlino.

Ed è stato come se l’avessimo alzata anche noi. Sì, con il cuore e con l’anima, nella capitale tedesca, c’eravamo anche noi.

Grazie, capitano!

 

E grazie anche a tutti quanti gli altri, titolari e riserve degli Azzurri:

Gianluigi Buffon, Cristian Zaccardo, Fabio Grosso, Daniele De Rossi, Fabio Cannavaro, Andrea Barzagli, Alessandro Del Piero, Gennaro Gattuso, Luca Toni, Francesco Totti, Alberto Gilardino, Angelo Peruzzi, Alessandro Nesta, Marco Amelia, Vincenzo Iaquinta, Mauro Camoranesi, Simone Barone, Filippo Inzaghi, Gianluca Zambrotta, Simone Perrotta, Andrea Pirlo, Massimo Oddo, Marco Materazzi.

 

Siamo campioni anche noi. Noi, povera gente che si dimena per tirare a campare, che crede in un sogno che ci ha accompagnato fin da bambini.

Ho avuto la grande fortuna di vedere ben due Nazionali alzare la Coppa al cielo.

Sono felice, felice proprio come un bambino.

E Betta che alla fine, dopo il rigore tirato - e segnato - da Grosso mi ha fatto: “Hai visto? Te l’avevo detto. Vinciamo!”

 

Gabriele

 


 

10 luglio 2006

 

IL GIORNO DOPO IL TRIONFO: COMMENTI E NOTIZIE

 

Mamma mia, quante cose da dire, in questa giornata che segue la finalissima vinta ai rigori.

Anzitutto, l’inspiegabile gesto di Zidane contro Materazzi.

In un articolo di Repubblica on-line, si legge dell’editoriale de L’Equipe, a  firma Claude Droussent:

 

“Questa mattina - scrive il quotidiano sportivo, che si rivolge al capitano francese - il più difficile non è cercare di capire perché i bleus hanno perso una finale di Coppa del Mondo alla loro portata, ma spiegare a decine di milioni di bambini nel mondo come lei si sia potuto lasciar andare ad assestare quella testata a Materazzi”.

”Per qualche momento, in quello stadio olimpico di Berlino in cui si è scritta la storia del mondo, lei - continua l’Equipe - era anche Alì, l’ultimo genio dei ring. Ma né Alì, né Pelè, né Owens, né alcun altro mostro sacro della loro dimensione, di quella che lei stava raggiungendo, hanno mai infranto le regole più elementari dello sport”.

”Sono certo - conclude l’editoriale di Claude Droussent, ammettendo che Materazzi abbia potuto dirgli ‘i peggiori orrori’ - che lei ha pensato che bisognerà spiegare questa testata ai suoi quattro figli per i quali lei è tanto. Era l’ultima immagine del calciatore Zidane. Come è potuto succedere all’uomo che lei è?”.

 

(http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/zidane-domenech/zidane-domenech/zidane-domenech.html)

 

Nel ringraziare Claude Droussent per la sua obiettività, e per il fatto (Merci, Monsieur. Vraiment.) che non si sia scagliato a testa bassa contro gli Italiani, cosa che molti hanno fatto e che era diventata un’usanza alquanto fastidiosa, nel corso di questi Mondiali, va detto che sì, effettivamente, per una mezz’ora buona i Francesi hanno avuto - come si suol dire - il pallino del gioco.

 

Ma la differenza l’ha fatta il gruppo. Siamo stati più compatti noi, capaci di ritrovarci immediatamente, anche quando siamo andati sotto di un gol. E poi, se la rete di Toni fosse stata convalidata, non avremmo avuto bisogno neppure dei supplementari, e tantomeno dei rigori.

Sarebbe stato ingiusto, però, convalidare una segnatura viziata da un offside. Ed è stato meglio vincerla così, dal dischetto, dove - per tradizione - non ci eravamo mai fatti onore. Fino ad ora.

 

La finalissima, insomma, non era a portata dei soli Francesi. Eravamo leggermente favoriti, anche se più stanchi di loro.

Ha vinto il gruppo. In modo pulito ed onesto.

E le polemiche che sono seguite all’episodio Zidane - Materazzi dovrebbero rientrare. Perché ieri sera è stato celebrato lo sport. Agonismo vero, venato dal nervosismo, certo. Ma è il gioco del calcio. Che assomiglia sempre più a quello della vita, dolce ed amaro.

 

A Zinedine Zidane, noi Italiani, non rimproveriamo nulla. Sono cose che possono accadere, e non ci speculiamo su. Anche perché un singolo episodio (indipendentemente da quel che s’è detto ieri sera) non può macchiare una vita di successi e di soddisfazioni.

Sarà una magra consolazione, probabilmente.

Ma nessuno toglie a Zizou il grandissimo merito di aver portato in finale una Francia che sembrava smarrita, ad onor del vero.

Ed il fatto che gli sia stato assegnato il Pallone d’Oro dei Mondiali è significativo.

 

(http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/zidane-pallone/zidane-pallone/zidane-pallone.html)

 

Grandissimo onore a Gianluigi Buffon. Il nostro portierone ha vinto il Lev Yaschin Award, riconoscimento che spetta al miglior estremo difensore dei Campionati del Mondo.

Così si legge sul sito ufficiale della FIFA di Germania 2006:

 

“Buffon è semplicemente un predestinato, un fuoriclasse. Lo si comprese benissimo il giorno del suo debutto in Serie A, a soli diciassette anni e nove mesi. Se n’è avuta conferma nel corso di tutta la sua carriera, peraltro ben lungi dall’essere finita, sino a giungere a quest’edizione della rassegna iridata che lo ha definitivamente consacrato fra i più grandi portieri di sempre.”

 

(http://fifaworldcup.yahoo.com/06/it/060708/1/77e1.html) 

 

Marcello Lippi (e questo ci dispiace parecchio) dovrebbe  lasciare la guida della nostra Nazionale, come apprendiamo dal sito del Corsera:

 

“Il mio futuro? Ho un appuntamento domani, prima ne parlo con Abete”. Marcello Lippi il giorno dopo il trionfo mondiale prende tempo sulla possibilità di lasciare la nazionale. Alla domanda se ha le idee chiare il ct ha risposto con un sorriso. Ma tutto fa pensare che il ct lascerà la Nazionale dopo la vittoria della Coppa del Mondo.

“Questa grande soddisfazione non deve avere per forza una matrice, non deve essere che ce l’abbiamo fatta contro i francesi o perchè in questo momento c’è quello che c’è nel calcio. Deve avere la valenza di far capire al mondo la qualità dei calciatori italiani”.

 

http://www.corriere.it/Speciali/Extra/2006/Germania2006/diario/lippido(po.shtml)

 

Bene, con questo è veramente tutto, per quel che mi riguarda.

Sono doverosi i ringraziamenti per Elisa(betta), che mi ha pazientemente sopportato nell’arco di questo mese e poco più, e soprattutto per Gabriele, che con questa bella idea del Blog Mondiale ci ha fatto scrivere un pezzo di storia del calcio e della nostra vita, destinato a restare per sempre nei nostri cuori.

 

Giorgio

 


 

10 luglio 2006

 

IL GIORNO DOPO IL TRIONFO: LA CI VOLEVA PROPRIO CODESTA COPPA!

 

L’è stato la giornata (anzi, la notte) più bella dell’anno.

Finalmente, dopo la bellezza di ventiquattro anni, s’è vinto di bel nòvo. Sarà che per me l’è la prima coppa che vedo portà a casa (ma l’età della sottoscritta, bellini, ‘un ve la dico mica!), però credo che mi resterà impressa per un bel po’.

 

Ero convinta, sì. Convinta che ce la saremmo portata a casa, codesta coppona, che a guardarla bene, l’è bella come il sole.

E m’ha fatto tenerezza leggere di Cannavaro, che - con il figliolo - ci ha dormito assieme, alla coppa. Certo, per lui la doveva essere il sogno d’una vita. Ma m’immagino il bambino, che s’è potuto cullare quel capolavoro fatto d’oro per tutta la notte:

 

“Mi sono portato la coppa a letto insieme a mio figlio Christian, quello di 7 anni - prosegue il difensore azzurro - glielo avevo promesso. Si è addormentato prima che arrivassi, ma quando si è svegliato ha visto la coppa e mi ha fatto un sorriso che mi ha detto tutto”.

 

(http://www.repubblica.it/2006/07/speciale/mondiali/servizi/zidane-domenech/cannavaro-dopo-finale/cannavaro-dopo-finale.html)

 

L’è come se c’avessimo dormito anche noi, con la Coppa sul cuscino.

Auguri, capitano!

E grazie da parte di tutti quanti noi Italiani!

 

Sepp Blatter, iersera, l’ha fatta grossa. Anzi, enorme. Peggio della testata di Zidane. E su Zizou la son d’accordo con Giorgione. Resta comunque un campione.

Insomma, Blatter ha fatto un grosso sgarbo agli Azzurri. Come di prammatica, avrebbe dovuto consegnà personalmente la coppa ai nostri giocatori. Ma s’è defilato prima della cerimonia di premiazione.

Ed è finita che l’è stato il Presidente dell’UEFA, Lennart Johansson, a consegnare il trofeo agli Azzurri.

Così il sito Kataweb Sport:

 

“L’assenza non è passata inosservata e non è piaciuta. Perchè il presidente della Fifa, lo svizzero Joseph Blatter non ha rispettato il cerimoniale e ha delegato il presidente della Uefa, Johanson, a consegnare la Coppa a Cannavaro? Non si può ipotizzare neanche un improvviso malore perchè l’ultima immagine che abbiamo del presidente della Fifa, in mondovisione, è mentre balla in tribuna con un’affascinante signora bionda. Poi la misteriosa fuga.

Che Blatter non ami molto il calcio italiano lo aveva fatto capire in maniera abbastanza esplicita in più occasioni alla vigilia di questo mondiale, ma defilarsi dal suo ruolo nel momento più solenne della manifestazione è apparso uno sgarbo veramente grande. Attendiamo una giustificazione ufficiale prima di esprimere giudizi in merito.”

 

(http://www.kataweb.it/sport/sportdetail.jsp?extra=true&idCategory=5687&idContent=1635354&serie=)

 

Al momento della premiazione io me n’ero accorta. Ho provato a dirlo a Lele:

“Vedi? ‘Un c’è Blatter!”

E lui m’ha fatto, saltellando e cantando: “E chi è Blatter?”

Alchè, ho capito che in quel momento ‘un gliene poteva importà di meno. Ma noi femminucce, che siamo attentine, e di molto pure, ci rendiamo conto di tante cose.

Sepp Blatter non stima - effettivamente - il nostro calcio. E credo si attenda verdetti esemplari dallo scandalo calcioscommesse.

Che tristezza.

 

Premesso che non ho mai capito il perché della responsabilità oggettiva di una squadra di calcio, va detto che (e lo dico da tifosa senese, quindi sopra le parti) se la Juventus l’è stata favorita per una, due o anche cinque partite, gli ultimi due campionati nazionali l’ha letteralmente dominati. E ‘un sarebbe successo proprio nulla, se anche avesse perso o pareggiato le partite sotto accusa. Ed anche questo l’è un fatto.

E poi, scusate, se vien provato che è stato Luciano Moggi a falsare il campionato per il proprio interesse personale, perché devono pagare dirigenza e tifosi? Ovvia, qualcuno me lo spieghi, perché davvero ‘un lo capisco e probabilmente ‘un lo capirò mai.

 

Godiamoci la vittoria nel Mondiale, ma pensiamo anche a come questi ragazzi che sono andati a combattere contro tutto e contro tutti han giocato un calcio vero, pulito ed onesto.

E per quel che hanno fatto vedere, in nome di tutti gli sportivi d’Italia, li ringraziamo e speriamo che il calcio nazionale riparta da qui.

Nel cestino devono finirci i soli soggetti corrotti ed i corruttori. La ci penserà la giustizia ordinaria.

Quella sportiva deve solo inchinarsi di fronte ai fatti.

 

Gran parte della Nazionale ha rappresentanti nelle squadre sotto accusa. Ma nessuno s’è mai sognato di dire che la loro impresa di iersera fosse posticcia.

Sono campioni veri, così come sono vere le società costrette a pagare per gli errori di pochi.

Si vòle giustizia? Che ci pensino codice civile e penale, ma per i singoli.

Il calcio nostrano ha dimostrato d’essere favoloso, contro tutto e contro tutti.

Siamo campioni del mondo, ora più che mai!

 

Una notizia incoraggiante, prima dei saluti finali.

Gianluca Pessotto, dopo un lieve peggioramento, si sta riprendendo.

Abbiamo deciso di dedicargli questo grande racconto di Germania 2006, unendo questa dedica a quella della Lexi Amberson, che questo lavoro ce lo ha ispirato.

L’augurio che facciamo a Pessotto l’è quello di rimettersi presto in forma, come per il calcio italiano.

Perché tornino nuovamente i sorrisi in codesto Paese, che l’è il più speranzoso del mondo!

 

Dovrei - a questo punto - fare i saluti finali. Ma ‘un son capace, senza commuovermi.

E dato che le lacrime ‘un si vedono (per fortuna) in uno scritto, forse l’è meglio così.

L’è nato per gioco, il Blog Mondiale. L’è divenuto un vero e proprio libro, come fosse stata una favola da raccontare, in futuro, a’ nostri figlioli.

Ma questa, bellini, ‘un è una storia di fantasia.

L’è stata una splendida realtà.

 

Grazie a Giorgione, quasi insuperabile nei commenti tecnici (come nella flemma: o ti svegli, un giorno o l’altro, bellino? Scherzo, dai...) e grazie mille anche a Lele, che ha trasformato quest’appuntamento col calcio in un piacevole passatempo letterario.

La ti si vòl bene e ti si stima tanto.

 

Di più non riesco a scrivere, perché altrimenti divento davvero retorica. E per come sono fatta, sarebbe una novità.

Un’ultima cosa, che nasce dal cuore:

Azzurri, vi voglio bene!

 

Betta

 


 

10 luglio 2006

 

IL GIORNO DOPO IL TRIONFO: IL CIELO SOPRA BERLINO S'E' TINTO D'AZZURRO

 

Come quella che è giunta a Pratica di Mare, l’aeroporto militare nei pressi di Pomezia, a due passi dalla Capitale, dove sono arrivati gli Azzurri campioni del mondo, intorno alle 18.40 di oggi.

La festa è stata grande, come pure il trionfo che sarà celebrato - alla maniera dei condottieri vincitori nell’antica Roma - tra le vie del centro storico, dopo il saluto a Palazzo Chigi.

 

Eroi. Eroi moderni di questa nazione fino a ieri un po’ smarrita e che da oggi speriamo di ritrovare in fretta.

Sarà questo nuovo ed importantissimo successo sportivo a regalare quel pizzico di speranza in grado di migliorare -- seppur di poco - le nostre vite.

 

Vado a gustarmi la festa. Ma non prima di aver ringraziato tutti.

Tutti quanti, non solo i miei compagni d’avventura, Betta e Giorgio.

Ringrazio i lettori di questo Blog, come pure Lexi Amberson, che ha ispirato questo lavoro.

Faccio i miei migliori auguri di pronta guarigione a Gianluca Pessotto, che si sta lentamente ma progressivamente riprendendo.

 

Ringrazio i ventitrè eroi della Nazionale. Quelli che hanno giocato e coloro che sono rimasti in panchina, a sostenere gli undici in campo di volta in volta.

Ringrazio Marcello Lippi, che da ieri sera entra nella grande leggenda azzurra, al pari di Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot.

 

Ringrazio i miei connazionali, che - come noi tre - hanno creduto fin dal primo giorno nella realizzazione di quest’impresa sportiva, anche quando le prestazioni non sono state esaltanti (contro gli USA e l’Australia), fino ad esplodere di gioia ieri sera, quando le gente s’è riversata nelle strade per celebrare il trionfo, ancor prima che i nostri moderni eroi giungessero nuovamente in Italia con la grande Coppa.

 

Mi piace chiuderlo così, questo Blog. Con il sapore della vittoria e la speranza di replicare il trionfo tra quattro anni, quando il palcoscenico mondiale si sposterà in Sudafrica e ci vedrà detentori del titolo mondiale.

 

Ancora una volta, con l’orgoglio di essere Italiani, con il tricolore nel cuore e l’augurio di un domani sempre più sereno:

Forza Azzurri!

 

Gabriele

 

 

Torna alla Copertina